Bilancio demografico, il trend negativo degli ultimi anni non si ferma. L’indagine Istat

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Camilla Palla
declino demografico

Il declino demografico in Italia sembra aggravarsi ancora: solo nel 2019 il calo della popolazione è stato dello 0,3%, quasi 189.000 persone in meno rispetto all’anno precedente. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal report relativo al bilancio demografico nazionale del 2019 curato dall’Istat, secondo cui la popolazione complessiva italiana si attesta adesso a 60.244.639 unità. La conferma, ulteriore, del trend negativo già in corso da diversi anni.

Nello specifico si tratta di una riduzione che interessa tutte le aree geografiche italiane: l’incidenza è minore nel Nord-Ovest e nel Nord-Est mentre è decisamente più grave nelle Isole (-0,70%) e al Sud (-0,63%). A mitigare le conseguenze negative di questi dati è la popolazione residente di cittadinanza straniera, che nel 2019 è aumentata di oltre 292.000 unità.

Il basso tasso di natalità è tra i fattori che incidono maggiormente sul dato complessivo. Per non dimenticare il tasso di sostituzione naturale – ossia il rapporto tra nati e morti nell’anno di riferimento – che nel 2019 ha registrato un andamento piuttosto negativo (-214 unità) ma in linea con gli anni precedenti. Anche in questo caso, è la popolazione di cittadinanza italiana a essere determinante mentre per quella straniera residente in Italia il saldo naturale resta positivo.

Significativi (ma in modo negativo) pure i dati sulle nascite, in calo in tutte le zone del Paese: gli iscritti all’anagrafe per nascita sono stati appena 420.170, con una diminuzione di oltre 19.000 unità rispetto 2018 (-4,5%). Si tratta del minimo storico dall’Unità d’Italia. Tale decremento è dovuto principalmente a fattori di tipo strutturale come, ad esempio, la riduzione della popolazione in fascia d’età feconda e la progressiva diminuzione del numero di stranieri nati in Italia, che invece hanno da sempre fatto registrare un tasso di natalità decisamente più alto.

Un altro fattore rilevante che ha inciso sulla dimensione complessiva del nostro declino demografico è stato l’aumento del numero di cancellati all’anagrafe italiana per trasferimento all’estero. Secondo l’indagine dell’istituto, nel 2019 sono stati in totale 182.154, il 16,1% in più rispetto all’anno precedente. Mentre le iscrizioni dall’estero vedono un aumento decisamente più ridotto (solo lo 0,4% in più rispetto al 2018).

Una fotografia con più ombre che luci, quella diffusa dall’Istat, da cui emerge un progressivo invecchiamento della popolazione italiana. Una sensazione che trova conferma nelle parole di Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum Famiglie che ha commentato i dati dell’istituto sul bilancio demografico nazionale: “Il nostro Paese sta morendo. Quello demografico non è uno dei temi: è il tema centrale del futuro. Per questo, abbiamo fatto notare con preoccupazione la sua assenza all’interno degli Stati Generali dell’Economia organizzati dal governo“.

Infine, un dato interessante che emerge dal report è l’affermazione dell’Italia come Paese decisamente multietnico. Al 31 dicembre 2019 si contavano oltre 194 differenti cittadinanze. Al primo posto c’è la romena, con più di 1 milione e duecentomila cittadini. Seguono quella albanese (441 mila), la marocchina (432 mila), la cinese (305 mila) e l’ucraina (240 mila), che rappresentano da sole quasi il 50% del totale degli stranieri residenti nel nostro Paese.

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