Il risparmio torna al centro delle scelte finanziarie degli italiani. Ecco perché

Articolo
Eleonora Mazzoni
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Rallenta il ritmo di crescita del ciclo economico internazionale che, secondo le previsioni dell’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani condotta Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, si collocherà nei prossimi due anni su valori appena superiori al 3%. Lʼattuale disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina è solo il primo capitolo di un conflitto ben più ampio destinato a estendersi ad altri settori: dalle telecomunicazioni alle nuove tecnologie, dallʼIntelligenza artificiale ai Big data, passando per il settore automobilistico. Le tensioni commerciali rischiano di allargarsi anche geograficamente: dalla Cina potrebbero influenzare le economie di Europa e Giappone. A frenare la crescita in Italia contribuiscono inoltre note debolezze strutturali del Paese: il basso grado di concorrenza (in particolare nei servizi), lʼinadeguatezza delle infrastrutture, lʼelevata evasione fiscale, la corruzione, la lentezza del sistema giudiziario e lʼinefficienza della pubblica amministrazione. I tempi lunghi di realizzazione degli investimenti pubblici, di gran lunga superiori a quelli degli altri Paesi europei, contribuiscono ad accentuare il gap infrastrutturale (qui un nostro articolo sulle remunerazioni del capitale investito in opere infrastrutturali). Nonostante ciò il rapporto ci riconsegna la fotografia di un Paese più ottimista e porta alla luce una serie di elementi positivi.

Dall’indagine emerge che negli ultimi dieci anni non era mai accaduto che un milione e trecentomila famiglie rientrassero nel ceto medio o giungessero per la prima volta a esservi incluse. Inoltre, sulla base di 1.032 interviste, emergono segnali incoraggianti sul fronte del risparmio: prosegue il trend di recupero in atto già a partire dal 2013. Inoltre nel 2019 la quota di coloro che dichiarano di essere riusciti a risparmiare ha toccato il 52%, il picco più alto degli ultimi sedici anni. Anche il tasso di risparmio, cioè la quota del reddito disponibile che gli intervistati dichiarano di essere riusciti ad accantonare nel corso dell’anno, è aumentato di oltre mezzo punto percentuale, arrivando al 12,6%. Tra le motivazioni che spingono le famiglie a risparmiare rallenta quella precauzionale mentre, al contrario, aumenta in modo significativo quella legata agli immobili. Quasi un quarto degli intervistati dichiara di aver messo da parte il denaro con l’obiettivo di investirlo in un’abitazione, a conferma di una migliorata percezione del quadro congiunturale.

La composizione del campione oggetto dell’analisi è naturalmente mutata negli ultimi dieci anni insieme ai cambiamenti della società italiana. Rispetto al passato, gli anziani sono più rappresentati rispetto ai giovani. Il mutamento strutturale più evidente, come sottolineato dal rapporto, riguarda però la condizione lavorativa: gli intervistati con un lavoro dipendente a tempo indeterminato sono scesi dal 41,7 al 33,3%. I pensionati sono aumentati dal 23 al 36,4%. Lo stesso vale per i lavoratori indipendenti (attualmente, il 22,6% del totale) che, dopo il brusco calo del biennio 2015-2016, sono nuovamente in aumento.

I momenti di crisi economica vissuti a partire dal 2009 hanno determinato una compressione del reddito degli intervistati, in particolare di quelli appartenenti alle fasce centrali della distribuzione. Secondo il rapporto, la ripresa sta invece modificando questa tendenza. Nonostante nel 2018 e nel 2019 la crescita del prodotto interno lordo si sia rivelata inferiore rispetto alle attesa, questa ha provocato una distribuzione del reddito più equilibrata, con un deciso miglioramento proprio nelle fasce centrali, più colpite dalla crisi. E pure la “ricomparsa” della classe media (che comprende coloro che godono di un reddito compreso dal 75 al 150% del reddito medio pari a 2.157 euro nel 2019) non si accompagna a un restringimento dei ceti più abbienti che hanno mantenuto, oppure aumentato, il loro peso. Questo cambiamento testimonia una redistribuzione del reddito che riduce la forbice tra le fasce più povere della popolazione e quelle più ricche grazie a un miglioramento della condizione delle prime.

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