Istruzione, l’Italia arranca (mentre l’Europa migliora). I dati Eurostat

Articolo
Michele Masulli
Istruzione

Giungono da Bruxelles risultati confortanti sul raggiungimento degli obiettivi della Strategia Europa 2020 in merito all’istruzione e alla formazione. L’Eurostat ha sottolineato come sia stato conseguito il target riguardante la quota di persone tra i 30 e i 34 anni che hanno completato un corso di istruzione terziaria e si è vicini ad ottenere l’obiettivo riguardante l’abbandono scolastico. Nello specifico, la strategia Europa 2020 si prefigge di raggiungere una percentuale di almeno il 40% di persone tra i 30 e i 34 che al 2020 abbiano completato l’educazione terziaria. Dai dati Eurostat risulta che l’obiettivo sia stato raggiunto nel 2018, quando è stato raggiunto un livello pari a 40,7%.

A partire dal 2002, quando si registrava un valore pari al 23,6%, si è verificato un incremento costante e molto più rilevante per le donne (che nel 2002 si attestavano al 24,5 e nel 2018 risultano al 45,8%) che per gli uomini (che sono passati dal 22,6% al 35,7% nel periodo considerato). Pertanto, le donne sono sopra l’obiettivo previsto dalla Strategia Europa 2020, gli uomini, al contrario, si posizionano al di sotto. La quota di persone tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato precocemente percorsi di istruzione e formazione si è ridotta in modo consistente, passando dal 17% del 2002 al 10,6% del 2018. L’obiettivo europeo è di portare questo tasso sotto il 10% entro il 2020. Si è prossimi, quindi, al risultato. Anche in questo caso, le donne ottengono risultati migliori rispetto agli uomini.

La quota di giovani donne che nell’Unione abbandonano precocemente i corsi di studio è pari all’8,9%, contro il 12,2 degli uomini. Se in ogni Stato membro, a partire dal 2002, la quota di persone tra i 30 e i 34 ad aver conseguito un livello terziario di istruzione è aumentata, la percentuale di quanti hanno ottenuto questo risultato varia molto da Stato a Stato. Le percentuali più alte si riscontrano in Lituania e Cipro, con rispettivamente il 57,6 e il 57,1%, seguiti da Irlanda (56,3%), Lussemburgo (56,2%) e Svezia (52%). Al contrario, fanalini di coda nella classifica europea troviamo la Romania (24,6%) e l’Italia (27,8%). Sono 16, inoltre, i Paesi dell’Ue che hanno già conseguito i loro obiettivi nazionali al 2020 per questo indicatore. Si tratta di Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Slovenia, Finlandia e Svezia. Per tutti gli Stati membri è valida la considerazione per cui le donne raggiungono livelli di istruzione terziaria superiori rispetto agli uomini.

Se guardiamo, invece, all’obiettivo riguardante l’abbandono scolastico, dai dati Eurostat emerge come, rispetto al 2006, la quota di abbandono precoce sia diminuita in tutti gli Stati membri, ad eccezione della Repubblica Ceca (dove è cresciuta dal 5,1 al 6,2%), della Slovacchia (dove è passata dal 6,6 all’8,6%) e della Svezia (dall’8,6 al 9,3%). Le quote più basse si registrano in Croazia e Slovenia, dove rispettivamente si attestano al 3,3 e al 4,2%. Seguono Lituania (4,6%), Grecia (4,7%), Polonia (4,8%) e Irlanda (5%). Al contrario, ad abbandonare più frequentemente il sistema di istruzione sono i giovani di Spagna (17,9%), Malta (17,5%) e Romania (16,4%) e Italia (14,5%). In questo caso, sono 13 gli Stati europei ad aver già conseguito il loro obiettivo nazionale al 2020, tra cui l’Italia, che si proponeva di raggiungere il 16%, a partire dal 20,4% del 2006. Anche in questo caso, le donne presentano performance scolastiche migliori. Nello specifico, mostrano quote più basse di abbandono scolastico in tutti gli Stati membri, eccetto Bulgaria e Slovacchia.

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