I registri distribuiti e la blockchain (molto) da vicino. Ecco cosa sono e come funzionano

Articolo
Domenico Salerno

Il concetto di distribuzione della responsabilità nasce in contrapposizione al tradizionale sistema centralizzato, dove tutto viene sottoposto al controllo di un’autorità terza. Nelle tecnologie basate sui registri distribuiti, meglio conosciute come Distributed ledger technology, le informazioni vengono archiviate in registri architetturalmente decentralizzati, condivisi, distribuiti, replicabili e accessibili simultaneamente. Non esiste un ordine gerarchico in cui uno o più soggetti possono prevalere sugli altri: il sistema si basa sulla fiducia tra utilizzatori, posti tutti allo stesso livello, e si può intervenire solo con il consenso della maggioranza degli utenti della rete.

La più nota tra le tecnologie della famiglia delle distributed ledger è la blockchain, un registro digitale che permette di implementare un archivio distribuito in grado di gestire transazioni tra gli utenti di una rete. Il sistema è strutturato in blocchi – ognuno dei quali rappresenta un numero di transazioni registrate – collegati l’uno con l’altro tramite una funzione di hash, un’operazione logaritmica non invertibile che sintetizza una stringa numerica e/o di testo di lunghezza variabile in una di lunghezza determinata. Più semplicemente possiamo dire che questa funzione converte ogni pacchetto di dati che viene inviato alla rete in una sequenza di formato standard che contiene tutte le informazioni sulle transazioni che fanno parte del blocco. Il tutto senza poter risalire al testo originale. Collegando queste stringhe l’una con l’altra si crea, appunto, una catena di blocchi (o blockchain).

Ogni operazione eseguita viene segnata con una marca temporale, ovvero un codice che attesta in maniera indelebile e immutabile la data e l’ora dell’azione. Per essere aggiunti alla catena, i nuovi blocchi necessitano di essere controllati e crittografati. Questo passaggio consiste nella soluzione di un’operazione matematica di estrema complessità, eseguita attraverso un software in grado di compiere un numero smisurato di tentativi. Insieme al pacchetto di transazioni, nella funzione viene inserito un valore casuale detto nounce e l’hash del blocco precedente, generando così quello del blocco attuale.

Al fine di comprendere concretamente il funzionamento della blockchain è necessario analizzare come si svolge effettivamente una transazione. Per operare nel sistema bisogna dotarsi di un software che ci riconosca come utenti della rete e generi una coppia di chiavi, una privata e una pubblica. Quella privata è un codice generato in maniera casuale che può contenere fino a 64 caratteri alfanumerici. La pubblica, invece, nasce da una funzione irreversibile a partire dalla chiave privata e permette di firmare effettivamente la transazione. Data l’incovertibilità della funzione, non è possibile ottenere la chiave privata a partire da quella pubblica. Questo permette di dimostrare la propria identità alla rete senza dover condividere entrambe le credenziali personali ad altri utenti. I dati sulla transazione (con l’aggiunta della marca temporale) verranno poi elaborati insieme a quelli dei blocchi precedenti fino a creare un nuovo anello della catena.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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