Disturbi alimentari, dalla necessità di una diagnosi precoce ai numeri in Italia

Articolo
Cinzia Aru

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione costituiscono ormai un problema rilevante per la sanità pubblica. Lo ha riconosciuto anche il ministro della Salute Giulia Grillo che, durante il workshop “Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla. Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione” che si è svolto a Roma lo scorso 15 marzo, ha sottolineato l’obiettivo di lavorare “per sopperire alla carenza di strutture a livello territoriale“. “La presa in carico riguarda soprattutto i giovanissimi“, ha affermato ancora Grillo che poi ha aggiunto “C’è una grande diffusione di queste patologie in particolare tra le ragazzine e, quindi, dobbiamo fare un focus specifico su questo punto“.

Anoressia e bulimia hanno registrato dati quasi allarmanti: è stato dimostrato un abbassamento dell’età dell’esordio, con maggior rischio di danni permanenti per la salute, dovuti in primis alla malnutrizione. L’incidenza stimata dell’anoressia nervosa è di 8-9 nuovi casi per 100.000 all’anno per le donne e 0,02-1,4 per gli uomini. I valori sono leggermente più alti nel caso della bulimia nervosa: per le donne sono almeno 12 i nuovi casi per 100.000 persone all’anno e 0,8 per gli uomini. Il ministero della Salute riporta che, secondo studi condotti su popolazioni cliniche, gli uomini rappresentano il 5-10% di tutti i casi di anoressia nervosa e il 10-15% di bulimia nervosa. Disturbi dell’alimentazione di questo genere si manifestano spesso tra i 15 e i 19 anni, ma aumentano sempre di più i casi di esordio precoce. Nell’anoressia nervosa il tasso di remissione è del 20-30% dopo 2-4 anni dall’esordio, 70-80% dopo 8 anni o più, mentre nel 20-10% dei casi può essere presente per tutta la vita.

I disturbi associati a queste patologie, sostanzialmente caratterizzate da una persistente alterazione del modo in cui ci si alimenta e da un alterato consumo o assorbimento del cibo, determinano un danneggiamento significativo della salute fisica o delle funzioni psicosociali di chi ne è affetto. A causa di una sottovalutazione della problematica si possono sviluppare problemi acuti e cronici: può risultare difficile individuare i primi sintomi e, frequentemente, chi ne è affetto tende a nascondere i comportamenti dovuti a queste malattie. Il ministero della Salute riporta inoltre che “molti di questi comportamenti, almeno in una fase iniziale, possono non evidenziarsi nello sfondo di una cultura ossessionata dalla magrezza e dalla dieta e può essere difficile per i genitori comprendere quando pensieri, comportamenti e scelte alimentari dei loro figli, stanno diventando pericolosi, mettendo così a rischio la salute fisica e mentale[1].”

Lo stesso ministero[2] indica la restrizione alimentare (saltare i pasti, eliminare certi cibi ecc…), l’esercizio fisico eccessivo, gli episodi di abbuffata, il vomito autoindotto, la preoccupazione per l’immagine corporea, la depressione, la tristezza, la rabbia, l’isolamento psicosociale, l’ansia e altri disturbi emotivi e psicologici come fattori da tenere in considerazione per individuare precocemente la possibile presenza di patologie legate alla nutrizione e all’alimentazione. Diffondere la conoscenza del comportamento legato a queste malattie, non di rado confuso come una scelta, consente di migliorarne la diagnosi, individuare precocemente chi ne è affetto e riportare verso la buona salute i casi sommersi.

[1] Ministero della Salute, sito web

[2] Ministero della Salute, Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, Raccomandazioni per familiari, marzo 2018

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