Il turismo prova a programmare la ripartenza. Le proposte dell’Anpit

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Giulia Palocci
anpit
Credit: DarkWorkX da Pixabay

È tra i settori più colpiti dall’epidemia da coronavirus ed è da sempre uno dei pilastri fondamentali dell’economia italiana. Si tratta del turismo, un comparto che rappresenta per il nostro Paese oltre il 12% del prodotto interno lordo, il 15% dell’occupazione e vale circa 146 miliardi di euro. Il lockdown e le misure varate dal governo per contenere la diffusione dell’epidemia hanno messo in seria difficoltà l’intera filiera, con un calo drastico non solo delle visite di turisti stranieri, ma anche degli spostamenti all’interno del territorio nazionale (ne abbiamo parlato qui). Sono molte le proposte arrivate sul tavolo dell’esecutivo per rilanciare il settore e far fronte alla crisi. Tra queste, anche quella dell’Associazione nazionale per l’industria e il terziario (Anpit).

Da una moratoria che preveda la cancellazione di tutti gli adempimenti fiscali del 2020 e del 2021 a un bonus villeggiatura che consenta la deducibilità in cinque anni di tutte le spese sostenute per le vacanze godute in Italia dal 1 giugno al 31 dicembre 2020 per un ammontare complessivo pari a 5.000 euro. Dall’emissione di buoni acquisto da parte dei ristoranti spendibili nel 2020 e nel primo semestre 2021 al congelamento di tutti i pagamenti per le imprese fino alla fine dell’anno, passando per la semplificazione delle procedure di accesso agli ammortizzatori sociali per dare immediato sostegno al reddito ai lavoratori rimasti a casa. Sono queste le principali richieste dell’associazione presieduta da Federico Iadicicco, secondo cui “è necessario intervenire al più presto con misure d’impatto che prevedano interventi immediati, diretti e indiretti”.

Le richieste del settore arrivano a seguito di un’indagine svolta dall’associazione su circa 400 aziende associate sparse su tutto il territorio nazionale. Dalla ricerca emerge che quasi il 90% delle imprese teme che i provvedimenti adottati dal governo non siano adeguati a fronteggiare il momento di crisi. I dubbi principali riguardano i diversi passaggi burocratici per accedervi come, ad esempio, “la complessità delle procedure e dei tempi di erogazione“. Tuttavia, il 96% ha dichiarato che ne farà uso mentre la percentuale si abbassa e sfiora l’87% per quelli che usufruiranno, nello specifico, dei servizi di accesso al credito e alla liquidità.

La ricerca si concentra pure sugli adempimenti fiscali. Per il 94% delle aziende turistiche la durata delle sospensioni è troppo breve, così come è eccessivamente ravvicinata l’eventuale rateizzazione del pagamento dovuto. Anche in questo caso, tuttavia, il totale delle imprese della filiera ha dichiarato di farne ricorso. Cala, invece, la fiducia delle aziende sulle prospettive future: poco più della metà – il 58% – si è dichiarata positiva sulla ripresa della propria attività mentre poco meno del 20% ritiene che il coronavirus abbia compromesso per sempre il proprio futuro imprenditoriale.

I numeri parlano chiaro“, ha dichiarato Iadicicco. Che ha poi continuato: “Siamo di fronte a un preoccupante grado di incertezza delle imprese del settore, che amplifica le paure rispetto al futuro. Ecco perché riteniamo che questo pacchetto di misure possa essere un incentivo per la ripresa del settore”. In particolare, i provvedimenti proposti sono rivolti sia a facilitare l’aumento dei consumi da parte delle famiglie italiane sia a sostenere le imprese del settore a rimanere attive dopo la fine dell’emergenza.

Un esempio è la proposta del cosiddetto Bonus villeggiatura, una misura che “prevede la deducibilità delle spese sostenute per le vacanze in Italia“. Rientrano in questa categoria, dunque, tutte le uscite relative al trasporto, all’ospitalità, ai musei, alle fiere, ai parchi, agli stabilimenti balneari e termali, alle agenzie turistiche, alle attività sportive connesse alle ferie e alla ristorazione (anche da asporto). Affinché sia effettiva, però, ci sarà bisogno di uno stanziamento di 25 miliardi di euro nell’arco del quinquennio 2021-2025.

L’Anpit chiede anche la cancellazione di tutti gli adempimenti fiscali del 2020 e del 2021 per consentire alle aziende del settore di resistere in questa fase difficile e di massimizzare gli auspicabili ricavi del 2021, il cui mancato carico fiscale potrebbe in parte sopperire ai mancati ricavi 2020. Tra le proposte, anche l’introduzione di buoni ristorazione, che “avrebbero un costo per il consumatore inferiore del 10% rispetto al suo potere di acquisto e verrebbero esclusi dai ricavi aziendali nel 2020 rientrando per l’80% nei ricavi 2021“.

A destare le maggiori preoccupazioni, però, sono come sempre le lungaggini burocratiche. Per questo motivo non mancano le proposte sotto questo profilo. Nello specifico, “il provvedimento ha come obiettivo la semplificazione delle procedure di accesso agli ammortizzatori sociali per dare immediato sostegno al reddito ai lavoratori rimasti a casa attraverso l’eliminazione delle procedure di informazione, consultazione ed esame congiunto con le organizzazioni sindacali“, ad esempio. Oppure “l’azzeramento dei tempi di attesa e l’attivazione del pagamento degli ammortizzatori sociali entro e non oltre il 20 aprile, anche mediante il sistema creditizio garantito dallo Stato”.

Infine, l’Anpit chiede che vengano congelati tutti i pagamenti fiscali e contributivi per le imprese fino al 31 dicembre 2020. Ma non solo. Per quanto riguarda l’accesso al credito con garanzia statale, la proposta prevede “un ulteriore sforzo sotto il profilo dei costi – con un tasso massimo per il finanziamento dello 0,2%- e dei rimborsi a 20 anni“.

L’IMPORTANZA DEL LEGAME TRA IMPRESE E TERRITORIO. PARLA IADICICCO

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