RAEE, ecco il banco di prova per l’economia circolare

Articolo
Michele Masulli

Nonostante costituiscano una piccola quota, in termini di volumi, sulla quantità complessiva, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) rappresentano un banco di prova importante per l’adozione di modelli di produzione e consumo sostenibili, ispirati ai principi dell’economia circolare. Se ne è discusso nella Tavola rotonda “La gestione dei RAEE e le sfide dell’economia circolare” che si è svolta mercoledì 10 aprile scorso nella sede dell’Istituto per la Competitività (I-Com) i, piazza Santi Apostoli a Roma.

La produzione di RAEE cresce in maniera consistente a livello globale, con proiezioni che stimano un aumento pari al 3,4% nel prossimo futuro, dovuto alla dinamicità del mercato dell’elettronica di consumo, all’uscita dal mercato dei dispositivi più datati e all’obsolescenza naturale o, da ultimo, programmata. Si riscontra, inoltre, nei Paesi sviluppati, una ripresa del mercato dei grandi elettrodomestici bianchi, parte consistente del mercato del RAEE. Per i loro legami con il comparto edilizio, tali dispositivi si possono considerare anche un indicatore dell’andamento dell’economia. Un elemento notevole di criticità è connesso alla presenza nei RAEE di materiali e componenti che, se non gestiti correttamente, generano un considerevole impatto negativo sull’ambiente e sulla salute. Non è un caso che nella lista delle 27 materie prime critiche elaborata dalla Commissione europea, 16 siano riscontrabili nei RAEE. A proposito, inoltre, a livello globale solo il 20% circa dei RAEE viene gestito in maniera opportuna. D’altra parte, i RAEE contengono un quantitativo non trascurabile di risorse preziose: il valore estraibile da una gestione corretta dei rifiuti elettronici è stimabile, su scala mondiale, intorno ai 55 miliardi di dollari nel 2016. Sono cifre, come accennato, che fanno dei RAEE un candidato naturale per la valorizzazione di opportunità derivanti dall’implementazione di sistemi di produzione e consumo basati sui criteri dell’economia circolare.

L’Unione europea ha acceso i i riflettori sul settore dei RAEE con la direttiva numero 19 del 2012, che riprende i principi della Responsabilità Estesa del Produttore e definisce obiettivi di raccolta a breve e a medio termine, cioè al 2016 e al 2019. Il recepimento della direttiva negli Stati membri ha dato vita a effetti variegati, sia in termini di modello di governance che per i risultati conseguiti. L’Italia ha adottato un sistema, semplificabile nello schema della Clearing House, fondato sulla presenza di differenti attori (i sistemi collettivi a cui aderiscono i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche) al cui vertice c’è un Centro di coordinamento, che rappresenta un caso studio di un certo interesse a livello continentale. Le statistiche ufficiali, tuttavia, rivelano criticità nella quantità di RAEE raccolta in Italia, se comparata con i principali Paesi europei. Anche il tasso di crescita di questo indicatore risulta inferiore a quello presentato da altri Stati membri. Ciononostante, si riscontra allo stesso tempo un divario tra il quantitativo di apparecchiature immesse annualmente sul mercato italiano (circa 15 kg per abitante) rispetto alla media europea (20 kg abitante).

Affrontare in maniera integrata le questioni relative a un governo sostenibile dei RAEE richiede un impegno di tutti gli attori del sistema articolato su più piani, in primis a livello globale, e attraverso numerosi anelli di congiunzione. Dall’eco-design alla standardizzazione dei prodotti su ampia scala, dall’efficientamento dei sistemi di raccolta e trattamento all’innovazione dei modelli di consumo fino alla produzione legislativa, sono tanti gli aspetti su cui intervenire. In Italia, ad esempio, è richiesta da molte parti l’approvazione del decreto ministeriale sulla qualità del trattamento, così come chiarimenti che favoriscano una transizione efficace al sistema “open scope”. Risulta necessario, inoltre, contrastare i traffici illegali di RAEE, pure a livello transnazionale, e quella “zona grigia”, che, anche grazie alle potenzialità del commercio online, non garantisce la trasparenza della filiera e adeguati controlli. Si segnalano, poi, evidenti divari regionali sul quantitativo di RAEE raccolti, in parte motivati da un’ampia diversità nella pervasività dei centri di raccolta rispetto al numero di abitanti, legata anche a difficoltà da parte dei comuni nel garantire il servizio. Sono necessarie, infine, iniziative di informazione del consumatore. Quanti, ad esempio, conoscono la possibilità di consegna di RAEE nei grandi esercizi commerciali e dei criteri “1 contro 1” e “1 contro 0”? Se negli ultimi anni si è diffusa una certa sensibilità nella gestione dei grandi elettrodomestici, il trattamento dei piccoli RAEE risulta ancora poco consapevole.

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