Recovery Fund, le sfide che attendono l’Italia (per non perdere il treno europeo)

Articolo
Gabriele Ferrara
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Credit: Pixabay/Caniceus

Dopo mesi di intense trattative, la Commissione europea ha presentato il Recovery Package. Secondo i primi calcoli effettuati dalla Commissione e riportati da POLITICO Europe, l’Italia dovrebbe ricevere oltre 172,7 miliardi di euro, di cui 81,8 sotto forma di trasferimenti e 90,9 di prestiti. Per dare un’idea di quale sarà il piano del governo per utilizzare queste risorse, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha inviato una lettera al Corriere della Sera in cui ha delineato le principali priorità su cui intervenire nel prossimo futuro.

IL DIVARIO DIGITALE

Tra le altre cose, Conte ha sottolineato la necessità di modernizzare il Paese incentivando la digitalizzazione, i pagamenti elettronici e l’innovazione in generale. In particolare, il premier ha parlato di “un programma per realizzare al più presto la banda larga in tutto il Paese“. Per colmare il divario digitale, così come per incentivare lo smart working, sarà fondamentale garantire che l’accesso alle nuove tecnologie sia alla portata di tutti, a prescindere dal reddito e dall’appartenenza territoriale.

TRANSIZIONE GREEN

Al centro dell’agenda c’è anche la transizione energetica. A tal proposito, Conte ha detto che quest’ultima si dovrà associare “a nuove forme di tutela e promozione del territorio e del patrimonio paesaggistico e culturale”. Secondo quanto emerso durante la tavola rotonda organizzata lo scorso autunno dall’Istituto per la Competitività (I-Com) dal titolo “Applicare con energia. Obiettivi e strumenti per il Green New Deal italiano”, sarà necessario spendere più di 100 miliardi di euro di investimenti annui per far fronte all’emergenza climatica. Per questo motivo, diversi rappresentanti del mondo industriale ritengono che gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima per il 2030 debbano essere resi ancora più ambiziosi.

RIFORMA DI FISCO E GIUSTIZIA

Oltre a puntare sulla garanzia del diritto allo studio – si pensi che nel 2018 il tasso di abbandono scolastico in Italia è stato pari al 14,5% – Conte ha rimarcato la necessità di velocizzare i tempi della giustizia e di riformare il fisco. Rispetto a quest’ultimo punto, l’idea è quella di garantire sempre un sistema progressivo, ma ripensando in maniera strutturale il meccanismo delle deduzioni e detrazioni che, per essere garantite, nel 2019 hanno richiesto al ministero dell’Economia e delle Finanze una spesa da 61 miliardi di euro. Secondo quanto riportato da Qui Finanza, nel 2019 il numero complessivo di queste agevolazioni è stato pari a 513. Le più utilizzate sono le detrazioni, di cui usufruiscono oltre 51 milioni di contribuenti. Conte ha altresì sottolineato l’importanza di accorciare i tempi della giustizia penale e civile, le cui lunghezze creano non pochi disagi alla cittadinanza e disincentivano gli imprenditori a investire nel nostro Paese. Secondo un fact-checking dell’Agi, l’agenzia giornalistica diretta da Mario Sechi, mediamente un processo civile dura circa otto anni (2.949 giorni) mentre la media dei Paesi europei è di poco meno di due anni (715 giorni). Per quanto riguarda i processi penali, invece, il tempo che solitamente richiede il nostro sistema è di 3 anni e 9 mesi (1.377 giorni), ben al di sopra dell’andamento medio del resto del continente (138 giorni).

IL REATO DI ABUSO D’UFFICIO

Per ridurre la burocrazia, secondo Conte è importante che i funzionari pubblici siano incentivati ad assumersi le proprie responsabilità. Per questo, l’obiettivo è “evitare che sui funzionari onesti gravi eccessiva incertezza giuridica, ad esempio circoscrivendo più puntualmente il reato di abuso d’ufficio e la medesima responsabilità erariale”. La questione, affrontata anche da I-Com in una delle ultime puntate della video-rubrica “A casa con che ha visto come ospite Michele Corradino, presidente di sezione del Consiglio di Stato e commissario Anac, e disciplinata dall’articolo 323 del codice penale, è dibattuta da molto tempo. Grazie alla legge numero 234 del 1997, è stato introdotto il dolo intenzionale, non potendosi più configurare il reato nel caso di semplice eccesso di potere ed evitando così che avessero luogo indagini sulla base di indizi estremamente generici.
In ogni caso, come anticipato, il problema che le istituzioni intendono risolvere è legato al fatto che il reato induce dirigenti e funzionari a non far uso del proprio spazio decisionale a causa del timore che possa essere avviata un’indagine penale, generando così il blocco dell’attività amministrativa inaccettabile. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, dal giugno 2008 all’aprile 2019 sono state prodotte 150 sentenze di responsabilità per il reato di abuso d’ufficio, spesso associato ad altre fattispecie (si pensi alla truffa).

Ad ogni modo, intervenire in maniera puntuale su questo aspetto, così come sul Codice degli appalti e diversi procedimenti burocratico-amministrativi – da questo punto di vista il prossimo decreto Semplificazioni potrebbe rivelarsi cruciale – sarà fondamentale anche per la credibilità dell’Italia nei confronti degli alleati europei. Le difficoltà in termini di progettualità e di efficienza delle amministrazioni pubbliche hanno costituito un grosso problema anche per l’utilizzo di una parte consistente dei fondi europei di cui il nostro Paese ha beneficiato. Non a caso, uno studio della Commissione europea del 2017 sulla qualità della pubblica amministrazione ha rilevato che la percentuale di persone che percepiscono servizi di buona qualità in Italia non va oltre il 20%, ponendo il nostro Paese al penultimo posto rispetto a tutti gli Stati membri. Saliamo sul secondo gradino del podio, invece, se si considera la percentuale di persone che ritiene che i servizi offerti siano di cattiva qualità. Invertire la tendenza sarà un processo lungo ed estremamente complicato, ma da questo dipenderà una fetta enorme del futuro dell’Italia.

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