Ecco la strategia Farm to Fork. Sostenibilità, innovazione e crescita dal produttore al consumatore

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Camilla Palla
Credit: Pixabay/PublicDomainPictures

La Commissione europea ha presentato la strategia Farm to Fork, un ulteriore passo avanti nel quadro del Green Deal, il piano europeo che ha come obiettivo finale quello di realizzare la neutralità climatica in Europa entro il 2050. Farm to Fork prevede la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili, in un processo che veda coinvolta l’intera catena del valore. Il piano si unisce, insieme alla strategia europea sulla Biodiversità, al novero degli strumenti già presentati che fanno capo al Green Deal e tra cui risultano il meccanismo europeo per una transizione giusta e il fondo ad esso associato (Just Transition Mechanism & Fund), la proposta per una legge europea sul clima, una nuova strategia industriale europea e il piano d’azione per l’economia circolare.

La strategia Farm to Fork si compone di tre aree principali. La prima è dedicata alla costruzione di una catena alimentare che lavori al servizio dei consumatori, dei produttori, del clima e dell’ambiente. L’Europa ha già un primato mondiale quando si parla della riduzione delle emissioni. Il settore agricolo europeo è l’unico al mondo ad averle ridotte del 20% dal 1990. Nonostante ciò, l’alimentare rimane uno dei principali drivers del climate change e uno dei settori con più ripercussioni ambientali, quando l’obiettivo è far sì che l’intera catena del valore abbia un impatto neutrale o positivo. Una produzione alimentare sostenibile dovrà dunque passare per l’individuazione e lo sviluppo di nuovi modelli di business, che prevedano una diminuzione drastica dell’uso di pesticidi e fertilizzanti, da ridurre rispettivamente del 50 e del 20% entro il 2030. Altrettanto ambizioso è l’obiettivo di dimezzare, sempre entro il 2030, il ricorso massiccio ad antibiotici nell’allevamento intensivo in tutta Europa.

Oltre alla sostenibilità, il sistema dovrà garantire la sicurezza alimentare, una dimensione che in occasione della pandemia Covid-19 ha assunto un’importanza fondamentale. L’Ue deve poterla garantire a tutti i suoi cittadini, anche di fronte a crisi e shock endogeni o esogeni come quello generato dal coronavirus. Se da un lato l’offerta alimentare è stata garantita, la pandemia ha messo in evidenza una serie di debolezze del sistema su cui sarà necessario intervenire in futuro, quali ad esempio interruzioni nelle catene di approvvigionamento, limitate capacità di trasporto e carenza di manodopera. Occorre dunque che la transizione verso modelli di economia circolare sia affiancata da interventi a sostegno delle piccole e medie imprese, in linea con gli obiettivi e le iniziative proposte nel quadro della nuova politica agricola comune. Tale transizione dovrà però riguardare anche i consumatori. Le azioni che saranno intraprese spaziano da campagne per aumentare la consapevolezza del consumatore, all’aumento dell’offerta di prodotti sostenibili a prezzi accessibili. Ma anche la riduzione degli sprechi di cibo e acqua, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

La seconda priorità consiste nel far si che tale transizione sostenibile sia supportata da ricerca, innovazione tecnologica e investimenti. Per quanto riguarda ricerca e investimenti, vari programmi della Commissione sono e continueranno a essere dedicati al settore alimentare: Horizon Europe, ad esempio, avrà una partnership appositamente dedicata con un meccanismo di governance che coinvolgerà gli Stati membri e le realtà economiche lungo tutta la catena del valore per fornire soluzioni innovative e benefici multi-dimensionali. L’accesso a Internet in tutte le aree rurali è un altro degli obiettivi della strategia. L’idea non è solo quella di garantire uguale accesso ai servizi online a tutti i cittadini, ma anche quello di potenziare e rendere più efficiente la produzione agricola. L’accesso alla banda larga in queste zone permetterà il ricorso sistematico all’agricoltura di precisione e all’intelligenza artificiale, con una riduzione dei costi per gli agricoltori, un miglioramento della gestione delle risorse disponibili, prime fra tutte il suolo e l’acqua, e ridurrà l’uso di fertilizzanti e pesticidi. L’obiettivo è ambizioso: la Commissione vuole realizzare un acceso pari al 100% delle aree rurali entro il 2025.

Infine, un’ultima sezione è dedicata alla transizione in una chiave di lettura globale. L’intera azione dell’Unione europea si inserisce in un processo di trasformazione promosso a livello globale, all’interno della cornice fornita dagli obiettivi di Sviluppo sostenibile ONU. Attraverso strumenti come la cooperazione internazionale e le politiche commerciali, l’Unione ha la possibilità di esportare i propri standard e obiettivi e rafforzare la cooperazione con i Paesi terzi, soprattutto in settori chiave come il benessere degli animali, l’uso di pesticidi e la lotta contro la resistenza agli antibiotici. Inoltre, la transizione verso sistemi alimentari sostenibili rappresenta un’enorme opportunità economica. Le aspettative dei cittadini si stanno evolvendo progressivamente, guidando un cambiamento significativo nel mercato alimentare. L’implementazione di tale strategia porrebbe l’Unione in una condizione di primato, un’occasione per guidare il mercato e fornire un esempio di transizione sostenibile su scala mondiale.

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