I pagamenti digitali sono davvero lo strumento per combattere l’evasione fiscale?

Articolo
Domenico Salerno

Uno degli argomenti maggiormente dibatutti durante la discussione sulla prossima legge di Bilancio è la possibilità di prevedere interventi per incentivare i cittadini a utilizzare i sistemi di pagamento elettronico. Oltre a ridurre i tempi e i costi delle transazioni, potrebbero rappresentare un utilissimo strumento nella lotta all’evasione fiscale, In Italia da sempre un problema molto rilevante che impatta in modo drammatico sui conti pubblici.

Secondo gli ultimi dati contenuti nella Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva – anno 2019 del ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2017 nel nostro Paese l’evasione ha sottratto alle casse dello Stato circa 83 miliardi di euro. La tracciabilità delle transazioni monetarie garantita dai sistemi elettronici di pagamento, oltre che rappresentare un importante deterrente, assicura alle autorità una maggiore facilità nella fase di controllo. Sono molti gli effetti non trascurabili che un maggiore utilizzo di sistemi di pagamento elettronico potrebbe avere sull’economia del nostro Paese: dall’emersione di una quota dell’economia sommersa all’incremento del ciclo dei consumi, dall’aumento della sicurezza delle transazioni e all’impulso all’innovazione, passando per la digitalizzazione dell’economia. E pure la creazione e il rafforzamento di una filiera competitiva dei pagamenti digitali.

In Gran Bretagna, ad esempio, i contanti sono solo il 3% del denaro totale. Un dato che non ha generato particolari conseguenze sull’economia del Paese. Il contante, al contrario, continua a provocare problemi di varia natura, come la contraffazione.

Un esempio virtuoso di lotta all’evasione fiscale condotta tramite la digitalizzazione dei pagamenti è rappresentato dalla Svezia. Per stimolare i cittadini a utilizzare i sistemi di pagamento elettronico il governo svedese ha dato la possibilità alle imprese di riufiutarsi di accettare pagamenti in contanti. La Banca di Svezia ha inoltre sviluppato un’applicazione per permettere ai privati di scambiarsi somme di denaro ed effettuare pagamenti in modo semplice e veloce. Per effetto di queste misure, i pagamenti pro-capite dei cittadini sono aumentati del 9% rispetto al 2015, arrivando a 317 l’anno. Questo ha portato il Paese scandinavo a passare da un gap IVA del 3% nel 2015 a un incasso dell’1% di IVA in più rispetto a quella potenziale nel 2018, nonostante un’aliquota al 25% (dati Ue).

L’Italia parte da condizioni molto diverse. Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Unione europea, nel 2018 il gap IVA si è attestato intorno al 24%, che si traduce in circa 34 miliardi di euro di entrate tributarie in meno. Incentivare i cittadini italiani a utilizzare abitualmente i sistemi di pagamento digitale, anche per somme di denaro modeste, potrebbe quindi aiutare a ridurre almeno in parte questo divario.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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