A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino. L’istantanea del prof. Anghelone

Articolo
Gaia Del Pup
muro

Trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, il simbolo della Guerra Fredda che per decenni ha diviso in due la Germania, l’Europa, il mondo. La capitale tedesca fu divisa in quattro settori sotto il controllo di Unione Sovietica, Stati Uniti, Regno Unito e Francia durante la Conferenza di Jalta, poco prima della fine della Seconda guerra mondiale. Se inizialmente ai cittadini era consentito di muoversi liberamente all’interno della città, il confine venne chiuso nel 1952 e iniziò l’esodo delle persone dalla Germania Est verso l’occidente. Nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961 il regime comunista iniziò a costruire un muro attorno ai settori occidentali di Berlino. Quello che all’inizio era stato costruito come Antifaschistischer Schutzwall – barriera di protezione antifascista – divenne ben presto un muro per trattenere le persone nella Germania Est e impedirne il passaggio, attraverso Berlino, alla Germania Ovest. A partire dal 9 novembre del 1989 gli stessi abitanti di Berlino iniziarono ad abbattere il muro che aveva diviso la capitale per molto tempo. La riunificazione tedesca di trent’anni fa ha comportato costi sociali ed economici molto alti, ha segnato la fine della Guerra Fredda e ha avuto conseguenze enormi a livello internazionale. Di tutto questo abbiamo parlato con il professore di Storia delle relazioni internazionali dell’università La Sapienza di Roma e coordinatore scientifico dell’Area di ricerca storico-politica dell’Istituto di Studi Politici S. Pio V Francesco Anghelone.

Cosa ha significato la costruzione del Muro per la Germania e per il resto del mondo?

Per i tedeschi si trattò senza dubbio di un evento traumatico. Il Muro divise in modo definitivo le due Germanie. Berlino, seppur formalmente già separata in zone di occupazione, sino ad allora era di fatto un’unica città e per passare da una parte all’altra bastava semplicemente prendere la metropolitana. Al tempo stesso la capitale tedesca rappresentava la principale fonte di tensione in Europa tra Mosca e Washington. La continua emorragia di cittadini dall’Est all’Ovest metteva in seria difficoltà il regime di Walter Ulbricht, il quale più volte chiese a Krusciov di intervenire per arrestare quel flusso migratorio. Il Muro, in questo senso, rappresentò una soluzione soddisfacente per tutti. Tranquillizzò il regime di Ulbricht, che vide arrestarsi il flusso migratorio verso Ovest, e permise a Kennedy e Krusciov di portare avanti la loro politica di distensione, eliminando la principale fonte di tensione in Europa.

Quali sono le ragioni che durante il cosiddetto Autunno delle Nazioni portarono alla rivoluzione pacifica che culminò con la caduta del Muro di Berlino?

A determinare la caduta concorsero diversi fattori. I Paesi dell’Est attraversavano una grave crisi economica, avevano un alto debito estero – spesso contratto con Stati e istituzioni occidentali – e ciò creava inevitabilmente un forte malcontento sociale. A ciò va aggiunto l’impatto che ebbe l’arrivo al potere di Gorbaciov. Il nuovo leader sovietico scelse di concentrarsi sulle riforme interne, nel tentativo disperato di salvare l’Urss, abbandonando in un certo senso al loro destino i regimi dell’Est, i quali non furono dunque più in grado di opporsi alle spinte per il cambiamento che provenivano dall’interno. Iniziato in Polonia col movimento Solidarność, il processo di cambiamento toccò ben presto gli altri Paesi. Decisiva, per il crollo del Muro, fu la decisione dell’Ungheria di aprire le frontiere nell’agosto del 1989. Migliaia di tedeschi dell’Est cominciarono a raggiungere la Germania Ovest tramite la frontiera tra Ungheria e Austria. Il Muro, di fatto, era ormai abbattuto.

Che conseguenze ha portato sia per la Germania che per il resto del mondo la riunificazione?

La Germania ha visto sanata una profonda ferita nella propria storia ed è tornata ad assumere il ruolo che, politicamente ed economicamente, le compete nel mondo. I costi della riunificazione, in termini economici e sociali, sono stati tuttavia molto alti. Per il resto del mondo la riunificazione ha simbolicamente significato la fine della Guerra Fredda, la chiusura di una stagione di confronto e di scontro tra due modelli politici, economici e ideali profondamente diversi tra loro.

Quali sono stati gli effetti a livello europeo? La caduta del Muro ha avuto un ruolo fondamentale per l’Unione europea?

Certamente. La Germania ha assunto un ruolo ancor più rilevante all’interno delle istituzioni comunitarie e al tempo stesso ha rappresentato una sorta di ponte ideale verso i Paesi della Mittleuropa, storicamente a essa legati. Il crollo del Muro e la fine dei regimi socialisti in Europa centro-orientale hanno inoltre permesso l’avvio del processo di allargamento che, nel 2004 e nel 2007, ha visto molti di essi entrare all’interno dell’Unione europea, modificando profondamente il volto stesso dell’Ue.

Alle ultime elezioni regionali è stato registrato un forte incremento dei voti per i partiti di ultradestra, anche in alcune regioni storicamente appartenenti alla Germania Est. Come va interpretata questa tendenza?

La spiegazione va ricercata nei problemi economici e sociali che ancora oggi affliggono gran parte delle regioni orientali della Germania. Secondo l’Istituto di statistica tedesco, nel 2015 vivevano in Germania Est oltre due milioni di persone in meno rispetto al 1989. Nonostante i grandi sforzi fatti dal governo per ridurre il gap tra le due aree della Germania, quella orientale ancora oggi ha, in molti casi, un livello di sviluppo economico decisamente più basso rispetto alle regioni occidentali. Anche la disoccupazione nelle regioni orientali è più alta che nel resto del Paese. Ciò ha prodotto una fuga verso ovest e un malessere sociale sempre più esteso. In un simile contesto non deve dunque sorprendere che ampi strati della popolazione siano particolarmente sensibili ai richiami delle ali politiche estreme. Alle recenti elezioni in Turingia, ad esempio, hanno ottenuto un ottimo successo elettorale sia l’estrema destra di Alternative für Deutschland che il partito di sinistra Die Linke. Occorre tuttavia monitorare il fenomeno con molta attenzione, visto che la crescita degli estremismi è un fenomeno che si sta diffondendo rapidamente in molti paesi europei

A suo avviso i giovani tedeschi come percepiscono la storia e il passato del loro Paese da questo punto di vista?

Questo è un momento storico molto delicato. Il nazismo e il periodo successivo, quello della Germania divisa in due dal muro, per i giovani di oggi sono eventi molto lontani. Perdere la memoria di quella storia, di quel passato, rischia tuttavia di eliminare dalla società gli anticorpi necessari a combattere gli estremismi politici e ideologici. Occorre dunque non abbassare la guardia, in Germania come altrove, per non correre il rischio che si ripetano tragici errori commessi in passato.

Qual è la lezione ancora attuale che dobbiamo trarre dalla caduta del Muro, ormai a trent’anni di distanza?

Ogni muro, anche il più alto, il più solido e il più difeso è destinato prima o poi a crollare. Sia che si tratti di un muro fisico o di uno ideologico. Quando il Muro crollò nessuno pensava che ciò sarebbe potuto accadere in quel momento. Ma la storia, si sa, riesce sempre a sorprendere. Occorre forse ricordarlo a quanti, sempre di più purtroppo, credono oggi di risolvere fenomeni epocali non attraverso la ragione e il dialogo, ma costruendo un muro o una barriera.

Public Affairs e Comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nata a Venezia nel 1986, lavora come istruttrice di vela durante gli anni del liceo e dell’università. Si laurea in giurisprudenza all’Università di Bologna con una tesi in diritto della navigazione.

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