Blockchain e identità digitali. Istruzioni per l’uso


Articolo
Domenico Salerno
identità

Il riconoscimento dell’identità degli individui è uno degli elementi alla base del funzionamento delle nostre società. Oggi utilizziamo una serie di documenti, come la carta d’identità o il passaporto, per dimostrare chi siamo e far valere i nostri diritti, ma con la migrazione della maggior parte delle nostre attività online è necessario implementare un sistema universale che permetta di garantire l’identità delle persone nel mondo digitale.

Uno dei maggiori problemi da superare (ne abbiamo parlato qui), oltre ai rischi derivanti dai cyber criminali, è che le informazioni digitali degli individui sono spesso conservate da terze parti (spesso soggetti privati) per scopi specifici, come i social network oppure i portali di pagamento digitale e i sistemi di home banking. Grazie all’utilizzo della blockchain sarebbe possibile creare un framework che riunisca tutte le identità appartenenti a un singolo individuo costituendo una sorta di identità sovrana decentralizzata (SSI). I sistemi di questo tipo puntano a ridare alla persona la sovranità sui dati che ha diffuso sulla rete e a ricongiungere tutti i brandelli di informazioni digitali sotto un identificativo univoco. Utilizzando delle credenziali verificabili rilasciate dalle autorità riconosciute, ad esempio i governi, gli utenti possono creare un profilo digitale a cui associare tutte le sotto identità sparse per il web.

Questa capacità di raccogliere e utilizzare i dati provenienti da una vasta gamma di fonti può aiutare gli utenti ad avere un maggior controllo su quali informazioni personali condividono e in quali contesti. Un sistema di questo tipo potrebbe persino aprire la porta a nuovi modelli di business, consentendo agli utenti di monetizzare i propri dati personali qualora desiderassero farlo. Anche se la blockchain non è necessaria per la creazione di un’unica identità digitale può essere un potente strumento nella gestione e nel controllo dei dati provenienti dalle diverse fonti. Questo, oltre che un beneficio per le persone, potrebbe essere un vantaggio anche per le aziende che avrebbero la certezza dell’identità dell’utente, riducendo notevolmente i rischi di frodi informatiche.

In Italia, ad esempio, è da tempo che le autorità pubbliche stanno promuovendo la diffusione dello SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), un sistema di autenticazione che permette a cittadini ed imprese di accedere ai servizi online della pubblica amministrazione e dei privati aderenti con un’identità digitale unica. Integrare l’identità certificata con le potenzialità offerte dalla blockchain potrebbe consentire alle pubbliche amministrazioni di tutelare meglio i diritti dei cittadini sulla rete e garantire una nuova gamma di servizi certificati agli utenti. La sfida da superare nel prossimo futuro sarà armonizzare questi sistemi innovativi con le regolamentazioni internazionali in materia di gestione dei dati personali (come il GDPR).

Direttore Area Digitale dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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