Inquinamento atmosferico, l’Europa ha preso la strada giusta (ma attenzione!)

Articolo
Maria Rosaria Della Porta
inquinamento

Buone notizie dall’atmosfera: tra il 1990 e il 2017 si è ridotto l’inquinamento in Europa. A diffondere la notizia è l’Eurostat che ha confermato la diminuzione dei principali elementi inquinanti: ammoniaca (NH3), composti organici volatili non metanici (NMVOC), particolato < 2.5µm, particolato < 10µm, ossidi di zolfo (SOx) e ossidi di azoto (NOx).

Nel dettaglio, la riduzione maggiore è stata registrata per gli ossidi di zolfo (SOx), che sono diminuiti addirittura del 90%. Seguono i composti organici volatili non metanici (NMVOC) e gli ossidi di azoto (NOx), che scendono rispettivamente del 61 e del 58%. Le emissioni di particolato (sia PM2.5 che PM 10), invece, si sono ridotte di quasi la metà dal 1990. Infine, il calo meno evidente – di circa un quarto – è quello delle emissioni di ammoniaca (NH3).

Anche in Italia, come nel resto d’Europa, le emissioni di sostanze inquinanti hanno subito una decrescita dovuta a una serie di norme emanate per ridurre l’inquinamento atmosferico nelle nostre città (qui un nostro articolo sull’inquinamento e le patologie in Italia).

Nel periodo che va dal 1990 al 2017, le emissioni di ossido di zolfo, di ossido di azoto e dei composti organici volatili non metanici si sono ridotte di molto e in misura maggiore rispetto ai dati registrati nel Vecchio continente (rispettivamente -94%, -66%, -53%). Mentre per il particolato e per l’ammoniaca dai dati emerge un calo inferiore delle emissioni, ma pur sempre significativo (rispettivamente del 33 e del 20%).

Nonostante ci sia stata una tendenza in miglioramento, non bisogna assolutamente abbassare la guardia, come suggerito anche dall’ultimo report della European Environment Agency.

Infatti, se osserviamo i dati a livello europeo, notiamo che le emissioni di quattro su sei inquinanti atmosferici considerati sono aumentate nel 2017 rispetto all’anno precedente.
Nel dettaglio, le emissioni di composti organici volatili non metanici sono cresciute dell’1,3%, di pari passo con l’ammoniaca (NH3), il PM e il PM 2,5, tutti in rialzo di percentuali inferiori allo 0,5. Al contrario, quelle di ossidi di azoto e ossidi di zolfo sono diminuite rispettivamente dell’1,8 e dell’1,3%.

Situazione in peggioramento anche per l’Italia, dove le emissioni di composti organici volatili non metanici, di particolato PM 2,5 e PM 10 sono aumentate rispettivamente del 4, del 5 e del 4%.


Questi ultimi dati ci invitano a non dimenticare che si può e si deve fare ancora di più per la lotta all’inquinamento atmosferico, e di conseguenza, ai cambiamenti climatici.

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