Patto per la salute, tutte le novità allo studio di ministero e regioni

Articolo
Eleonora Mazzoni
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2 miliardi di euro nel 2020 e 1,5 nel 2021 al Fondo sanitario nazionale (Fsn). E’ questa la bozza del nuovo Patto sulla salute su cui stanno lavorando i tecnici delle regioni e il ministro della Salute Giulia Grillo che ne hanno discusso giovedì 6 giugno. In base a questo schema, il fondo si ritroverebbe con 116,4 miliardi il prossimo anno e circa 118 nel 2021. Le somme, però, saranno devolute “salvo eventuali modifiche che si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e a variazioni del quadro macroeconomico“. Questa la clausola inserita all’articolo 1 della bozza del Patto.

La bozza del patto per salute prevede in tutto 19 articoli che intervengono in molti settori della sanità: garanzia dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e governance del Servizio sanitario nazionale (Ssn), piani di rientro aziendale, piani di riorganizzazione e riqualificazione del servizio sanitario regionale, risorse umane, mobilità, enti vigilati, governance farmaceutica e dei dispositivi medici, investimenti, reti di assistenza territoriale sociosanitaria e percorsi di cura, riordino dei fondi sanitari integrativi, dotazione di nuovi modelli previsionali Ict per l’anticipazione dei trend in atto del Servizio sanitario nazionale a favore della sostenibilità, introduzione di obiettivi legati alle attività di ricerca per i direttori da parte delle regioni, revisione della disciplina dei ticket e liste di attesa. Per molte di queste misure bisognerà ancora capire quali sono gli strumenti tecnici di attuazione.

Tra gli interventi previsti, il governo e le regioni si impegnano a superare le inefficienze territoriali e a favorire comportamenti improntati alla solidarietà e alla corresponsabilità nel perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, al fine di assicurare uniformità nell’erogazione dei Lea a tutti i cittadini. In questo senso si impegnano a utilizzare anche metodologie di Health technology assessment (Hta), attraverso un’integrazione delle diverse competenze delle direzioni del ministero, dell’Istituto superiore di sanità, dell’Aifa, dell’Agenas e della cabina di regia per l’Hta dei dispositivi medici all’interno di un unico processo di valutazione. L’obiettivo è misurare l’impatto attuale e previsionale della proposta di aggiornamento sull’intero sistema sanitario sia in termini di benefici che di costi emergenti ed evitati. Per quanto riguarda la governance del Servizio sanitario nazionale, anche alla luce dei mutati assetti organizzativi nelle diverse realtà regionali, si presenta la necessità di procedere a una revisione del decreto legislativo numero 502 del 1992. Si è quindi deciso di costituire uno specifico gruppo di lavoro inter-istituzionale con la partecipazione delle regioni e del ministero della Salute, coordinato da quest’ultimo, per definire i contenuti della revisione del decreto legislativo del ’92 entro la prossima legge di bilancio (articolo 2).

In tema di governance farmaceutica e dei dispositivi medici, a seguito dell’istituzione del tavolo tecnico presso il ministero della Salute sui farmaci e i dispositivi medici (con decreto ministeriale del luglio 2018), della presentazione da parte di quest’ultimo delle linee guida per la riforma della governance del settore farmaceutico (dicembre 2018), e della predisposizione di un documento di governance dei dispositivi medici (marzo 2019), all’articolo 8 della bozza del patto Stato e regioni convengono sulla necessità di proseguire il percorso già iniziato in questi due settori. Il compito è nuovamente affidato al Tavolo tecnico con l’obiettivo di declinare le azioni da realizzare per il perseguimento degli obiettivi individuati nelle nuove linee guida e definirne le modalità di valutazione e monitoraggio nel tempo. Il Tavolo tecnico dovrà definire un crono-programma delle azioni da porre in essere per attuare gli indirizzi in essi contenuti, monitorarne l’avanzamento, nonché individuare le modalità di valutazione del raggiungimento degli obiettivi.

Articolo ricco di contenuti è poi il 10 che punta a riorganizzare l’assistenza territoriale. Sul solco di quanto stabilito nel Piano nazionale cronicità, punta infatti a dare sostanza e omogeneità ai servizi territoriali sociosanitari per superare le differenze regionali e supportarne l’integrazione. Punta di diamante dell’articolo è il Regolamento che andrà predisposto entro 8 mesi dall’approvazione del nuovo Patto. Consente di raggiungere questi obiettivi attraverso risorse disponibili e modelli organizzativi adatti a sostenere lo sviluppo di reti integrate per l’assistenza sociosanitaria e l’integrazione ospedale-territorio. Il Regolamento dovrà inoltre definire standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza sociosanitaria territoriale. A tal fine sarà istituito un tavolo di lavoro tra governo e regioni per consentire l’attuazione del modello proposto.

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