Scende la disoccupazione in Europa (ma gli Usa fanno molto meglio). Trend e numeri dal bollettino Eurostat

Articolo
Michele Masulli
disoccupazione

La disoccupazione nell’Unione europea è stabile. Almeno negli ultimi mesi. A rivelarlo è il bollettino periodico Eurostat che a luglio 2019 ha registrato un valore del tasso di disoccupazione pari al 6,3%, lo stesso rispetto al mese precedente. Il dato nell’area euro è invece più elevato e si attesta al 7,5%, anch’esso stabile rispetto a giugno 2019. Tuttavia, se comparato con quello di un anno fa, la disoccupazione in Europa ha registrato una riduzione. Nel 2018 era pari al 6,8% (8,1 nell’Eurozona). È evidente il marcato trend decrescente, soprattutto dopo il picco raggiunto nel 2013 quando il livello di disoccupazione ha toccato l’11% (poco più del 12% invece nell’area euro): il tasso registrato è il più basso dall’inizio delle serie storiche sulla disoccupazione mensile nel Vecchio continente da gennaio 2000. Stesso discorso se consideriamo la sola area euro, il cui tasso di disoccupazione rilevato nel luglio scorso è il più basso tra quelli registrati a partire da luglio 2008.

In valori assoluti l’Eurostat stima che siano 15,6 milioni le persone disoccupate nell’Unione europea a luglio 2019, di cui 12,3 solo nell’area euro. Se guardiamo ai singoli Stati, a luglio scorso era la Repubblica Ceca a registrare il più basso tasso, pari al 2,1%. Seguivano la Germania con il 3%, la Polonia con il 3,3, Malta e i Paesi Bassi con il 3,4. Al contrario, i Paesi con la quota di disoccupati più elevata erano la Grecia, in cui a maggio 2019 la percentuale di attestava al 17,2%, e la Spagna con il 13,9. Terza nel triste primato è l’Italia con il 9,9% di disoccupati, che comunque vede diminuire la propria percentuale rispetto al 10,4% del luglio 2018.

Prendendo in considerazione i tassi di disoccupazione di un anno fa, nel suo bollettino l’Eurostat sottolinea come in venticinque Paesi su ventotto la percentuale di disoccupati sia diminuita. Il calo maggiore è stato avvertito in Grecia, dove si è passati dal 19,4 al 17,2%. Seguono poi la Croazia (dall’8,4% al 7,1%), Cipro (dall’8,3 al 7%), la Slovacchia (dal 6,5 al 7,3%) e la Spagna (dal 15% al 13,9). In tre casi invece il tasso di disoccupazione è aumentato. Si tratta del Lussemburgo, in cui è cresciuto dello 0,1%, della Lituania, dove si è passati dal 6,1% al 6,4%, e della Svezia (dal 6,3% al 6,8%).

Nonostante il calo, il tasso di disoccupazione dell’Unione europea è molto elevato se comparato ad altre realtà come gli Stati Uniti. Tenuto conto della diversità dei sistemi di lavoro, a luglio 2019 la percentuale di disoccupati negli Usa si fermava al 3,7%, stabile rispetto al mese precedente, ma inferiore rispetto al 3,9 dell’anno prima.

Infine il rapporto si sofferma sui numeri della disoccupazione giovanile (qui l’articolo di Maria Rosaria Della Porta sui dati italiani). A luglio 2019 erano quasi 3,2 milioni gli under 25 disoccupati nel Vecchio continente, di cui 2,2 solo nell’Eurozona. Nello stesso mese dell’anno precedente il tasso si attestava al 14,3% nell’Unione europea e al 15,6 nell’Eurozona. Anche in questo caso è evidente una riduzione rispetto al 2018. Allora i due tassi si collocavano rispettivamente al 15 e al 16,7%. Gli Stati che fanno meglio sono la Germania con il 5,6% di disoccupati, i Paesi Bassi con il 6,7 e la Repubblica Ceca con il 7. In fondo alla classifica si posizionano la Grecia, con il 39,6% di under 25 senza lavoro nel primo quarto del 2019, la Spagna con il 32 e l’Italia con il 28,9%.

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