L’impatto del Covid-19 sui settori produttivi italiani. Il bilancio (per ora)

Articolo
Domenico Salerno
settori produttivi

Dallo scorso 18 maggio la maggior parte dei settori produttivi italiani ha avuto il via libera dal governo per tornare a operare. L’emergenza non può dirsi completamente superata ma, almeno dal punto di vista sanitario, il peggio sembra essere passato. Le misure di contenimento necessarie per arginare la pandemia da Covid-19 hanno svolto il proprio compito, ma hanno avuto un impatto devastante sul tessuto economico italiano. Il nostro Paese è stato, purtroppo, uno dei più colpiti dall’emergenza e questo ha imposto al governo di adottare misure drastiche per salvaguardare la salute pubblica. Adesso è però il momento di fare la conta dei danni e capire effettivamente se l’economia del Paese sarà in grado di ripartire.

Le ultime stime diffuse dall’Istat fotografano una situazione disastrosa per l’Italia: nel primo trimestre del 2020 il prodotto interno lordo risulta in calo del 4,7% rispetto al trimestre precedente. L’istituto prevede che tra febbraio e marzo di quest’anno la produzione industriale si sia ridotta del 28,4%. Anche se l’emergenza ha colpito indiscriminatamente tutti i settori economici, ce ne sono alcuni che hanno subito maggiormente il colpo: la fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%), il tessile (-51,2%), la meccanica strumentale (-40,1%) e la metallurgia (-37,0%). Quelli che, invece, hanno retto meglio all’impatto della pandemia, subendo comunque perdite rilevanti, sono l’industria alimentare (-6,5%), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi (-9%) e il comparto farmaceutico (-9,1%).

Ma tra i settori produttivi in gravissima crisi che nonostante la fine del lockdown difficilmente potranno recuperare il terreno perso c’è quello dei trasporti. Le limitazioni imposte alla mobilità degli individui, sia a livello nazionale che globale, stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di numerose attività del settore. Particolarmente grave è la situazione del trasporto aereo che, secondo l’ultimo bollettino diffuso dalla International Air Transport Association, dall’inizio dell’emergenza ha perso ricavi per 314 miliardi di dollari a livello globale, facendo segnalare circa 4,5 milioni di prenotazioni cancellate. A fronte di un crollo dell’acquisto di biglietti che si aggira tra l’80 e il 95% rispetto all’anno precedente, le compagnie sono state costrette a mettere a terra tutta o gran parte della propria flotta. A livello nazionale il governo italiano ha scelto di intervenire direttamente nel salvataggio della compagnia di bandiera Alitalia, che versava in condizioni difficili già prima della crisi, avviando con il decreto Cura Italia la costituzione di una newco a partecipazione pubblica per la quale sono stati stanziati 500 milioni di euro.

Infine, anche se è ancora presto per capire cosa accadrà durante la stagione estiva, è opportuno includere tra i più colpiti anche il comparto del turismo. Il nostro Paese ospita il 30% dei servizi ricettivi dell’Unione europea che generano ogni anno oltre 25 miliardi di euro di fatturato. Secondo l’Istat, nel periodo che va da marzo a maggio 2020 le nostre attività hanno perso circa 81 milioni di presenze turistiche. Un numero che avrebbe generato un introito di circa 9,4 miliardi di euro. Le aziende che operano in questo settore sono per la stragrande maggioranza piccole e medie imprese ed è difficile capire quante di queste riusciranno a sopravvivere dati i mancati guadagni e una stagione estiva con prospettive tutt’altro che positive.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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