Digitale, come sono cambiate le abitudini degli europei

Articolo
Domenico Salerno
europei

L’incessante progresso tecnologico, unito alla massiccia penetrazione dei device mobili, è all’origine della società dell’informazione. Si tratta di un fenomeno dall’impatto dirompente sul business delle imprese e sulle abitudini dei cittadini che sempre più riconoscono nella rete la sede privilegiata dove trasferire la maggior parte delle attività tradizionalmente compiute offline e che nel canale digitale trovano nuovo slancio e continue opportunità di sviluppo.

Secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat, nel 2019 circa l’86% dei cittadini europei ha utilizzato internet abitualmente. Osservando i dati a livello di singolo Paese possiamo però notare come esista un divario enorme tra Stati più virtuosi come Svezia (98%) e Danimarca (97%), e Paesi meno sviluppati come Bulgaria (68%) e Romania (74%). La differenza si fa ancora più netta quando si parla di interazione con le pubbliche amministrazioni. In Danimarca, ad esempio, in media il 92% dei cittadini utilizza internet per accedere ai servizi pubblici mentre in Romania solo il 12%. L’Italia occupa uno dei posti peggiori in entrambe le classifiche, con solo il 76% di utilizzatori di internet e il 23 che interagisce telematicamente con la pubblica amministrazione.

Una delle più interessanti opportunità offerte dalla digitalizzazione è proprio l’e-commerce. I dati diffusi da Statista evidenziano come nel 2018 ben il 40% della popolazione mondiale abbia effettuato un acquisto online. Si tratta di ben 2,81 miliardi di persone. E il portale stima che nel 2022 questa cifra supererà di molto i 3 miliardi. Il valore del mercato e-commerce al dettaglio nel mondo per il 2018 è stato stimato in 2.875 miliardi di dollari, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente e pari all’11% del totale del valore delle vendite retail. Secondo il report annuale sullo stato dell’e-commerce redatto da Casaleggio & Associati, è l’area dell’Asia-Pacifico a fare la parte del leone in questo segmento di mercato: la produzione ha raggiunto un valore di 1.892 miliardi di dollari nel 2018, il 27% in più rispetto all’anno precedente, e si prevede che per l’anno corrente la cifra continui a crescere fino a raggiungere i 2.336 miliardi di dollari. La sola Cina, con un miliardo di utenti che usufruiscono di questo servizio, nel 2018 ha avuto un numero di transazioni del valore di 855 miliardi di dollari, il 19% rispetto all’anno precedente.

Osservando gli ultimi dati diffusi da Eurostat sul commercio digitale nel Vecchio continente, possiamo notare come il 60% dei cittadini europei abbia effettuato almeno un acquisto online nel corso del 2019, il 4% in più rispetto all’anno precedente. La crescita registrata assume un valore ancora più rilevante se si considera che nella media non si tiene più conto del dato del Regno Unito che negli ultimi anni è sempre figurato ai vertici della classifica del commercio digitale. Gli europei che acquistano di più sono ancora una volta i danesi (84%) e gli svedesi (82%). In fondo alla classifica troviamo Bulgaria (22%), Romania (23%) e Italia (38%). Tra i beni e i servizi più acquistati online dai cittadini europei lo scorso anno ci sono capi di abbigliamento (63%), servizi di viaggio (52%), film, musica e ebook (50%), articoli casalinghi (43%) e biglietti per eventi (38%).

E’ l’audiovisivo il settore che più di tutti sta subendo le trasformazioni che derivano dall’ingresso del digitale: gli usi e le abitudini degli utenti continuano a cambiare giorno dopo giorno. Se analizziamo il contesto italiano possiamo notare come la televisione tradizionale stia progressivamente perdendo terreno: nel 2018 la tv digitale terrestre è stata utilizzata da meno del 90% della popolazione e quella satellitare, scesa ai minimi dal 2015, sembra mostrare segnali, se non di arretramento, quantomeno di stabilizzazione intorno a una quota del 40% di utilizzatori. Allo stesso tempo cresce l’utilizzo della tv via internet, la cui penetrazione è arrivata al 30% della popolazione ed è probabilmente destinata a crescere ancora.

Un trend, questo, che è stato rilevato in maniera ancor più impetuosa in riferimento ai dati relativi ai servizi a pagamento forniti da Ernst & Young: a fronte di un andamento che, prima della chiusura di Mediaset Premium, sembrava essersi stabilizzato intorno ai 6,5 milioni di abbonamenti per la pay-Tv su mezzi classici quali satellite e digitale terrestre, i sevizi pay diffusi su internet avrebbero raggiunto quota 8 milioni, con una crescita di oltre il 300% in appena 18 mesi. In generale, il crescente gradimento della TV via internet viene confermato anche dalla rilevazione condotta nel corso del 2018 da IAB Italia e Statista, che indica una diffusione degli abbonamenti online su un terzo degli intervistati (33%), a fronte del 28% di abbonati a servizi pay tradizionali. Tale percentuale, inoltre, si focalizza sui servizi on demand (i cui contenuti vengono fruiti nel momento scelto dall’utente) e non include i servizi di live streaming, ovvero i servizi audiovisivi online i cui contenuti vengono fruiti in diretta attestati a quota 11%.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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