Blockchain, il punto sulla regolamentazione dei sistemi basati sui registri distribuiti

Articolo
Domenico Salerno

L’enorme diffusione della blockchain sta spingendo numerosi Stati a regolamentare questa tecnologia. Sempre più aziende e istituzioni stanno cominciando a utilizzare sistemi basati sui registri distribuiti (per non parlare dell’immenso mercato delle criptovalute) e, sebbene applicare leggi al mondo digitale sia una questione sempre piuttosto complessa, il fenomeno ha raggiunto una dimensione tale da non poter più essere ignorato.

Negli Stati Uniti, per esempio, sono state avanzate due proposte di intervento bipartisan. La prima è il “Virtual Currency Consumer Protection Act” che chiede alla Commodity Futures Trading Commission (Cftc) – deputata a regolamentare il mercato dei derivati – di analizzare l’effetto delle criptovalute sui prezzi di mercato e il loro impatto sull’economia. Il secondo è lo “US Virtual Currency Market and Regulatory Competitiveness Act” che incarica la stessa commissione di redigere uno studio comparativo con i Paesi esteri al fine di modificare la normativa nazionale in modo che non risulti punitiva per le imprese e che non freni l’innovazione.

In Europa uno degli Stati più all’avanguardia su questa tecnologia è senza dubbio la Svizzera. Il Paese elvetico è stato tra i primi a divulgare linee guida sulla gestione delle Ico permettendo così un inquadramento dal punto di vista giuridico di questi strumenti. Il presidente della Confederazione svizzera, in questa settimana, è intervenuto al CV Summit nella Crypto Valley di Zugo e ha affermato l’importanza di una chiara e semplice legislazione sulla blockchain. Intanto, il 22 marzo, il Consiglio federale elvetico ha avviato le consultazioni per l’adeguamento della legge sulle Distributed Ledger Technologies. Al secondo posto dopo la Svizzera c’è Malta. L’isola del mediterraneo è la prima giurisdizione che ha adottato un framework normativo specifico per la blockchain. Per questo motivo è diventata un hub di innovazione in questo settore.

Per quanto riguarda l’Italia, anche se in leggero ritardo, si cominciano a fare i primi passi sulla questione. Il mese scorso, a seguito della conversione in legge del Decreto semplificazioni, le tecnologie basate sui registri distribuiti e gli smart contract sono finalmente entrate nel nostro ordinamento demandando all’Agenzia per l’Italia Digitale l’individuazione degli standard tecnici che questi strumenti debbano possedere per avere valore giuridico. Infine è interessante citare il caso di San Marino che ha recentemente emanato il “Decreto Delegato Blockchain”. Questo atto, oltre a regolamentare l’emissione e la commercializzazione di token, ne disciplina anche il regime fiscale: tutti i ricavi delle operazioni effettuate con i token saranno esentasse nel territorio della Repubblica mentre saranno soggetti a tassazione del Paese di destinazione. Tramite l’applicazione di questa normativa il governo di San Marino spera di trasformare il Paese in un importante centro tecnologico e di attrarre investimenti e start-up.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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