Cosa sta succedendo tra Banca centrale europea e Corte costituzionale tedesca

Articolo
Gabriele Ferrara
Germania

La Corte costituzionale tedesca contro la Banca centrale europea. A certificarlo è la bocciatura arrivata da Karlsruhe nei confronti del Public sector purchase programme (Pspp) avviato nel 2015, che si ritiene abbia ecceduto i poteri dell’Eurotower. Si tratta di un piano, comunemente noto come Quantitative Easing, di acquisti di titoli pubblici attraverso il quale l’istituto di Francoforte immette liquidità sul mercato per rilanciare la crescita economica ed evitare il rischio di deflazione. A questo proposito, i giudici tedeschi hanno altresì ricordato che i trattati assegnano alla Corte di giustizia dell’Unione europea il mandato di interpretare l’applicazione delle misure, motivo per cui occorre rispettare le sue decisioni. D’altra parte, la Corte costituzionale tedesca ha dato tre mesi di tempo al Consiglio direttivo della Banca centrale europea per fornire risposte adeguate in merito al suo operato.

ADOTTATE DECISIONI CONTROVERSE

La Corte ha sottolineato che interventi come il Pspp abbiano significativi effetti di politica economica, ragione per cui è necessario che “gli obiettivi di politica monetaria del programma e gli effetti di politica economica siano identificati, ponderati ed equilibrati l’uno rispetto all’altro“. Secondo la Corte costituzionale tedesca, il problema ruota intorno al fatto che la Banca centrale europea abbia perseguito incondizionatamente l’obiettivo di politica monetaria, ovvero il raggiungimento dei tassi di inflazione vicini al 2%, ignorando però i suoi effetti di politica economica. Dunque, a suo giudizio, oltre a non considerare “palesemente il principio di proporzionalità” con le “controverse” decisioni adottate, è andata oltre il suo mandato di politica monetaria. Secondo la Corte di Karlsruhe, non si può dire che il Pspp violi la Costituzione tedesca o la responsabilità di bilancio del Bundestag, anche in considerazione del fatto che non è previsto in alcun modo un regime di condivisione dei rischi fra l’Eurotower e le singole banche centrali. Tuttavia, si afferma chiaramente che il governo federale e il Bundestag tedesco debbano “adottare misure attive contro il Pspp nella sua forma attuale“. Il sindacato tedesco è dunque sull’adeguatezza e sulla misura dell’intervento della Banca centrale europea, rispetto alla quale la Corte tedesca ha il diritto di sindacare in relazione alla sua applicazione nell’ordinamento nazionale.

LA RISPOSTA DELL’UNIONE EUROPEA

Già nel 2017 la Corte di giustizia dell’Unione europea si era espressa a favore del Quantitative Easing proprio su richiesta della Germania, arrivando però, in quel caso, alla conclusione che le scelte di Francoforte fossero pienamente legittime. In seguito a quanto accaduto negli ultimi giorni, invece, la Commissione ha fornito una risposta estremamente chiara: “Riaffermiamo la primazia del diritto europeo e il fatto che le sentenze della Corte di giustizia dell’Ue sono vincolanti per tutte le corti nazionali“. Nella vicenda è intervenuto anche il portavoce del presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, Eric Mamer, dichiarando che “la Commissione ha sempre rispettato l’indipendenza della Bce nell’implementazione della sua politica monetaria“. Da parte sua, il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni ha sottolineato l’indipendenza di Francoforte, elemento ritenuto alla base della politica monetaria europea anche dal capo della Vigilanza della Bce Andrea Enria.

IL PRECEDENTE DELL’OUTRIGHT MONETARY TRANSACTIONS

Uno scontro simile si era già verificato qualche anno fa sul programma di acquisto di titoli di Paesi in crisi varato dalla Banca centrale europea nell’agosto 2012. Si trattava delle cosiddette Outright Monetary Transactions (Omt) poste in essere proprio quell’anno dall’istituto, a quel tempo guidato da Mario Draghi, nel corso della crisi dell’euro e dei debiti sovrani. Parliamo, in pratica, del famoso whatever it takes pronunciato dal banchiere italiano, che si impegnò a salvare la moneta unica a qualsiasi costo. Ciò implicò proprio la possibilità di utilizzare le Omt, ovvero un piano di acquisti di titoli sul mercato secondario per aiutare i Paesi membri dell’eurozona che soffrivano di particolare crisi di fiducia sui mercati, in modo da evitare attacchi speculativi. La dimensione dell’operazione – che non è ancora stata utilizzata – è illimitata, con i titoli acquistati che sarebbero soprattutto a breve scadenza. Per accedere a tale strumento, è necessaria una stretta ed efficace condizionalità allegata a un programma del Meccanismo europeo di stabilità, con aggiustamenti macroeconomici di entità rilevante e il coinvolgimento del Fondo monetario internazionale. La possibilità di accedere a questo piano non piacque a una parte dell’opinione pubblica tedesca, come dimostrò il fatto che 35.000 cittadini – inclusi alcuni politici e accademici – fecero ricorso alla Corte di Karlsruhe, che avrebbe dovuto decidere la liceità delle scelte di Francoforte e se queste ultime rientrassero nel suo mandato. Alla fine si stabilì che le Omt non compromettessero le responsabilità di bilancio del Parlamento tedesco, sottolineando però che l’eventuale applicazione non avrebbe dovuto implicare l’annuncio in anticipo dei titoli di Stato da acquistare. La decisione arrivò nel giugno 2016, dopo che la Corte di giustizia dell’Unione europea si era già espressa in maniera analoga.

GLI SCENARI FUTURI

La decisione dei giudici di Karlsruhe non si riferisce al Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp), ovvero il pacchetto di acquisto di titoli per 750 miliardi di euro per sostenere i Paesi più colpiti dalla attuale crisi e maggiormente indebitati. D’altra parte, arriva in un periodo in cui c’è ancora incertezza sulla strategia operativa inerente al Recovery Fund, rispetto al quale l’Eurogruppo di venerdì 8 maggio potrebbe portare novità interessanti.
Nel frattempo, è intervenuto sulla questione anche l’ex vicepresidente dell’istituto bancario di Francoforte Vitor Constancio, secondo il quale prossimamente in Germania verranno effettuati nuovi ricorsi giudiziari proprio contro il Pepp. A suo giudizio, la distinzione tra politica economia e monetaria a cui fa riferimento la Corte costituzionale tedesca è “ridicola“: “In base a quale legge le dimensioni del bilancio come strumento di politica monetaria sono vietate dal tribunale tedesco?“.
In ogni caso, l’indipendenza della Banca centrale europea dovrebbe far sì che nelle prossime settimane non ci siano conseguenze giuridiche rilevanti mentre si potrebbe creare un’altra frattura a settembre, quando Francoforte dovrà decidere se espandere oppure no il Pepp, con l’opposizione della Bundesbank che si profila come qualcosa di più di una remota possibilità. Inoltre, Francoforte avrà tre mesi per dimostrare che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal Pspp non abbiano effetti economici e fiscali sproporzionati. Il possibile scontro potrebbe avere conseguenze nefaste per tutta l’eurozona, in un periodo che di per sé porta già enormi incertezze sul futuro del Vecchio continente.

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