Il problema delle liste d’attesa secondo il rapporto Aiop 2018

Articolo
Cinzia Aru

Il sedicesimo rapporto annuale “Ospedali & Salute 2018” – promosso dall’Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop) e presentato in Senato il 16 gennaio 2019 – mostra le criticità dovute alle lunghe liste d’attesa a cui devono far fronte, non di rado, i cittadini.

Dal rapporto emerge che 15,6 milioni di persone (il 30,7% della popolazione adulta) sono state inserite in lista d’attesa per analisi di laboratorio, accertamenti diagnostici, visite specialistiche e piccoli interventi ambulatoriali. Sono 4 milioni invece – pari all’8% della popolazione – i cittadini i cui nomi compaiono nelle lista d’attesa in vista di un ricovero ospedaliero.

In particolare:

  • Le liste d’attesa oltre i 60 giorni e fino a 120 o più hanno interessato: il 35,6% degli utenti per visite specialistiche, 31,1% per piccoli interventi ambulatoriali, il 22,7% per accertamenti diagnostici, il 3,1% per analisi di laboratorio.
  • Le liste d’attesa oltre i 30 e fino ai 60 giorni hanno interessato: il 22,6% degli utenti per visite specialistiche, l’8,6% per piccoli interventi ambulatoriali, il 20% per accertamenti diagnostici, il 6,7% per analisi di laboratorio.

Inoltre il 15% dei cittadini che necessitavano di un ricovero ospedaliero per cure e/o interventi seri o gravi ha dovuto attendere tra i 60 e i 120 giorni o più per accedere alle strutture pubbliche, contro il 6,3% di coloro che sono ricorsi alle strutture private accreditate. In caso di ricoveri o cure di tipo leggero le percentuali aumentano toccando, rispettivamente, il 22,3 e il 15,1%. Il 18,3% degli utenti ha invece atteso tra i 30 e i 60 giorni per gli interventi gravi effettuati presso strutture pubbliche, contro il 16,9% delle strutture private accreditate.

Riportiamo infine alcuni dati relativi agli ingressi al Pronto Soccorso negli ultimi 12 mesi. In particolare il 28,7% della popolazione adulta (14,5 milioni di persone) ha usufruito di questo servizio recandosi in un ospedale pubblico (21,4% dei casi), in un ospedale privato accreditato (4,1%) o in una clinica privata a pagamento (3,2%), anche se con possibile sovrapposizione tra queste strutture. A proposito dei tempi d’attesa in caso di pronto soccorso il rapporto AIOP evidenzia inoltre come “l’attesa più lunga prima di essere visitati (oltre le 3 ore e fino a 10 ore (talvolta compresa la notte) ha interessato il 20,7% degli intervistati, mentre si è aggiunta una successiva lunga attesa al fine di completare gli esami integrativi ritenuti necessari: in questo caso si è aspettato oltre le 3 fino a 10 ore e oltre da parte del 39,5% delle persone”.[1]

Si tratta di dati importanti in quanto non solo i tempi d’attesa possono spingere il cittadino a recarsi in un ospedale privato, ma anche a usare impropriamente il pronto soccorso. Un italiano su tre, tra chi ha avuto un’esperienza di liste d’attesa e/o di pronto soccorso si dichiara insoddisfatto dei servizi offerti dal proprio Servizio sanitario regionale, in particolare degli ospedali pubblici (32,6%), delle strutture delle Asl (28,6%), degli ospedali privati accreditati (18,3%) e delle cliniche a pagamento (14,3%).

Il problema delle liste d’attesa risulta dunque molto preoccupante: a tal proposito, l’80% degli utenti suggerisce di aumentare gli orari di apertura degli ambulatori di medicina generale[2] e oltre il 53,4% degli intervistati sarebbe invece disposto a pagare un ticket più alto.

[1] 16° Rapporto Annuale “Ospedali & Salute/2018”, Sintesi

[2] Aboutpharma, “Sanità pubblica “intasata”: anche gli ospedali privati chiedono una nuova governance”, 16 gennaio 2019

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