Anche l’Europa è alle prese con la blockchain. I principali progetti in corso

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Domenico Salerno
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Anche l’Europa si interessa alla blockchain. La catena a blocchi infatti sembra destinata a ricoprire un ruolo sempre più importante nelle pubbliche amministrazioni. L’Unione Europea è da sempre sostenitrice della ricerca e dell’innovazione in tutti i settori. Gli investimenti in ricerca infatti non sono mai fini a se stessi, piuttosto sono un motore di crescita culturale e sociale e aiutano gli Stati membri a mantenere un altissimo tasso di competitività a livello mondiale.

Una delle iniziative più note e più importanti a livello continentale è senza dubbio La European Blockchain Partnership, un progetto di collaborazione che fino a oggi ha raccolto la partecipazione di 29 Paesi – anche quelli non membri dell’Unione ma appartenenti allo Spazio economico europeo – e che mira allo scambio di esperienze e competenze al fine di creare uno standard tecnologico unico per tutta l’Europa. La European Blockchain Partnership ha inoltre il compito di identificare i servizi transfrontalieri digitali del settore pubblico che potrebbero essere implementati attraverso un’infrastruttura comune europea dei servizi blockchain attraverso un modello di governance condiviso.

Secondo gli obiettivi del partenariato lo sviluppo dell’infrastruttura inizierà quest’anno e permetterà di condividere in maniera sicura informazioni come, ad esempio, dati doganali e fiscali dell’Ue, documenti di audit di progetti finanziati, certificazioni transfrontaliere di diplomi, quelle sulle qualifiche professionali e le identità digitali (eIDAS).

Il My Health My Data (MHMD) e il DECODE sono solo due tra le applicazioni più interessanti di questa tecnologia che l’Ue contribuisce a sviluppare. Il primo è un sistema che permette la condivisione sicura di dati medici, utili ai fini della ricerca, tra ospedali e istituzioni europee. Questo progetto è stato finanziato tramite il programma Horizon 2020 e vede l’Italia partecipare in qualità di Paese coordinatore. Il secondo, DECODE, è invece un programma che sfrutta la blockchain come strumento di controllo sull’utilizzo dei dati personali digitali degli utenti. Anche in questo caso, determinante per la sua nascita è stato il contributo di Horizon2020 che ha permesso di stanziare ben cinque milioni di euro per il suo sviluppo.

Di notevole importanza è anche l’Osservatorio e Forum sulla blockchain, un network nato su iniziativa della Commissione europea con l’obiettivo di monitorare i progressi dei vari progetti attivi e formulare proposte su possibili iniziative future riguardo questa tecnologia.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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