Cosa aspettarsi dal prossimo Consiglio europeo. Tutte le partite in gioco


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Gabriele Ferrara
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Il prossimo Consiglio europeo sarà cruciale per il futuro dell’integrazione del vecchio continente. Il vertice avrà luogo tra il 17 e il 18 luglio mentre il 13 ci sarà la visita del presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, a Berlino. Il tutto mentre da inizio mese la Germania ha assunto con Angela Merkel la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea.

Prima, però, il premier italiano incontrerà altri leader europei. Ad esempio, martedì 7 sarà a Lisbona per un colloquio con il premier Antonio Costa e mercoledì 8 a Madrid con Pedro Sanchez. Sono in programma anche contatti con il presidente francese Emmanuel Macron e con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Il tema politico più “caldo” per il nostro Paese riguarda, ovviamente, l’ormai famigerato Meccanismo europeo di stabilità, meglio conosciuto con l’acronimo di Mes, rispetto al quale l’Italia dovrà dare una risposta, anche se al momento sembra che Conte voglia prendere tempo. A questo proposito, infatti, ha dichiarato: “Alla fine avremo un ventaglio di proposte e soluzioni che verranno definite. Non dobbiamo ragionare su astratte valutazioni. Leggiamo i regolamenti, si discute in Parlamento e si decide”. Da parte sua, Angela Merkel ha incoraggiato gli Stati membri ad avvalersene: “Non lo abbiamo attivato perché rimanga inutilizzato”. In occasione della presentazione del programma della presidenza del Consiglio dell’Unione europea, la cancelliera tedesca ha ribadito l’importanza di garantire solidarietà agli Stati membri, ribadendo che “ciò che è buono per l’Europa, era ed è buono anche per noi”, senza dimenticare che “è nell’interesse tedesco avere un forte mercato interno e che l’Unione europea cresca insieme e non si sfaldi”.

Per rilanciare l’Unione sarà fondamentale comprendere l’entità del Next Generation EU, i cui negoziati si preannunciano estremamente duri, dal momento la componente dei sussidi è pari ai due terzi (500 miliardi) del totale, con i Paesi frugali, ovvero Austria, Olanda, Svezia e Danimarca, che invece sperano in un abbassamento della quota dei trasferimenti diretti e un aumento dei prestiti. A questo proposito, occorre ricordare quanto detto dal premier olandese Mark Rutte, che ha ammesso che un compromesso sul Recovery Fund è possibile, pur ricordando che “ci sono differenze e che la trattativa sarà dura, prenderà un po’ di tempo”. A giudizio di Rutte, “un sistema di prestiti è molto più logico. Anche quelli sono aiuti. Dalle analisi della Commissione sappiamo che la sostenibilità del debito di Italia e Spagna non sarà diminuita da nuovi prestiti”. Di tutt’altro avviso è Emmanuel Macron, secondo cui i sussidi devono essere il cuore dell’operazione: “500 miliardi per risorse di bilancio e 250 miliardi di prestiti è un buon equilibrio, si può discutere su condizioni, modalità e questo dovrà essere definito nei prossimi giorni”.

All’Italia potrebbero essere destinati 172 miliardi di euro – circa un quarto dei 750 miliardi complessivi proposti da Francia e Germania – per sostenere riforme e investimenti, soprattutto nell’ambito della transizione energetica, della digitalizzazione e della semplificazione burocratico-amministrativa. Chiudere i negoziati entro la fine dell’estate potrebbe essere importante per il nostro Paese, in modo da poter avere a disposizione qualche mese per ottenere la ratifica dell’accordo da parte del Parlamento e presentare il piano di riforme nel corso dell’autunno. In questo modo i finanziamenti saranno operativi già all’inizio del 2021. Se così non dovesse essere, le conseguenze rischierebbero di essere devastanti: innanzitutto perché i mercati potrebbero risentire della grande incertezza legata alle negoziazioni tra i Paesi europei. Non a caso, Merkel ha ribadito: “Deve esserci comunque per questa estate un accordo, non so immaginare un’altra variante”. Anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ritiene che si dovrà trovare un accordo il più velocemente possibile: “Raggiungere un accordo rapido e ambizioso sul pacchetto di ripresa in Europa è la massima priorità dell’Ue per le prossime settimane”. Secondo l’ex ministro tedesco, le proposte della Commissione sono la base per costruire e progettare “le basi per un’economia più sostenibile e resiliente per le generazioni future”.

Oltre all’accordo sul Recovery Fund, sarà necessario trovare un compromesso anche sul bilancio pluriennale europeo 2021-2027. A tal fine, è stato convocato un vertice delle istituzioni europee per mercoledì 8 luglio. Su iniziativa della Commissione, si terranno incontri tra i presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione nell’ambito delle procedure di bilancio con il preciso scopo di favorire la concertazione e il ravvicinamento fra le posizioni a livello europeo. La velocità con cui ciò avverrà sarà fondamentale. Come ha rimarcato von der Leyen, “ogni giorno che perdiamo, vedremo le persone perdere il lavoro, le aziende fallire, le nostre economie indebolirsi. Quindi ogni singolo giorno conta, e accettiamo di essere sotto questa pressione”. La posta in palio non potrebbe essere più alta di così.

Ufficio stampa e Comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nata a Roma nel 1992, Giulia Palocci si è laureata con il voto di 110 e lode in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’università Luiss Guido Carli con una tesi sul contrasto al finanziamento del terrorismo nei Paesi del Sud-est asiatico.

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