Come l’Unione europea finanzia la ricerca sul Covid-19

Articolo
Mattia Ceracchi
Cancer Plan

Già il 30 gennaio scorso, quando il bollettino del Covid-19 segnava 7824 persone contagiate e 170 decessi a livello mondiale e registrava i primi casi confermati in Europa (oggi nel mondo i contagi hanno superato il milione e i morti per coronavirus sono oltre 50,000), la Commissione europea attivava 10 milioni di euro dal fondo per la ricerca di emergenza in campo sanitario previsto dal programma di Horizon 2020 per sostenere la ricerca sulla nuova epidemia.

Il bando straordinario – la dotazione è nel frattempo cresciuta da 10 a 48 milioni – ha consentito alla Commissione di selezionare in tempi molto rapidi 18 progetti di ricerca e finanziare con i soldi del bilancio pubblico europeo 140 gruppi di ricercatori, che oggi lavorano per comprendere l’andamento della pandemia attraverso indagini epidemiologiche e processi di modellazione dei dati, per sviluppare strumenti di diagnostica più veloci, per testare cure e trattamenti innovativi e, ovviamente, per sperimentare un possibile vaccino.

È stata questa la prima delle diverse linee di finanziamento attivate dall’Unione Europea a sostegno della ricerca sul Covid-19. I soldi arrivano direttamente dal bilancio europeo e in particolare da Horizon 2020, il programma di ricerca e innovazione dell’Unione che finanzia ogni anno progetti per oltre 10 miliardi di euro, sostenendo tramite bandi competitivi i migliori gruppi di ricerca in Europa: fondi che risultano spesso determinanti per far avanzare la ricerca continentale, specie in quei Paesi – come l’Italia – dove gli investimenti pubblici e privati in ricerca e sviluppo sono storicamente sottodimensionati.

Tra i 18 consorzi premiati dal primo bando straordinario europeo figura Exscalate4CoV (E4C), un progetto a coordinamento italiano (capofila è la milanese Dompé farmaceutici) che mira a sfruttare le potenzialità di supercalcolo integrandole con le migliori competenze scientifiche nel campo delle scienze della vita per fronteggiare al meglio e in tempi rapidi situazioni di pandemia di interesse sovranazionale. Pilastro del progetto – come riporta il sito del Consorzio Universitario Cineca, principale centro di calcolo in Italia e altro partner pesante di E4C – è Exscalate, il sistema di supercalcolo dal database di 500 miliardi di molecole in grado di testare più di tre milioni di molecole al secondo (e individuare quindi i farmaci potenzialmente più promettenti per il trattamento della COVID-19).

Il bando di fine gennaio non è l’unico finanziato con soldi del bilancio pubblico europeo. A inizio marzo, la Joint Undertaking Innovative Medicine Initiative 2 – il partenariato pubblico-privato istituito tra la Commissione e l’industria farmaceutica europea – ha pubblicato una call straordinaria (chiusa il 31 marzo), che mira a sostenere progetti che sviluppano trattamenti e diagnostica per fronteggiare l’epidemia COVID-19 e ad aumentare la preparazione a possibili epidemie future, per un investimento totale di 90 milioni di euro, di cui la metà messi a disposizione dalla Commissione tramite Horizon 2020 e l’altra metà derivante dai contributi in-kind dei partner farmaceutici associati ad IMI2.

Non solo. L’ultimo bando dello European Innovation Council (EIC) – lo strumento di Horizon 2020 dedicato alle start-up e alle PMI innovative di qualunque settore tecnologico – ha ricevuto più di mille candidature solo da start-up e PMI che si sono fatte avanti per proporre innovazioni per il contrasto alla COVID-19 (tali proposte dovranno ora concorrere, insieme ad altre migliaia, per aggiudicarsi la quota di 164 milioni di euro stanziata per questa tornata di finanziamenti dell’EIC).

Oltre ai classici finanziamenti assegnati tramite call competitive, la Commissione – prendendo un’iniziativa inusuale e clamorosa – ha offerto un sostegno complessivo di 80 milioni di euro a CureVac – un’azienda biotech tedesca che sviluppa vaccini innovativi – con l’obiettivo dichiarato di accelerare la messa a punto e la produzione di un vaccino contro il coronavirus (CureVac era tra l’altro già risultata vincitrice nel 2014 del premio Ue d’incentivo all’innovazione da 2 milioni di euro, e ciò ha senz’altro contribuito a fornire una base d’appoggio alla decisione della Commissione).

Tecnicamente il sostegno assumerà la forma di garanzia dell’Ue di un prestito di 80 milioni erogato dalla Banca Europea degli Investimenti, nell’ambito dello strumento di finanziamento “InnovFin per le malattie infettive”. La mossa della Commissione è doppiamente significativa, non solo per l’ammontare del finanziamento messo a disposizione, ma poiché fa seguito alla notizia (ufficialmente smentita dalla stessa Curevac, ma confermata da più fonti) della proposta da parte del governo americano di acquistare dall’azienda tedesca il brevetto sul vaccino contro il Covid-19 (non ancora testato) per un miliardo di dollari, ma per un utilizzo esclusivo limitato al territorio degli Stati Uniti.

Una piccola storia che dimostra come lo strumento del bilancio europeo possa essere utilizzato non solo per finanziare ricercatori e innovatori, ma anche a difesa degli interessi strategici dell’Unione.