Le batterie di nuova generazione e le prospettive del mercato delle auto elettriche


Articolo
Gabriele Ferrara
Batterie

Le batterie di nuova generazione potrebbero ricaricarsi in 10 minuti. Questo è quanto rivela una nuova ricerca, secondo cui, in questo lasso temporale, le auto elettriche dovrebbero acquisire un’autonomia di oltre 200 miglia. A renderlo noto è Chao-Yang Wang, professore alla Pennsylvania State University e uno degli autori dello studio. Come ha dichiarato recentemente al The Guardian, “se abbiamo un’infrastruttura a ricarica rapida presente lungo tutte le strade, i conducenti non dovranno più preoccuparsi dell’autonomia delle batterie. Dopo aver percorso 200-300 miglia, è possibile percorrere altre 200-300 miglia ricaricando l’auto in 10 minuti“.

Le batterie in questione sono quelle a celle agli ioni di litio – peraltro al centro della ricerca dei tre scienziati, gli americani John B. Goodenough e M. Stanley Whittingham e il giapponese Akira Yoshino, che lo scorso ottobre hanno vinto il premio Nobel per la chimica – che possiedono una notevole capacità di immagazzinare una gran quantità di energia in una batteria piccola e compatta. Allo stesso tempo, le stesse preoccupano i conducenti di auto elettriche. Il motivo è legato alla cosiddetta “range anxiety“, ovvero alla paura di rimanere senza carica durante il viaggio senza potervi porre prontamente rimedio.

Il primo a sviluppare una batteria elettrica fu Stanley Wittingham, che ci riuscì negli anni Settanta del Novecento mentre esplorava le possibili tecniche per ottenere sistemi per produrre energia senza utilizzare combustibili fossili. Per farlo Wittingham individuò nel disolfuro di titanio un materiale superconduttore molto efficiente e in grado di permettere di incastonare al suo interno degli ioni di litio. In tal modo ottenne una batteria potente ma ancora impossibile da utilizzare, dal momento che la grande reattività del litio l’avrebbe esposta al rischio di esplosioni. Successivamente nel 1980 John Goodenough aumentò il potenziale della batteria sostituendo il disolfuro di titanio con l’ossido di cobalto. In seguito arrivò Akira Yoshino, che incastonò gli ioni nel coke petrolifero. La prima batteria agli ioni di litio debuttò nel mercato nel 1991.

Le batterie a celle agli ioni di litio stanno acquisendo un’importanza strategica sempre maggiore nel panorama europeo, come dimostra la decisione dello scorso maggio di Francia e Germania di creare un consorzio europeo ad hoc. Si tratterà di un investimento complessivo tra i 5 e i 6 miliardi di euro, di cui 1,2 di finanziamento pubblico e 4 di fonte privata. Tra i contribuenti principali ci dovrebbero essere il gruppo automobilistico PSA e Saft, produttore francese di batterie legato a Total. Il progetto prenderà il via nel 2020 e dovrebbe prevedere la creazione di circa 3.000 posti di lavoro.

L’obiettivo è colmare il gap con l’Asia, considerato che, attualmente, l’Unione europea produce solamente l’1% delle celle agli ioni di litio. La Cina, invece, possiede una market share pari al 60%, mentre il Giappone e la Corea del Sud arrivano rispettivamente al 17 e al 15%. Secondo le previsioni riportate dall’Ansa, nel 2027 il mercato globale delle batterie a celle agli ioni di litio potrebbe raggiungere un valore complessivo di 45 miliardi. A quel punto la quota di mercato dell’Europa si spera che arrivi ad aggirarsi tra il 20 e il 30%. Sarà difficile raggiungere questo obiettivo, ma la portata della sfida deve imporre ambizione.

Segretario generale dell'Istituto per la Competitività (I-Com), con delega alla comunicazione e alle relazioni esterne. Classe 1984, giornalista a tempo pieno dal 2005 e professionista dal 2008. Andrea Picardi ha a lungo lavorato in televisione: prima come redattore del telegiornale e conduttore di trasmissioni di approfondimento presso l’emittente televisiva T9 e poi al Tg5. Prima di sbarcare in I-Com, Picardi ha lavorato presso il giornale online Formiche.net, dove tuttora collabora, come redattore e poi anche come direttore responsabile. Esperto di appalti, edilizia e servizi pubblici locali, collabora su questi temi per alcune riviste specializzate

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