Scuola digitale, cosa funziona e le lezioni da imparare

Articolo
Giulia Tani

Cresce esponenzialmente nel mondo il numero di bambini e ragazzi tenuti a casa per l’emergenza coronavirus. Secondo il monitoraggio dell’Unesco, ben 107 Paesi hanno interrotto completamente le lezioni, inclusa la quasi totalità degli Stati europei, asiatici e dell’America Latina. A questi si aggiungono altri 12 Paesi (tra cui Stati Uniti e Regno Unito) in cui sono state disposte chiusure selettive di singole scuole o specifiche aree. In totale, oltre 861 milioni di studenti nel mondo sono colpiti dalla sospensione delle attività didattiche. E se in molti Paesi le misure restrittive volte al contenimento del contagio sono appena state introdotte, in Italia, dove il blocco totale è cominciato il 4 marzo e interessa più di 10 milioni di studenti, si va verso una proroga della riapertura inizialmente prevista per il 3 aprile.

In realtà, la scuola italiana non si è mai fermata. All’indomani di un’emergenza senza precedenti, i docenti si sono organizzati non solo per garantire la continuità dell’attività didattica, ma anche, e soprattutto, per dare un segnale di attenzione nei confronti di studenti e famiglie. Diversi i metodi adottati: dal caricamento di materiali in formato di testo, audio o video sulla piattaforma del registro elettronico, all’assegnazione di compiti su gruppi Whatsapp, passando per le video lezioni trasmesse in orari determinati e seguite in diretta dall’intera classe. In poche settimane si sta cercando di recuperare un ritardo digitale accumulato negli anni. Secondo un’indagine di Skuola.net pubblicata il 13 marzo, la didattica a distanza è ormai entrata nella quotidianità di alunni e docenti. Se all’inizio della crisi, nelle zone rosse, un solo studente su cinque veniva coinvolto, oggi il fenomeno riguarda il 77% degli alunni delle scuole medie nell’intera nazione e quasi il 90% degli studenti nell’ultimo triennio delle superiori. La didattica a distanza si è inoltre servita dell’assistenza del 73% dei genitori.

Ma quali sono le modalità? Nelle classi del Nord, da più giorni alle prese con la chiusura, prevalgono le lezioni in videoconferenza, seguite dal 58% degli studenti. Al Sud, invece, i professori si affidano soprattutto al registro elettronico (usato dal 47% di ragazzi). Nelle regioni centrali, infine, il 43% è già passato a software più evoluti, che permettono addirittura di partecipare a lezioni interattive. Il ministero dell’Istruzione ha messo a disposizione webinar di formazione per la didattica a distanza e suggerisce in un’apposita pagina web dove reperire contenuti digitali (Rai Scuola, Rai Cultura, Treccani Scuola sono solo alcuni esempi) e quali piattaforme utilizzare, per lo più disponibili gratuitamente. Tra le altre, c’è in particolare il pacchetto G-Suite for Education che include Hangouts Meet, per comunicare via chat e videoconferenza anche in gruppo, e Classroom, che permette di creare classi virtuali, distribuire compiti e test, dare e ricevere commenti. E ancora il pacchetto Microsoft Office 365 Education che contiene Teams, altro software popolare per effettuare video conferenze.

Dalle piattaforme per costruire classi virtuali e lavorare in gruppo, ai servizi di messaggistica e videochiamata, dagli strumenti per condividere file ai programmi per effettuare test online, il ventaglio delle possibilità per svolgere didattica a distanza è ampio. Il vero problema è la scarsità di strumenti adeguati. Per svolgere una lezione in video conferenza, è necessario che tutti gli studenti dispongano di un pc o un tablet e una buona connessione a Internet. Spesso l’effettiva interattività della lezione è dunque ostacolata dall’obsolescenza dei computer, da sistemi operativi inadeguati o da connessioni lente. Anche nelle case in cui sono presenti strumenti all’altezza, spesso si tratta di apparati in condivisione con altri fratelli, chiamati anche loro a seguire lezioni online, o dai genitori, che devono lavorare da casa.

Ma c’è di più. I ragazzi che vivono in condizioni socio-economiche più difficili rischiano di essere completamente esclusi dalla didattica a distanza, con grave danno all’equità nell’esercizio del diritto all’istruzione. Per scongiurare questo pericolo, il decreto Cura Italia (di cui abbiamo parlato qui) ha stanziato 85 milioni di euro complessivi volti al sostenimento della didattica a distanza. Le risorse saranno destinate alla formazione del personale scolastico nonché all’acquisto o al potenziamento di piattaforme digitali da parte delle scuole. Parte dei fondi servirà altresì a mettere a disposizione degli studenti meno abbienti dispositivi digitali per accedere alle varie piattaforme.

Il ministero dell’Istruzione è poi intervenuto per fornire indicazioni sulle modalità di svolgimento della didattica a distanza in una sere di note. Nello specifico, l’ultima emanata il 17 marzo invita i docenti a non limitarsi al solo invio di materiali ma a precederli con una spiegazione o accompagnarli con chiarimenti. Occorre altresì favorire, ove possibile, il collegamento diretto con gli studenti tramite video lezioni. Infine, il ministero di viale Trastevere invita i docenti a procedere a una attività di valutazione costante. Lo scopo è rafforzare la relazione tra docente e alunno, in un’ottica di personalizzazione e responsabilizzazione dello studente.

Molti sono i problemi ancora da risolvere, a cominciare dalla dispersione scolastica. Un fenomeno che, in questa delicata congiuntura, rischia di aggravarsi. L’assistenza costante dei genitori, inoltre, non può essere data per scontata, considerando le tante difficoltà nel conciliare il lavoro, seppure in modalità a distanza, con l’affiancamento dei figli. In un discorso caricato su YouTube, il dirigente scolastico di un liceo scientifico di Roma ha invitato la sua comunità a rendere reale il patto formativo tra docenti, studenti e famiglie, affrontando con coraggio la grave “responsabilità dell’oggi”.

In ogni caso, a prescindere dall’emergenza corrente, la rivoluzione attualmente in atto nella scuola italiana potrebbe lasciare un’impronta permanente. In futuro, la didattica a distanza dovrà diventare oggetto di specifica formazione per i docenti e occorrerà sfruttare a pieno le sue potenzialità per integrare e arricchire le lezioni frontali. La crisi corrente ha richiamato la nostra attenzione sul valore del docente: che impugni un gessetto polveroso o una penna ottica, il suo lavoro continua a essere fondamentale nel formare il futuro del nostro Paese.

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