Gli effetti del coronavirus sull’occupazione. L’allarme dell’Istat

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Giorgia Pelagalli
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Credit: Pixabay/AndreoPolino

Ad aprile l’occupazione è crollata sotto la pressione del coronavirus. Con 247.000 occupati in meno rispetto al mese di marzo la battuta di arresto è stata ancora più profonda di quella del mese precedente. L’emergenza da Covid-19 sta cambiando il volto del mondo del lavoro in maniera significativa, ne rivoluziona i paradigmi operativi e la composizione della domanda da parte delle imprese. Si pensi all’introduzione dello smart working, al crescente ruolo dei servizi postali e degli operatori della logistica. Il mercato fa fatica ad adeguarsi a queste nuove necessità che si sono imposte così velocemente e il risultato è una dinamica occupazionale affaticata e boccheggiante.

Il rapporto Istat pubblicato il 3 giugno fotografa proprio questa contingenza di disagio diffuso, che non risparmia nessuna classe di età e colpisce entrambe le componenti di genere. Sebbene il tasso di disoccupazione sia sceso da marzo ad aprile dell’1,7% (fino ad assestarsi al 6,3%), si tratta di un valore che non corrisponde a un miglioramento delle condizioni dell’offerta di lavoro. Questo dato, apparentemente positivo (si contano 484.000 disoccupati in meno tra marzo e aprile), è più che controbilanciato dall’aumento degli inattivi (+2%): le persone che hanno smesso di cercare un impiego sono aumentate di 746.000 unità, facendo salire la percentuale oltre il 38%. Ne risulta quindi una riduzione dell’occupazione generalizzata dell’1,2%. Se inoltre si considera un orizzonte temporale più ampio, ovvero che metta a paragone i dati di aprile 2020 con quelli dello stesso mese dell’anno precedente, si contano 497.000 occupati in meno, pari a una contrazione percentuale ancora più ampia che si attesta al 2,1%.

Nel dettaglio, quella delle donne è tra le categorie che risentono maggiormente di questa battuta di arresto. Se il tasso di inattività maschile cresce dell’1,6%, quello femminile aumenta del 2,3. Per quanto riguarda la tipologia di occupazione, il calo dei lavoratori dell’ultimo mese comprende tutti i gruppi, sia gli indipendenti (-1,3% con 69.000 unità in meno) sia i dipendenti (-1,1% con meno 205.000). Ma sono i lavoratori a termine a registrare il picco più grave, riducendosi del 4,6%. Analizzando i dati per fasce di età, i più colpiti sono i ragazzi tra i 25 e i 34 anni, con una riduzione del tasso di occupazione del 1,3%. Il tasso di inattività cresce invece di oltre il 2% per tutti gli under 50 mentre aumenta di un punto percentuale se consideriamo la fascia di popolazione compresa tra i 50 e i 64 anni.

L’indagine sottolinea come l’emergenza sanitaria abbia posto importanti ostacoli alla conduzione dell’indagine statistica. In particolare, a causa della limitazione delle modalità di intervista al solo mezzo telefonico, il numero delle famiglie coinvolte nella ricerca relativa ai dati di aprile 2020 è inferiore del 10% rispetto al livello mediamente raggiunto per la produzione di stime analoghe. Ma oltre a dettagli tecnici di questo tipo, esiste almeno un altro fattore che potrebbe influenzare la capacità descrittiva di questi numeri. Tra le misure a sostegno dell’economia contenute nel decreto Cura Italia c’è il blocco dei licenziamenti, prolungato fino al 17 agosto con il decreto Rilancio del 19 maggio. Si tratta di una manovra che vieta in questo periodo la possibilità di operare licenziamenti collettivi o individuali per giustificato motivo oggettivo e aggiunge inoltre l’opportunità di revocare senza sanzioni quelli fatti tra il 23 febbraio e il 17 marzo. Quindi, nonostante questo ammortizzatore sociale non copra già oggi tutte le tipologie di lavoro e lasci scoperte diverse casistiche, senza dubbio preoccupa(e non poco) la prospettiva che, scaduta la protezione del Cura Italia, si riverseranno sul mercato altri disoccupati in cerca di impiego.

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