Digitalizzazione e fisco, la proposta firmata Ocse

Articolo
Eleonora Mazzoni
Ocse

Il segretariato dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha pubblicato il 9 ottobre una proposta per far avanzare i negoziati internazionali al fine di garantire che le grandi imprese multinazionali del digitale paghino le tasse ovunque svolgano significative attività rivolte ai consumatori e generino i loro profitti. La nuova proposta dell’Ocse raccoglie gli elementi comuni a tre proposte dei Paesi membri e si basa sul lavoro dell’“Oecd/G20 Inclusive Framework on BEPS”, che raggruppa 134 Stati e giurisdizioni per la negoziazione multilaterale relativa alla normativa fiscale e li sostiene per affrontare le sfide dell’economia globale del ventunesimo secolo (qui un nostro articolo sulla strategia digitale della Commissione europea).

La proposta, ora sottoposta a consultazione pubblica, ha lo scopo di redistribuire i profitti e i corrispondenti diritti fiscali ai Paesi e alle giurisdizioni sul cui mercato operano le imprese multinazionali: l’obiettivo è garantire che, anche nei casi in cui non ci sia una presenza fisica, paghino le tasse all’interno della loro giurisdizione. In che modo? Attraverso nuove regole che stabiliscano dove le imposte debbano essere pagate e quale parte dei profitti debba essere oggetto di imposizione fiscale. Il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría, ha riconosciuto in questa proposta un progresso concreto per affrontare le sfide che derivano dalla digitalizzazione dell’economia e una soluzione che consenta di rivedere il sistema fiscale internazionale entro il 2020. Il mancato raggiungimento di un accordo entro tale termine avrebbe diverse conseguenze. Per prima cosa, non farebbe altro che aumentare il rischio che i Paesi agiscano in modo unilaterale. E poi darebbe vita a una serie di esternalità negative su una già fragile economia globale.

Le sfide fiscali della digitalizzazione dell’economia sono state identificate come una delle principali aree di interesse del progetto Base Erosion and Profit Shifting (Beps). Si tratta dell’insieme di strategie di natura fiscale che alcune imprese pongono in essere per erodere la base imponibile (base erosion) e dunque sottrarre entrate al fisco. La traslazione dei profitti (profit shifting) da Paesi ad alta imposizione a quelli con una tassazione nulla o ridotta è allo stesso modo una strategia che conduce all’erosione della base imponibile. Il programma di lavoro adottato all’interno dell’Inclusive framework nella riunione del 28 e 29 maggio 2019 e approvato dai ministri delle Finanze e dai leader del G20 nel mese di giugno 2019 in Giappone, prevede lo sviluppo di due pilastri che porti a una soluzione di consenso entro la fine del 2020. Il primo pilastro, alla base della proposta pubblicata dall’Ocse, si propone di discutere le proposte finora pervenute da parte dei singoli Stati, stabilendo che le linee guida comuni da seguire debbano essere concordate entro gennaio 2020. Lo schema, che si stima sarà definito entro l’inizio del 2020, dovrà essere in grado di ridurre il numero di opzioni disponibili e facilitare il compito di giungere alla definizione dell’approccio multilaterale da implementare.

Sintetizzata a livello generale, la proposta dell’Ocse prevede che la soluzione a cui si perverrà a seguito della consultazione dovrà soddisfare le seguenti caratteristiche chiave:
• Lo scopo: la definizione della strategia dovrà coprire modelli di business altamente digitali, ma si potrà ampliare alle imprese multinazionali che svolgono attività prettamente commerciali.
• Nuovo Nexus: per le imprese che rientrano nello scopo della strategia non sarà la presenza fisica nel Paese a definire l’obbligo e il livello di imposizione fiscale, ma il volume delle vendite;
• Nuova regola di allocazione dei profitti, oltre il principio di libera concorrenza: le nuove norme di destinazione degli utili saranno applicabili ai contribuenti che rientrano nella definizione dello scopo indipendentemente dal fatto che abbiano una propria rete di distribuzione presente nel Paese o che si avvalgano di distributori terzi;
• Maggiore certezza fiscale: fornita tramite un meccanismo a tre livelli al fine di aumentare il grado di certezza fiscale sia per i contribuenti sia per le amministrazioni.

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