C’era una volta la propensione al risparmio degli italiani

Articolo
Eleonora Mazzoni

Pubblicato nei giorni scorsi dall’Istat il comunicato stampa sul conto trimestrale delle pubbliche amministrazioni, sul reddito e il risparmio delle famiglie e sui profitti delle società nel quarto trimestre 2018. Alla luce delle ultime notizie sull’andamento dell’economia nazionale, che vedono nel quarto trimestre 2018 una riduzione del pil pari allo 0,2% rispetto al trimestre precedente (che già segnava una riduzione pari allo 0,3% rispetto al secondo trimestre 2018), è interessante osservare come la nota Istat ci informi, nello stesso periodo, di una riduzione del reddito disponibile delle famiglie consumatrici che si riporta sul livello registrato all’inizio dell’anno.

Ciononostante le famiglie hanno conservato una dinamica espansiva dei consumi, alimentata da una nuova diminuzione della propensione al risparmio, scesa a un livello vicino al minimo registrato un anno e mezzo prima. Nel quarto trimestre 2018 il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici si è ridotto invece dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, con una contestuale riduzione del potere d’acquisto pari allo 0,5. La propensione al risparmio allo stesso tempo ha subito una riduzione di 0,6 punti percentuali su base trimestrale. Quest’effetto non è sintomo di un miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, ma piuttosto deriva da una crescita della spesa per consumi finali avvenuta però contestualmente a una riduzione del reddito lordo disponibile. In estrema sintesi, in una condizione di riduzione congiunturale del reddito lordo si sostituisce un maggiore consumo con un minore risparmio.

Le conseguenze sugli investimenti non sono evidenti e il tasso di investimento delle famiglie consumatrici nel quarto trimestre del 2018 è rimasto invariato rispetto a quello precedente. La raccolta di indicatori relativi alla congiuntura economica dell’Istat scatta una fotografia più aggiornata dell’andamento percepito da consumatori e imprese nel nostro Paese e permette di anticipare la dinamica dei dati macroeconomici reali, ancora non disponibili. L’indice di fiducia dei consumatori si è ridotto sia a febbraio (-1,2%) che a marzo (-1,1%), dopo un iniziale miglioramento registrato all’inizio dell’anno nuovo. In miglioramento è invece l’indice di fiducia delle imprese che solo nel mese di marzo torna a crescere (+1,0%) dopo otto mesi consecutivi di riduzione. A febbraio è calato però anche il numero gli occupati (-0,1%) dopo la crescita stagnante e vicina allo zero registrata nel secondo semestre del 2018 e nel primo mese del 2019.

Secondo l’Istat, il peggioramento dell’indice di fiducia dei consumatori riflette il deterioramento di tutte le sue componenti anche se sono il clima economico e quello corrente a registrare le flessioni più marcate mentre riduzioni meno significative riguardano il clima personale e, soprattutto, le aspettative future. Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia aumenta nei settore dei servizi e delle costruzioni mentre rimane stabile nel commercio al dettaglio e, viceversa, diminuisce se si considera separatamente il comparto manifatturiero. Nella manifattura a pesare sull’andamento del clima di fiducia è il peggioramento per il terzo mese consecutivo delle attese sulla produzione che si verifica congiuntamente alla riduzione del saldo relativo alle scorte di magazzino. Anche i giudizi sul livello degli ordini si deteriorano rispetto al mese scorso, importante indicatore anticipatore della dinamica economica di breve termine. Nel settore delle costruzioni la dinamica estremamente positiva dell’indice riflette invece il miglioramento dei giudizi sul livello degli ordini e un netto miglioramento delle aspettative sull’occupazione diffuso a tutti i settori che ne fanno parte (costruzione di edifici, ingegneria civile, lavori di costruzione specializzati).

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