Perché il Pil dell’Italia crescerà poco anche nel 2020

Articolo
Eleonora Mazzoni
ufficio

Il prodotto interno lordo dell’Italia quest’anno dovrebbe crescere allo stesso tasso del 2019, lo 0,2%. Il rallentamento rispetto alle previsioni dello scorso ottobre, quando si stimava una crescita dello 0,5%, è stato rilevato dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che ha rivisto al ribasso l’andamento dell’economia italiana (qui il rapporto).

Nei primi tre trimestri del 2019 la crescita congiunturale era stata debole, ma appena positiva. Ciononostante l’Istat ha recentemente rilevato una flessione del prodotto interno lordo alla fine dell’anno passato, in controtendenza rispetto alle stime condivise dalle principali previsioni che ne segnalavano una stabilizzazione. Complessivamente, nel 2019 la ricchezza italiana è aumentata dello 0,2%, in netto ribasso rispetto al tasso di crescita dello 0,8% registrato nel 2018.

La contrazione dell’attività economica nel trimestre finale dello scorso anno, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, è stata il riflesso delle perdite di produzione nei settori dell’industria, dell’edilizia e dell’agricoltura mentre il valore aggiunto nel comparto dei servizi sarebbe risultato stabile. Invece, ha contribuito in modo positivo alla crescita economica la dinamica dell’interscambio con l’estero. La tendenza al rallentamento del ciclo di produzione industriale, in atto dall’inizio del 2018, è peggiorata nel mese di dicembre dello scorso anno, con una riduzione della produzione industriale del 2,7% rispetto al mese precedente.

Il quadro preoccupa soprattutto se ci soffermiamo sul quarto trimestre dell’anno scorso, quando l’attività nell’industria si è contratta dell’1,4 % rispetto al trimestre precedente. E non accadeva dalla fine del 2012. Il rallentamento è dunque derivato prevalentemente dalle componenti interne della domanda che hanno ridotto anche la crescita dei prezzi al consumo. L’analisi congiunturale segnala inoltre come l’occupazione abbia tenuto nonostante i moderati ritmi di produzione. Tuttavia, il grado di incertezza delle famiglie e delle imprese rispetto al quadro macroeconomico di breve periodo continua ad aumentare.

Il rallentamento dell’economia per il 2020 è invece prevalentemente legato al peggioramento del quadro internazionale, già preannunciato nelle previsioni del Fondo monetario internazionale di gennaio, quando l’organizzazione ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l’economia mondiale per la sesta volta consecutiva.

Il rapporto del Fmi è peraltro precedente al momento in cui l’epidemia del coronavirus, partita dalla Cina, si è allargata ad altri Paesi. Nella sua indagine, l’Ufficio parlamentare di bilancio segnala come, sebbene sia prematuro ottenere stime sicure sui potenziali effetti economici di questo virus, alcune valutazioni preliminari consentano di stimare una perdita del Prodotto interno lordo cinese che potrebbe oscillare tra lo 0,5 e 1,0 punto percentuale nel primo trimestre del 2020 (qui un nostro precedente articolo sul tema). E questo se il picco di diffusione avesse luogo tra febbraio e marzo. Se consideriamo, inoltre, i settori maggiormente colpiti (turismo, intrattenimento e commercio al dettaglio), è indubbio che rappresenti un potenziale ulteriore effetto negativo sulla dinamica della crescita economica nazionale.

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