Coronavirus, ecco cosa sta facendo il Parlamento Ue mentre gli Stati membri si dividono

Articolo
Camilla Palla
Programma 2020

La giornata di ieri, giovedì 26 Marzo, ha visto le istituzioni europee riunirsi nuovamente per fare il punto sulla crisi, con l’obiettivo di trovare nuovi strumenti e rafforzare quelli esistenti nella gestione dell’emergenza coronavirus.

Nella riunione del 26 marzo il Parlamento europeo si è riunito in plenaria per votare le misure proposte nel corso delle settimane precedenti dalla Commissione. Presenti fisicamente soltanto i leader dei gruppo politici mentre gli altri europarlamentari hanno potuto seguire i lavori da remoto. Nonostante questo, ben 687 membri del Parlamento hanno preso parte alle procedure di voto. Il punto principale? Serve un’Europa più unita e una maggiore solidarietà tra gli Stati membri nell’affrontare le sfide che questa crisi sta ponendo.

La seduta è stata aperta dalle parole del presidente David Sassoli, che ha voluto sottolineare come i lavori del parlamento continueranno, e che grazie alle nuove procedure speciali introdotte (articolo Mattia su procedure), il Parlamento continuerà a svolgere e ad assicurare il suo ruolo e le sue attività. La plenaria è stata un momento unico, in cui per la prima volta un’istituzione democratica si è espressa con la procedura di voto a distanza.

La sfida centrale, su cui si valuterà la resilienza dell’Unione e dei suoi Stati membri riguarda le misure di medio e lungo termine volte a mitigare l’impatto economico, già critico, e ad aumentare gli investimenti diretti al settore della ricerca. E c’è chi in Parlamento ha chiesto un approccio più forte da parte delle istituzioni, misure più decise quali ad esempio un piano Marshall Ue accompagnato da un fondo europeo per la disoccupazione, per tentare di attenuare le conseguenze economiche e sociali della crisi COVID-19. Le posizioni tra i differenti gruppi, ovviamente divergenti, hanno però portato all’approvazione pressoché all’unanimità di tre misure fondamentali per affrontare la crisi.

Il primo strumento approvato è il Corona Response Investment Initiative, che sblocca 37 miliardi di euro già disponibili in fondi europei per rafforzare i sistemi sanitari, le piccole e medie imprese e gli altri settori più vulnerabili delle economie europee.

La seconda misura adottata riguarda l’estensione dell’Eu Solidarity Fund, il fondo creato nel 2002 per la gestione delle gravi inondazioni che avevano colpito l’Europa centrale, che renderà disponibili fino a 800 milioni di euro nel 2020. La proposta della Commissione prevedeva un’estensione dello scopo iniziale del fondo al fine di includere le gravi crisi di salute pubblica nelle emergenze naturali inizialmente coperte.

Infine, l’ultimo voto ha riguardato la sospensione delle norme riguardanti l’assegnazione delle bande orarie negli aeroporti dell’Ue. La sospensione temporanea – che si estenderà a tutta la stagione estiva – solleva le compagnie dall’obbligo di effettuare un numero minimo di decolli e atterraggi, andando ad arrestare il fenomeno dei cosiddetti “voli fantasma”. Altro punto, che è complementare alla dimensione economica, riguarda l’appello delle istituzioni europee agli Stati membri a mantenere i confini interni aperti per permettere i flussi di equipaggiamenti medici e beni tra gli stati.

Non basta tuttavia modificare strumenti esistenti, ha sottolineato il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, occorre individuare risposte nuove e multi-dimensionali. Serve una risposta comune, consapevole e forte da parte di tutti gli Stati membri. Un impegno che si è però scontrato con il nulla di fatto che nel frattempo è maturato nel corso del vertice di ieri. Senza l’accordo tra gli Stati membri sui coronabond e le altre misure economiche in discussione la risposta europea rischia, per forza di cose, di rivelarsi insufficiente.

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