Quando il gioco diventa realtà. Cosa ha detto Gianluca Sgueo a Codice da Barbara Carfagna

Articolo
Giulia Palocci

Consenso e partecipazione. Gestione della politica ed elementi di gioco. Gli inglesi definiscono questo fenomeno gamification, mentre in italiano parliamo più frequentemente di ludocrazia. Ma di cosa si tratta? Dell’utilizzo in contesti non ludici di elementi che richiamano le caratteristiche di un gioco. Un tema di crescente attualità e interesse in tutto il mondo di cui si è parlato nel corso di “Codice: la vita è digitale“, il programma di Rai Uno condotto dalla giornalista del Tg1 Barbara Carfagna. Approfondimento che ha visto protagonista il direttore dell’area Istituzioni dell’Istituto per la Competitività (I-Com) e professore di Global Media alla New York University of Florence Gianluca Sgueo.

LA GAMIFICATION APPLICATA E L’ENGAGEMENT

Nel corso del programma Sgueo – che sul tema ha scritto il libro dal titolo Ludocrazia. Quando il gioco accorcia le distanze tra governi e cittadini”, edito da Egea (qui le foto di chi ha partecipato alla presentazione in I-Com) – ha sottolineato come i governi e le pubbliche amministrazioni facciano uso di elementi di gioco per coinvolgere sempre di più i cittadini nei processi decisionali e accorciare le distanze tra loro e le istituzioni. Esempi in tal senso possono essere rintracciati in numerose aree del mondo. I casi di Santa Monica e Stoccolma da questo punto di vista sono tra i più interessanti. “La città californiana ha un problema importante: deve coinvolgere i cittadini nelle decisioni che riguardano l’amministrazione urbana, tema piuttosto complesso e noioso che finisce per attrarre poche persone“, ha raccontato Sgueo. Ed è qui che ha svolto un ruolo cruciale la gamification, attraverso la replica di una nota app di incontri, Tinder. L’algoritmo sottopone agli utenti fotografie di cambiamenti urbani. Se la foto ti piace, scorri verso destra, al contrario a sinistra. L’esperimento ha avuto successo. Secondo il direttore dell’area Istituzioni I-Com, “questo sistema fa sì che alcune decisioni vengano maggiormente condivise”.

E poi c’è il caso della Svezia. “Le difficoltà nella gestione del traffico urbano hanno spinto l’amministrazione locale di Stoccolma ad applicare strumenti tradizionali come le telecamere che riprendono gli automobilisti. Ma in questo caso Stoccolma dà un premio in denaro a chi guida attentamente“, ha spiegato Sgueo. Che ha aggiunto: “Come viene finanziato questo sistema? Semplice, con le multe di quelli che hanno infranto le regole“. Una pratica non immune da rischi però, che iniziano a palesarsi nel momento in cui i cittadini cambiano il loro comportamento in virtù del gioco stesso. In pratica quello che è accaduto nella capitale svedese, in cui l’esperimento è stato interrotto “quando gruppi di persone hanno iniziato a girare ciclicamente nei punti in cui si veniva fotografati“.

I PROBLEMI DI PRIVACY

Ma quali sono i limiti del gioco? Sicuramente la possibilità per i cittadini di scegliere liberamente se partecipare oppure no. E poi c’è la questione della privacy. Sul primo punto Gianluca Sgueo ha sottolineato l’importanza della libertà: “Dobbiamo essere contenti di avere ancora la possibilità di scelta“. Ha poi richiamato il caso cinese: “Oggi in Cina lo Stato ha introdotto il cosiddetto Credito sociale, un vero e proprio sistema a punti in cui un cittadino che si comporta correttamente – secondo le regole stabilite dal governo – ha accesso ai servizi essenziali, ma viene penalizzato nel momento in cui non lo fa“. Il primo problema allora è questo: dove esiste la libertà di scelta? E fino a che punto? Mentre dall’altro lato c’è una grande questione aperta in materia di privacy. Questi sistemi funzionano bene perché chi li applica ha a disposizione una grande mole di dati. Più alto è il numero delle informazioni, più è facile che il gioco funzioni.

IL GRANDE CAPITALE DEI DATI

Tra i tanti esempi italiani, quello che ha suscitato molta curiosità è stato il Vinci Salvini, un concorso che ha messo in palio telefonate, incontri privati o foto con il leader della Lega Matteo Salvini. “Come esempio di gaming applicato alla politica funziona molto bene“, ha dichiarato Sgueo. Che ha poi continuato: “Salvini ha un grande capitale, ossia il numero di contatti che riesce ad attivare tramite i social network. Ma questi contatti hanno un unico proprietario: Facebook. E allora come fidelizzarli per poi riattivarli in un secondo momento, senza però ricorrere alla piattaforma social? Ed ecco che nasce il Vinci Salvini, che richiede un’iscrizione obbligatoria per partecipare e una serie di dati come provenienza, età e sesso“. Una volta iscritti, si può dare la propria opinione, ricevere una chiamata dal leader leghista od ottenere addirittura un incontro con lui. Informazioni preziose da capitalizzare eventualmente in un secondo momento.

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