Ecco come la blockchain si affranca dal BitCoin

Articolo
Domenico Salerno
europa

La diffusione dirompente che ha avuto la tecnologia blockchain negli ultimi anni è dovuta principalmente al cambio di paradigma che rappresenta. L’eliminazione delle autorità di controllo centrali a fronte di una distribuzione delle responsabilità tra gli utenti è sicuramente una rivoluzione. La nostra stessa società si fonda sull’assunto che la presenza di un soggetto che funge da regolatore e da arbitro delle controversie, ad esempio lo Stato, sia necessaria per garantire il funzionamento corretto delle attività. La comparsa circa dieci anni fa della prima criptovaluta, il BitCoin, ha però dimostrato che un sistema ben strutturato e basato sulla fiducia tra gli utenti è in grado di sopravvivere e di prosperare anche senza la presenza di autorità di controllo. La blockchain di BitCoin ha fatto sì che ogni soggetto, nel suo piccolo, diventasse responsabile di una parte del sistema e che con l’aumentare del numero di utenti coinvolti crescesse anche la sicurezza della rete.

L’immutabilità della blockchain deriva proprio dal fatto che, per modificare la catena, un soggetto ha la necessità di ottenere l’autorizzazione della maggioranza degli utenti della rete. Nel corso degli anni la blockchain si è affrancata sempre di più dalle criptovalute e ha cominciato a essere considerata uno strumento autonomo estremamente appetibile anche per applicazioni diverse dallo scopo originale. Numerosi soggetti pubblici e privati stanno infatti iniziando a sperimentare sistemi basati sui registri distribuiti per gli utilizzi più disparati (come descritto da noi in numerosi articoli). Le blockchain utilizzate da istituzioni e aziende sono però spesso molto diverse da quella creata originariamente per i BitCoin.

Quello usato dalla criptovaluta è un registro permissionless, ovvero chiunque desideri può accedere alla rete e aggiungere nuovi blocchi alla catena. Per questo motivo la blockchain di BitCoin viene definita “a prova di censura”. Quelle che stanno diventando sempre più popolari oggi sono invece le blockchain permissioned. Potremmo definire questo tipo di registri un ibrido tra la blockchain originale e i sistemi regolati da autorità centrali. Anche se conservano le caratteristiche di base le permissioned chain non permettono a chiunque di accedere alle informazioni e di modificare la catena ma solo a soggetti preventivamente autorizzati.

Non è difficile comprendere il perché le aziende siano particolarmente interessate a questo tipo di registri. Per tracciare una supply chain, ad esempio, è importante che tutti gli utenti siano membri riconosciuti della filiera di un prodotto. Questa tipologia di blockchain, pur essendo considerata uno strumento valido, perde però la caratteristica di strumento autonomo e non condizionabile di cui abbiamo parlato all’inizio del capitolo. Nonostante ciò, è presumibile che la permissioned sia la tipologia di registro più diffusa nei prossimi anni perché più adatta agli utilizzi aziendali e istituzionali.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.