Fisco, in Italia paghiamo sempre di più. La denuncia della Cgia di Mestre

Articolo
Giulia Palocci
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Sale ancora la pressione fiscale reale in Italia, che ha raggiunto ormai il 48%. Un dato in netto aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la percentuale si attestava intorno al 42. Un balzo in avanti di ben sei punti percentuali, dunque. A rivelarlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’Associazione artigiani piccole imprese, che ha sottolineato come i contribuenti italiani siano in media costretti a sborsare cifre davvero troppo elevate.

GIU’ LE TASSE, SU LE TARIFFE

La riduzione della tassazione degli ultimi anni – che pure c’è stata – non ha prodotto gli effetti sperati dal punto di vista contabile. Anzi, nel frattempo abbiamo assistito a un’impennata delle tariffe su luce, acqua, gas, pedaggi autostradali e trasporti urbani che ha reso di fatto nullo il miglioramento della situazione dei contribuenti. Fattori che continuano a incidere pesantemente sui bilanci delle famiglie e delle imprese, che subiscono un vero e proprio salasso. E’ proprio di questi giorni la notizia del rincaro in primis del prezzo dell’energia. A partire dal 1° luglio la bolletta della luce subirà un incremento dell’1,9%. A seguire aumenteranno anche le tariffe telefoniche e quelle dei trasporti. L’unica nota positiva è il blocco del prezzo dei pedaggi autostradali, almeno fino al 15 settembre.

UFFICIALE O REALE?

Ma da cosa deriva la discrepanza tra pressione fiscale ufficiale e reale? Mentre la prima si ottiene dal rapporto tra le entrate fiscali dello Stato e il prodotto interno lordo, la seconda considera la percentuale di risorse che vanno al fisco in rapporto alla ricchezza prodotta al netto degli effetti della cosiddetta “economia sommersa“. La differenza è che, una volta sottratto l’importo “sommerso”, nel caso della pressione fiscale reale diminuisce il prodotto interno lordo e aumenta il risultato finale che emerge dal rapporto tra gettito e pil. Nello specifico in base agli ultimi dati disponibili del 2016, l’Istat calcolava in 209,8 miliardi di euro il totale dell’economia “non osservata“: circa 191 derivanti dal sommerso, gli altri diciotto dalle attività illegali. L’analisi condotta dalla Cgia di Mestre ha ipotizzato che nel biennio 2017-2018 l’incidenza dell’economia non osservata sul prodotto interno lordo fosse la stessa dell’ultima rilevazione condotta. Si spiega così la differenza di sei punti percentuali tra i due valori.

ECCO COSA SERVE PER ABBASSARE LE TASSE

Aver evitato la procedura di infrazione dell’Unione europea con il recupero di sette miliardi fa ben sperare che qualche buona notizia possa arrivare pure sul fronte del fisco. Ma a quale costo? Sicuramente alto. Servono almeno 33 miliardi di euro per ridurre la pressione fiscale entro il 2020. Ad annunciarlo è stato lo stesso segretario dell Cgia Renato Mason: “Dobbiamo trovare entro dicembre 23 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva e altri 10-15 per estendere a tutta la platea di contribuenti la flat tax“. Una sfida, questa, che lo stesso Mason ha definito “proibitiva“. L’analisi infine sottolinea come non sia da escludere una nuova crescita della pressione fiscale nel 2019. Questa volta però a determinarla non sarà l’introduzione di nuove imposte e l’aumento prelievi, bensì una più contenuta crescita del prodotto interno lordo.

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