Intelligenza artificiale, la sinergia tra Italia e Germania per competere nel mondo. I dati a confronto

Articolo
Maria Rosaria Della Porta
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L’intelligenza artificiale è la chiave di volta dell’economia moderna e sta cambiando profondamente tutti gli aspetti della vita quotidiana (ne abbiamo parlato anche in questo approfondimento sulle raccomandazioni Ocse). È difficile, ormai, immaginare un segmento della società che non verrà trasformato negli anni a venire da queste nuove tecnologie. Il numero delle loro potenziali applicazioni è illimitato e all’orizzonte vi sono cambiamenti epocali, di cui abbiamo già primi chiari segnali, soprattutto in alcuni settori: l’arrivo di auto a guida automatica, droni automatizzati per la consegna dei pacchi, diagnosi e medicina di precisione, applicazioni di cyber security e cripto-valute, rilevamento automatico delle frodi, processi di produzione automatizzati in fabbrica e moltissimo altro.

Sfruttare il potenziale dell’intelligenza artificiale richiede ingenti investimenti in tecnologie, dati e competenze. Lo sa bene la Germania che ha messo sul piatto seicento milioni di euro di investimenti pubblici entro il 2020 per l’introduzione delle tecnologie di intelligenza artificiale nei processi di produzione. Si tratta di una cifra pari a circa dieci volte quella dell’Italia, che si sta affacciando solo ora al tema, con un investimento iniziale di settanta milioni sempre entro il 2020.

Sono questi alcuni dati che emergono dallo studio “Ricerca, sviluppo e innovazione: Italia e Germania a confronto“, condotto dalla Camera di Commercio Italo-Germanica in collaborazione con Deloitte e presentato lo scorso 10 giugno a Milano durante il XIII Forum Economico Italo-Tedesco.

Sia l’Italia che la Germania sono tra i primi venti Paesi a livello mondiale per numero di società che hanno incorporato tecnologie di intelligenza artificiale. Nel caso tedesco 111 imprese hanno scelto di intraprendere questa strada. In Italia si sfiorano le 30. Entrambi i Paesi sono però distanti da Stati Uniti e Cina, che continuano a guidare la classifica mondiale, rispettivamente con 2.028 e 1.011 imprese che operano nel campo dell’intelligenza artificiale.

La propensione all’innovazione di un Paese è direttamente influenzata dal suo contesto industriale, pertanto le differenze che si notano tra Italia e Germania risiedono proprio nella diversità del tessuto produttivo che caratterizza i due Paesi.

L’Italia, si sa, è il Paese delle micro-imprese (sono l’82%, rispetto al 61% della Germania) che difficilmente fanno rete con il mondo della ricerca. Inoltre, le grandi aziende italiane che collaborano con il mondo accademico sono solo il 28%, a fronte del 44% di quelle tedesche.

Ci sono poi altri fattori, come il gap di competenze, che acuiscono le differenze tra i due Paesi. In Germania gli adulti sopra i 15 anni con skills digitali sono il 35%, in Italia il 26%. Un altro triste risultato per il Belpaese è non avere nemmeno una facoltà informatica tra le prime 50 nel ranking mondiale, dove invece ne figurano ben 4 tedesche.

Anche la tassazione sulle start-up e gli investimenti di venture capital sono a svantaggio dell’Italia. Infatti, il tasso medio di prelievo fiscale e contributivo sulle imprese innovative è pari al 49% in Germania e al 53 nel nostro Paese. Gli investimenti di venture capital nella fase iniziale rappresentano il 2,4% del prodotto interno lordo tedesco e solo lo 0,4 di quello italiano. Per non parlare poi dei bassi livelli di spesa in ricerca e sviluppo nel settore Ict da parte delle imprese italiane.

Nonostante queste sostanziali differenze, dall’indagine, condotta su un campione di circa cento aziende tra Italia e Germania, emerge che nel medio periodo l’intelligenza artificiale verrà implementata in modo sistematico da quasi la metà delle imprese aventi sede nei due Paesi. Inoltre, il 78% delle imprese italiane e la totalità di quelle tedesche ritiene che, entro i prossimi cinque anni, questo tipo di applicazioni assumeranno un’importanza strategica per lo sviluppo aziendale.

Infine, lo studio evidenzia un allineamento tra Italia e Germania per quanto riguarda le sfide percepite dalle aziende: la mancanza di competenze, la difficoltà di integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali e le questioni etiche e legali sono le principali

Al di là di ogni altra considerazione, appare però fondamentale che l’Italia e la Germania agiscano in sinergia e facciano leva sui rispettivi punti di forza per poter competere a livello internazionale.

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