L’andamento dell’economia italiana e gli scenari internazionali secondo il centro studi di Confindustria

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Gaia Del Pup e Giulia Palocci

Il 2019 rischia di essere un anno a crescita zero per l’Italia. Almeno secondo le previsioni del centro studi di Confindustria esiste il pericolo concreto di recessione per il nostro Paese, anche a causa della congiuntura internazionale certo non favorevole. Attualmente il principale elemento positivo della nostra economia è l’export, per il quale ci si aspetta, rispetto ai numeri del 2019, una crescita di circa lo 0,8% per il 2020. L’aumento delle esportazioni accompagnerà anche un lieve incremento del prodotto interno lordo di circa lo 0,4%. Si tratta solo di alcuni dei dati emersi in occasione della presentazione del rapporto dal titolo “Dove va l’economia italiana e gli scenari geoeconomici” curato dal direttore del Centro studi di Confindustria Andrea Montanino.

I CONSUMI E GLI INVESTIMENTI

I consumi hanno iniziato a rallentare nella seconda metà dello scorso anno, con un forte impatto sul pil italiano di cui costituiscono il 60%. La propensione al risparmio ha influito anche sugli investimenti privati per i quali è prevista, per il 2019, una flessione negativa del 2,5% dovuta in parte anche alle difficili condizioni di accesso al credito. Secondo Confindustria, le aziende percepiscono maggiori difficoltà per via delle restrizioni presenti dal lato dell’offerta. Una speranza per l’aumento dei consumi potrebbe invece derivare dagli effetti di Quota 100 e soprattutto del Reddito di cittadinanza. Da questo punto di vista bisognerà però attendere di toccare con mano le conseguenze pratiche di questi due provvedimenti, fatti entrambi a deficit. I dubbi non mancano, nel breve periodo ma anche in un’ottica di medio-lungo termine. Sulla quale – ha affermato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia – occorre lavorare in via prioritaria: “Consapevoli della fase delicata che vive il Paese è necessario avere una visione di medio termine. Dobbiamo prefiggerci dei grandi obiettivi, avendo ben chiaro cosa vogliamo ottenere“.

L’EXPORT E L’INDICE DI RILEVANZA GEOECONOMICA

Inevitabile che il tessuto produttivo italiano risenta di ciò che accade fuori dai nostri confini, come emerge chiaramente dallo studio. Sotto questo profilo, il rapporto indica alcuni dei principali fattori che hanno influenzato negli ultimi mesi l’andamento dell’economia nel nostro Paese: in particolare, lo studio cita da questo punto di vista le politiche commerciali degli Stati Uniti e della Cina – e i dissidi sempre più evidenti che corrono sull’asse Washington-Pechino, lo stallo delle politiche europee e le tensioni in Medioriente. Tutte vicende che contribuiscono a creare un clima di incertezza a livello internazionale e che stanno determinando una contrazione generalizzata degli investimenti. A questo proposito il Centro studi di Confindustria ha elaborato un indice sintetico, l’Indice di rilevanza geoeconomica (Irg), per individuare i Paesi le cui scelte politiche ed economiche producono maggiori ripercussioni sull’economia dell’Italia. L’indice si basa su sei variabili: i legami finanziari, l’interscambio commerciale, i flussi di investimenti esteri, le importazioni di idrocarburi, la cooperazione in ambito tecnologico e la crescita del mercato di destinazione. Al primo posto si posizionano gli Stati Uniti che dominano la classifica soprattutto per la cooperazione con il nostro Paese in ambito tecnologico. Seguono la Francia, in cui predominano i legami finanziari, e la Germania, legata all’Italia da un solido interscambio commerciale. Subito dopo il podio, nelle prime dieci posizioni, il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Russia, la Cina, il Belgio, la Spagna e la Svizzera. In questo senso l’export sembra rappresentare uno dei principali elementi positivi della nostra economia: a tal proposito lo studio stima un aumento delle esportazioni pari al 2,6% nel 2019 e al 3,4% nel 2020.

LE PREVISIONI AL 2020

La nota più dolente del rapporto è rappresentata dalle aspettative di crescita per quest’anno che il centro studi di Confindustria ha rivisto ulteriormente al ribasso rispetto alle stime formulate qualche mese. A ottobre scorso si stimava una crescita dello 0,9% del prodotto interno lordo ma oggi la situazione è cambiata. E in peggio. Secondo l’associazione di rappresentanza dell’industria italiana, l’aspettativa di crescita per quest’anno è pari allo 0,0%. Tecnicamente parlando, stagnazione. E nel 2020 il quadro non è destinato a migliorare in modo rilevante come conferma il rapporto, per il quale il pil italiano l’anno prossimo crescerà solamente dello 0,4%.

I FATTORI DA TENERE SOTTO CONTROLLO

Inoltre lo studio coordinato da Montanino indica alcuni fattori internazionali da tenere sotto particolare osservazione nel 2019. A cominciare dalle evoluzioni politiche del Vecchio continente che sia per l’appuntamento elettorale di questa primavera, sia per le vicende inglesi legate alla Brexit potrebbero aprire a scenari inaspettati. Secondo il rapporto, l’Italia in questo contesto dovrebbe riuscire a ritagliarsi il ruolo di protagonista dell’integrazione e dimostrare di voler partecipare a pieno titolo al rafforzamento dell’Unione. E poi, ancora, il rischio che uno dei Paesi Ue precipiti in recessione: in questo senso Confindustria ha proposto, tra le altre misure, l’aumento degli investimenti pubblici a livello europeo e il completamento dell’Unione bancaria. Lo studio si focalizza, infine, anche sulla sempre incombente minaccia cybernetica che aleggia sullo scacchiere internazionale, i cui costi si stima arrivino a pesare per l’1,2% del pil mondiale nel 2030. A prescindere dalla Strategia europea per la cybersicurezza, l’Italia da questo punto di vista dovrebbe potenziare le sue competenze digitali (oggi è venticinquesima sui ventotto Paesi dell’Europa) per essere meno vulnerabile.

Public Affairs e Comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nata a Venezia nel 1986, lavora come istruttrice di vela durante gli anni del liceo e dell’università. Si laurea in giurisprudenza all’Università di Bologna con una tesi in diritto della navigazione.
Ufficio stampa e Comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nata a Roma nel 1992, Giulia Palocci si è laureata con il voto di 110 e lode in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’università Luiss Guido Carli con una tesi sul contrasto al finanziamento del terrorismo nei Paesi del Sud-est asiatico.

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