Come funziona e a chi conviene il riscatto agevolato della laurea

Articolo
Gaia Del Pup

Nella bozza del decreto legge su reddito di cittadinanza e pensioni è stata inserita una norma che prevede la possibilità di riscatto degli anni del corso di laurea a condizioni agevolate. Lo scopo è di favorire la fascia di lavoratori, non più neolaureati ma in condizioni di lavoro precarie, affinché possano colmare i vuoti contributivi allo stesso costo previsto per chi è ancora inoccupato. Inizialmente era stato fissato un tetto massimo di età pari a 45 anni per poter usufruire del servizio agevolato ma durante l’iter parlamentare di conversione del decreto potrebbe venire esteso fino ai 50. Rimane invece la limitazione per chi si voglia avvalere del cosiddetto riscatto “light”: dovrà aver iniziato a lavorare e a versare contributi dopo il 1996.

QUANTO SI RISPARMIA

Il fulcro della previsione contenuta nel decreto legge risiede nell’importo da pagare per ogni anno che si vuole riscattare. La somma viene calcolata in base al minimo imponibile previsto dalla gestione INPS artigiani e commercianti (per il 2018 era pari a 15.710 euro) applicandovi l’aliquota previdenziale. L’onere di riscatto, così calcolato, corrisponde a 5241,30 euro annui. Le modalità di calcolo sono le stesse che vengono applicate nel caso in cui il soggetto sia inoccupato.

L’importo agevolato, da versare per ogni anno che si vuole riscattare, non risulta conveniente per i giovani neolaureati, che già pagherebbero questa cifra, ma comporta una riduzione notevole per chi oggi ha uno stipendio più alto. Infatti, attualmente, il calcolo viene effettuato sulla base dell’ultimo reddito imponibile, applicando un’aliquota del 33%: ad esempio, con uno stipendio annuo di 35.000 euro l’importo da pagare sarebbe pari a 11.550 euro. Indipendente dal reddito e dalla retribuzione, la misura consente di riscattare un corso di laurea magistrale per circa 25.000 euro. E’ prevista inoltre la possibilità di detrarre dalle tasse il 50% di quanto versato, arrivando così a uno sconto di quasi il 60%. E ciò ovviamente fa aumentare la convenienza del provvedimento per chi hi abbia un reddito più alto. Sul sito dell’Inps, comunque, è possibile effettuare una simulazione (a questo link).

I PERIODI RISCATTABILI

Il requisito fondamentale per poter chiedere il riscatto è il conseguimento del diploma di laurea. Chi abbia seguito un corso di studi universitario senza concluderlo non potrà, di conseguenza, usufruire del servizio. Come riportato sul sito dell’Inps, i titoli per i quali è possibile chiedere il riscatto sono:

  • i diplomi universitari, i cui corsi non siano stati di durata inferiore a due e superiore a tre anni;
  • i diplomi di laurea i cui corsi non siano stati di durata inferiore a quattro e superiore a sei anni;
  • i diplomi di specializzazione conseguiti successivamente alla laurea e al termine di un corso di durata non inferiore a due anni;
  • i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge;
    i titoli accademici introdotti dal decreto 3 novembre 1999, n. 509 ovvero Laurea (L), al termine di un corso di durata triennale e Laurea Specialistica (LS), al termine di un corso di durata biennale propedeutico alla laurea.

Non si potranno invece riscattare:

  • i periodi di iscrizione fuori corso
  • i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa o da riscatto che sia non solo presso il fondo cui è diretta la domanda stessa, ma anche negli altri regimi previdenziali richiamati dall’articolo 2, comma 1, decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184.

Il governo sembra intenzionato a estendere la possibilità di usufruire di questa agevolazione, durante l’iter di conversione del decreto, tramite l’innalzamento del limite di età. Il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia – che, assieme al sottosegretario al lavoro Claudio Durigon, ha lavorato al decreto – ha affermato che, se sono possibili delle migliorie, verranno sicuramente apportate durante l’esame parlamentare.

I VANTAGGI TEMPORALI

Il riscatto agevolato comporta dei vantaggi anche dal punto di vista temporale: a fronte di un costo ridotto per la conversione degli anni di studio in anzianità contributiva, la norma favorisce l’avvicinamento dell’età pensionabile. Il vantaggio consiste nel guadagnare tempo per raggiungere anticipatamente il requisito (a prescindere dall’età) per la pensione anticipata, cioè 42 anni e 10 mesi di contribuzione. Se inizialmente pareva che l’efficacia si limitasse ad un vantaggio in termini di tempo, adesso pare certo che influirà anche sul calcolo dell’assegno pensionistico. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha affermato che, trattandosi del sistema contributivo, le somme che verranno corrisposte incideranno sul calcolo finale della pensione.

LE LIMITAZIONI

Il cosiddetto riscatto “light” potrebbe ancora subire delle modifiche durante l’esame in parlamento nei prossimi 60 giorni. L’agevolazione, contenuta nel decreto legge, prevede che ne possano beneficiare tutti i soggetti che abbiano meno di 45 anni di età, limite che verrà probabilmente esteso a 50, e a condizione che i periodi da riscattare siano successivi al 31 dicembre 1995. Questi due limiti sono stati posti per far sì che gli interessati ricadano quasi interamente nel sistema contributivo scattato il 1° gennaio 1996. Chi ha iniziato a lavorare prima di quella data potrà comunque chiedere il riscatto agevolato per gli anni successivi mentre potrà avvalersi delle condizioni ordinarie per il periodo precedente. L’introduzione del vincolo di età deriva dall’intento di impedire un accesso massivo alla pensione tramite la cosiddetta “quota 100” che prevede come requisiti 62 anni di età e 38 di contributi versati.

3 Commenti

  1. Grazie per l’articolo! Si sa già se il procedimento è di competenza dell’INPS o anche delle Casse di previdenza dei professionisti?

    • Credo che l’INPS non avrà la gestione esclusiva del servizio perché l’articolo 20 del decreto al punto 5, dove prevede la possibilità di rateizzare l’onore, stabilisce che “il versamento dell’onere può essere effettuato ai regimi previdenziali di appartenenza“.

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