Covid-19, l’impatto della pandemia sul trasporto aereo

Articolo
Gabriele Ferrara
Covid-19

Il Covid-19 sta travolgendo numerose filiere industriali. Tra queste figura anche quella del trasporto aereo, fortemente penalizzato dalle misure restrittive adottate in molti Paesi europei – e non solo – dove lo spostamento delle persone è consentito solamente per comprovate esigenze lavorative, per andare in farmacia, per l’acquisto di generi alimentari e poco altro. L’Unione europea ha chiuso i suoi confini esterni e diverse compagnie aeree hanno sospeso una parte consistente dei propri voli. In questo senso, appare opportuno segnalare che la IATA (International Air Transport Association), ha ricordato che il 75% delle compagnie aeree mondiali ha liquidità in grado di coprire i costi fissi per meno di tre mesi, anche se ciò non implicherebbe di per sé il rischio della banca rotta, soprattutto in considerazione dell’elevata redditività di numerose compagnie prima dello scoppio della pandemia. Non solo, perché lo scorso 5 marzo l’Associazione ha indicato che quest’anno si registrerà un calo dei passeggeri del 16%, con un calo dei ricavi compreso tra i 63 e i 113 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda le entrate legate al traffico di passeggeri, le previsioni per la fine del 2020 vedono una diminuzione del fatturato pari al 29,3%, legato quasi interamente all’area dell’Asia-Pacifico (27,8%). Tuttavia, considerando le predette restrizioni sui viaggi in Europa, ma anche da e per gli Stati Uniti per tutti gli stranieri, le previsioni non potranno che essere riviste al ribasso. Tra l’altro, già lo scorso gennaio la crescita dei passeggeri era stata del 2,4% su base annua (nella sola Cina si è registrato un calo del 6,8%), la più bassa dall’aprile 2010, dopo che nel dicembre 2019 si era verificato un aumento pari al 4,6%. Secondo Alexandre de Juniac, direttore generale della IATA, per sopravvivere a questa crisi le compagnie mondiali avranno bisogno di aiuti pubblici per un valore complessivo tra i 150 e i 200 miliardi di dollari, con prestiti che dovrebbero essere garantiti da stati e banche centrali. Tutto questo dopo che l’11 dicembre 2019 la IATA aveva stimato che nel 2020 l’utile netto delle compagnie aeree sarebbe aumentato di 29,3 miliardi di dollari, mentre il margine operativo lordo sarebbe dovuto salire del 5,5%, con una spesa attesa di 908 miliardi nel corso dell’intero 2020 (1% del PIL mondiale) e una crescita economica prevista del 4,1%.

Le enormi difficoltà del settore aereo sono emerse anche in Italia, dove negli ultimi giorni il traffico è diminuito del 90%, mentre la scorsa settimana quello inerente agli scali in Europa (Unione europea, Svizzera e Gran Bretagna) è diminuito del 54%, dopo che nei sette giorni precedenti il calo era stato pari al 24%. In tal senso, Jost Lammers, presidente dell’Airports Council International Europe, ha dichiarato: “Stimiamo che questi aeroporti perderanno complessivamente 100 milioni di passeggeri nel primo trimestre dell’anno, rispetto a un’attività normale”.

Per queste ragioni la Commissione europea ha annunciato nuove regole per gli aiuti di stato per aumentare la capacità di manovra e sospensione del Patto di stabilità per le spese sostenute dai Paesi per fronteggiare l’emergenza sanitaria. La sera di lunedì 16 marzo, Margrethe Vestager, commissario europeo alla concorrenza, ha inviato agli stati membri il nuovo schema, che implicherà un trattamento di favore anche per il settore aereo, con gli aiuti che saranno indirizzati ai clienti delle banche e non alle banche stesse. Grazie a questo sviluppo, il Governo italiano ha potuto inserire una norma all’interno del decreto cosiddetto Cura Italia per tutelare tutta la filiera, segnatamente Alitalia. In particolare, l’articolo 79 tutela le imprese titolari di licenza di trasporto aereo di passeggeri che, alla data di emanazione del decreto-legge (ovvero il 17 marzo 2020), esercitano oneri di servizio pubblico. Queste potranno beneficiare di misure di compensazione dei danni subiti, in modo da garantire la prosecuzione dell’attività. Inoltre, al comma 3 si prevede che, per la Società Aerea Italiana S.p.A. e Alitalia Cityliner S.p.A, sia autorizzata la costituzione di una nuova società interamente controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze oppure, in alternativa, da una società a prevalente partecipazione pubblica. La costituzione della predetta società avrà luogo tramite uno o più decreti del ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, con un limite di spesa per il predetto fondo di 500 milioni di euro. Inoltre, al comma 7 si prevede la possibilità di riassegnare una quota degli importi derivanti da operazioni di valorizzazione di attivi mobiliari e immobiliari o da distribuzione di dividendi o riserve patrimoniali, a patto che ciò che non implica ulteriori oneri per la finanza pubblica.

Tutto ciò arriva in seguito a diversi tentativi da parte del Governo di incentivare l’acquisto di Alitalia che, tra gli altri, avrebbe dovuto coinvolgere il Gruppo Ferrovie dello Stato e Atlantia, dopo il fallimento di altre operazioni, su tutte quella di Etihad. Secondo alcune stime di Mediobanca, prima dell’ultimo decreto lo Stato avrebbe speso almeno 8,7 miliardi di euro per salvare l’ex compagnia di bandiera con un impegno richiesto alla finanza pubblica che diventerà dunque ancora più gravoso.

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