Fondo di Solidarietà Ue, come si sta muovendo l’Italia


Articolo
Camilla Palla
Fondo di solidarietà

Nel quadro delle iniziative intraprese a livello europeo nella lotta agli effetti economico-sociali che la pandemia sta producendo in tutta Europa, a fine marzo la Commissione aveva deciso di estendere lo scopo del Fsue – il Fondo di Solidarietà dell’Unione – per poterlo riadattare alla attuale situazione di emergenza.

Il fondo, creato nel 2002 per la gestione delle gravi inondazioni che avevano colpito l’Europa centrale, renderà disponibili fino a 800 milioni di euro per il 2020. La proposta della Commissione prevedeva un’estensione dello scopo iniziale del fondo al fine di includere le gravi crisi di salute pubblica alla fattispecie delle emergenze naturali inizialmente coperte. Di fatto, sono inclusi tutti i tipi di assistenza alla popolazione, da misure di tipo medico-sanitario e le misure adottate per contenere la diffusione della malattia a quelle socio-economiche di sostegno alle fasce di popolazione più colpite.

Secondo quanto previsto dal regolamento (UE) 2020/461, che va dunque a modificare la normativa precedente, uno Stato definito “ammissibile”, e cioè uno Stato membro o un Paese con cui sono in corso i negoziati di adesione all’Unione, può presentare alla Commissione una richiesta di accesso al fondo di solidarietà in caso di grave emergenza di sanità pubblica sul proprio territorio. Tale richiesta potrà essere presentata fino al 24 di giugno.

Seguirà poi una fase di valutazione di tutte le richieste ricevute. La Commissione specifica infatti che la valutazione relativa all’allocazione delle risorse non seguirà il criterio “first come first served”, ma verrà svolta in base ad una ratio fondata sulla proporzionalità. I fondi saranno dunque distribuiti tra gli Stati che ne faranno richiesta in base alle specifiche necessità dettate dalla situazione di urgenza e compatibilmente con il budget a disposizione.

Dopo aver determinato l’ammontare e i beneficiari, la Commissione dovrà poi presentare una proposta di finanziamento in un unico pacchetto al Parlamento Europeo e al Consiglio, che dovranno poi procedere all’approvazione.

Una volta approvati, gli stanziamenti saranno messi a disposizione degli Stati beneficiari attraverso una decisione di concessione della sovvenzione. L’ammontare sarà poi versato immediatamente e in un’unica soluzione e lo Stato beneficiario avrà a disposizione un anno dalla data di erogazione per poter usufruire dei fondi messi a sua disposizione. Inoltre ciascuno Stato sarà responsabile dell’attuazione delle misure presentate alla Commissione al momento della presentazione della domanda, nonché della loro verifica e controllo. È prevista un’ulteriore fase di assessment da parte della Commissione, che consiste nella valutazione delle relazioni di esecuzione che ciascuno Stato beneficiario dovrà presentare, che consiste di fatto in una sorta di resoconto sulle spese inerenti all’impiego della sovvenzione.

L’Italia è stato il primo Paese a presentare la domanda preliminare per accedere al fondo. L’impatto prolungato della pandemia sul sistema Italia ha avuto un impatto enorme su svariati settori socio-economici, generando conseguenze che necessitano interventi mirati per ripristinare il più possibile la normalità. La domanda presentata è tuttavia ancora a una fase preliminare: nelle prossime settimane l’Italia, così come gli altri Paesi che presenteranno la richiesta, dovranno fornire informazioni più dettagliate, relative alle stime dei costi sostenuti nella gestione dell’emergenza. Inoltre, dovranno essere dettagliate tutte le altre fonti di finanziamento provenienti da fondi europei, e le altre che fanno capo a strumenti nazionali e internazionali.

Occorrerà dunque attendere il 24 giugno per avere un quadro complessivo più chiaro circa le richieste che verranno presentate alla Commissione. Sui tempi relativi all’effettivo accesso ai fondi si stima invece che l’allocazione degli 800 milioni previsti dal fondo di solidarietà per il 2020 non avverrà prima di fine estate.

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