Covid-19, un banco di prova per la medicina digitale

Articolo
Maria Rosaria Della Porta
medicina

Il distanziamento sociale, la principale misura messa in atto durante l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, è stato un vero e proprio banco di prova per la medicina digitale e per dare il via a quella svolta strutturale della sanità – soprattutto territoriale – attesa da tempo.

In Italia, oltre 4.000 medici, farmacisti, dentisti, psicologi e altri operatori si sono attivati nel teleconsulto mediante l’utilizzo della piattaforma “Clickdoc”, fornita gratuitamente durante l’emergenza per favorire la relazione medico-paziente, salvaguardando la continuità assistenziale, specialmente in relazione alle malattie croniche. A livello mondiale, è salito a circa 80.000 il numero di professionisti attivatisi nel teleconsulto.

Anche le farmacie hanno dato il loro contributo, intensificando l’attività di ricezione delle ricette digitali. Oltre 5.300 farmacie hanno già aderito a ricettainfarmacia.it, sistema anch’esso gratuito, che permette al paziente l’invio della ricetta elettronica (NRE) direttamente alla sua farmacia, così da ridurre spostamenti e file e ricevere i medicinali anche a domicilio, dando un contributo significativo alla riduzione del contagio da Covid-19.
Pure sul fronte del telemonitoraggio, che permette di tenere sotto controllo le condizioni del paziente da casa, si hanno esperienze di successo che vedono coinvolte le aziende sanitarie locali e le aziende ospedaliere come l’AUSL Piacenza, l’ospedale Luigi Sacco di Milano e l’ASL del Sud Tirolo.

È questa la fotografia scattata da CompuGroup Medical (Cgm), leader mondiale della Medical Information Technology, che ha analizzato la risposta digitale in Italia all’emergenza Covid-19.

La pandemia se da un lato ha evidenziato le criticità del nostro Servizio sanitario nazionale, dall’altro ha messo in luce le potenzialità della medicina digitale e di come questa possa migliorare l’assistenza sanitaria.

Gli stessi medici sono del parere che le tecnologie digitali costituiscono un prezioso aiuto. In questi giorni un’indagine dell’Osservatorio Innovazione digitale in sanità della School of Management del politecnico di Milano, in collaborazione con il Centro Studi della Fimmg sull’Information Communication Technology in Medicina Generale, ha rilevato che il 90% dei medici auspica soluzioni digitali per favorire la comunicazione tra professionisti nell’area delle cure primarie.

Inoltre, la possibilità di una comunicazione tempestiva e di un’attenzione personalizzata fa sì che pure i pazienti esprimano ampio consenso verso le soluzioni di telemedicina, soprattutto dopo aver sperimentato l’interruzione delle cure a causa della pandemia.

Dunque, la medicina digitale costituisce davvero la chiave di volta per riprogettare al meglio la sanità territoriale e dare soluzione ai bisogni insoddisfatti di salute e cura.

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