Commercio, cosa cambierà dopo l’accordo tra Unione europea e Mercosur

Articolo
Camilla Palla
Mercosur

A vent’anni dall’inizio dei negoziati per la creazione di un’area di libero scambio con il Mercosur, lo scorso 28 giugno si è raggiunto l’intesa sul testo dell’accordo che regolerà gli scambi commerciali tra Europa e Sud America.

Il Mercosur, Mercado Común del Sur nella denominazione originale, è un’unione commerciale istituita tra Argentina, il Brasile, il Paraguay e l’Uruguay con il trattato di Asuncion del 1991. L’obiettivo consisteva nella creazione di uno spazio comune per favorire scambi commerciali e investimenti. Progressivamente l’integrazione di natura economico-commerciale si è estesa, come spesso succede, a campi collaterali come diritti umani, pace, protezione ambientale. Ma cosa cambia dopo l’accordo siglato con l’Unione europea?

PERCHE’ L’ACCORDO?

Quello commerciale tra Europa e Mercosur – EU-Mercosur Association Trade Agreement – è un accordo di associazione che comprende disposizioni per la creazione di un’ampia cooperazione economica e politica. L’intesa risponde alla necessità di regolamentazione e agevolazione degli scambi commerciali, già rilevanti, tra queste due aree che attualmente valgono un totale di 88 miliardi di euro l’anno per il mercato dei beni e di 34 per i servizi. L’accordo di libero scambio comporterà un risparmio – derivante dal taglio delle tariffe doganali – di quasi 4 miliardi per le imprese europee che esportano beni e servizi verso il Mercosur, aumentandone la competitività a livello internazionale. Oltre ad agevolare la dimensione commerciale, l’accordo andrà ad aumentare le opportunità degli investimenti e a semplificare gli iter burocratici e i controlli doganali, oltre a consentire la creazione di piattaforme online per favorire l’accesso alle informazioni necessarie alle imprese per gestire al meglio i propri investimenti.

Altro obiettivo parallelo è costituito dall’impegno bilaterale al rispetto di altri principi e strumenti di diritto internazionale considerati fondamentali per l’Unione, primo fra tutti l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Oltre a questo, l’intesa stabilisce una serie di principi quali la promozione della condotta responsabile delle imprese, la tutela dei diritti umani e in particolare dei lavoratori.

I CONTENUTI

L’accordo punta alla regolazione di un’ampia gamma di materie quali tariffe doganali, norme sull’origine dei prodotti e indicazione geografica, barriere tecniche al commercio, misure sanitarie e fitosanitarie, servizi, appalti pubblici, protezione della proprietà intellettuale, sviluppo sostenibile, tutela delle piccole e medie imprese. Dal punto di vista puramente commerciale i settori principalmente interessati dall’intesa sono l’agroalimentare e l’industria.

Per quanto riguarda il primo, l’accordo prevede la riduzione dei dazi per l’accesso di beni di esportazione europei quali prodotti caseari, vini e alcolici, che al momento sono sottoposti a dazi che vanno dal 20% al 30%. Allo stesso tempo il mercato europeo si aprirà all’importazione di carne – bovina principalmente – e di altri prodotti agricoli, con un incremento complessivo delle importazioni dal Sud America pari al 33%.

Quanto all’industria, i benefici per l’Europa interesseranno in particolare il settore del automotive, nel quale le tariffe arrivavano a toccare il 35%. A beneficiare dell’accordo sarebbero anche i prodotti chimici e farmaceutici, il tessile, l’abbigliamento e le calzature. Le imprese europee si apriranno a un mercato che ha un bacino di 260 milioni di persone e che si posiziona al quinto posto per dimensione sullo scenario mondiale.

SI’ ALL’ACCORDO, MA…

A circa una settimana dalla firma dell’accordo da parte della Commissione, sono state organizzate manifestazioni e proteste in tutta Europa, in particolare in Irlanda, Francia, Polonia e Spagna. A guardare con estrema preoccupazione all’accordo è il settore agricolo europeo. In una fase di transizione e instabilità per l’Europa, con la Brexit ancora in via di definizione e con la PAC – la politica agricola europea, in fase di revisione, la paura è che l’intesa possa finire con il danneggiare i produttori del Vecchio continente.

Il principale motivo di preoccupazione riguarda la sicurezza alimentare. Nonostante l’accordo intervenga pure su questo aspetto, alcuni Paesi Ue, primo fra tutti la Francia, si stanno battendo per mettere in luce quanto invece sia eterogeneo il quadro che si prospetta. Sussistono in effetti differenze significative nella tracciabilità e sostenibilità dei prodotti, e assicurare la conformità agli standard europei, non solo sul prodotto finito ma anche sui processi di produzione potrebbe comportare costi elevati. Il ricorso a pesticidi e antibiotici, il rischio di esposizione a nuovi parassiti, e il differente livello di controllo sul rispetto dei diritti umani introducono, secondo i detrattori, una dimensione di rischio non indifferente.

L’accordo ha comunque ancora una lunga strada davanti a sé prima di iniziare a produrre effetti giuridici reali. Al momento si deve attendere la revisione giuridica finale del testo, la traduzione della Commissione nelle lingue Ue e la revisione giuridico-linguistica in seno al Consiglio. Dopo il varo il varo in via provvisoria, il testo passerà in Parlamento dove dovrà essere nuovamente approvato. Solo allora si avrà l’adozione formale.

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