Ecco gli smartphone a misura di blockchain (si possono acquistare solo con le criptovalute)

Articolo
Domenico Salerno

Visto il successo che la blockchain ha raggiunto in tutti i settori industriali negli ultimi due anni, era solo questione di tempo prima che i colossi dell’informatica cominciassero a sviluppare devices appositi per l’utilizzo di questa tecnologia. La prima azienda a commercializzare uno smartphone concepito appositamente per la Distributed Ledger Technology sarà HTC. Lo scorso maggio la multinazionale di Taiwan ha presentato il suo Exodus 1, il primo “blockchain phone” al mondo e questa settimana ne è iniziata ufficialmente la prevendita.

Una delle peculiarità più importanti di questo smartphone è legata proprio al suo acquisto: è infatti possibile pagare il dispositivo esclusivamente in criptovalute. Per prenotare un Exodus 1 oggi bisogna sborsare 0,15 BitCoin o 4,78 Ethereum. Una situazione quanto mai singolare considerando la volatilità che contraddistingue la quotazione delle due più importanti valute digitali. Ad oggi lo smartphone costerebbe circa 850 euro (0,15 BitCoin=852,9€; 4,78 Ethereum=850,4€) ma se il valore delle criptovalute subisse un periodo altalenante, simile a quello che si è verificato tra fine 2017 e inizio 2018 in cui il BitCoin era arrivato a valere circa 20 mila dollari per poi cadere in picchiata e assestarsi sui circa 6 mila, la società potrebbe essere esposta a un rischio finanziario non indifferente.

Dal punto di vista delle caratteristiche tecniche la HTC ha deciso di dotare l’Exodus 1 di un processore Qualcomm Snapdragon 845 e di 6 GB di Ram DDR4. Il sistema operativo utilizzato dallo smartphone sarà l’Android Oreo (8.0) opportunamente personalizzato per gli utilizzi legati alla blockchain. Nel telefono è inoltre presente un wallet, che custodisce le chiavi private dell’utente, utilizzabile con le criptovalute più importanti e sviluppato in un’area del device isolata dal sistema operativo e quindi teoricamente più sicura. L’Exodus 1 però resta sempre uno smartphone quindi soggetto al rischio di smarrimento, ma i tecnici HTC hanno cercato di ovviare anche a questo problema, chi dovesse perdere il dispositivo potrà infatti recuperare le proprie chiavi d’accesso sfruttando la funzionalità Social Key Recovery. Sarà possibile infatti, tramite un App sviluppata dall’azienda, suddividere la propria chiave in partizioni che verranno conservate su dispositivi di soggetti che l’utente segnala come affidabili e che permetteranno allo stesso di risalire al codice originale riunificando le parti.

L’Exodus 1 è stato sviluppato appositamente per utilizzare le dApp (applicazioni decentralizzate) che, a differenza delle App tradizionali, non funzionano grazie a un unico server centrale ma si appoggiano a un network decentralizzato peer-to-peer. Ovvero la blockchain.

Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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