L’allarme dell’Eurostat sul rapporto tra pensionati e occupati in Italia

Articolo
Maria Rosaria Della Porta
occupati

Non bastava il minimo storico delle nascite, l’ulteriore calo della popolazione e, in generale, una vera e propria crisi demografica (ne abbiamo parlato in questo articolo di Camilla Palla). L’Eurostat ha fotografato un altro dato allarmante per il nostro Paese: l’Italia si posiziona agli ultimi posti nella classifica sul rapporto tra occupati e pensionati nei diversi Paesi dell’Unione.

Secondo i dati dell’ufficio statistico dell’Unione europea, nel 2018 il 46,4% degli italiani maggiorenni aveva un’occupazione. Per contro il 22,2% della popolazione maggiorenne era in pensione dopo una vita dedicata al lavoro. Si tratta di numeri tutt’altro che confortanti, soprattutto se confrontati con il 62,1% di occupati registrati in Estonia e nel Regno Unito e il 14,3% di pensionati irlandesi.

L’Italia, dunque, è il terzo Paese con il più basso numero di occupati in tutto il Vecchio continente. Si tratta di un dato allarmante, a prescindere dalla percentuale di pensionati. Peggio di noi fanno solo la Croazia, dove lavora il 44,5% degli over 18, e la Grecia, che ha una percentuale di occupati pari al 40,9% fra i maggiorenni.

Inoltre, anche le proiezioni Eurostat al 2100 mostrano che in Italia per ogni persona in età lavorativa ci saranno due pensioni da pagare. Mentre in Europa ci saranno meno di due persone in età lavorativa per ogni persona di età pari o superiore a 65 anni. Ne consegue che il sistema previdenziale europeo non reggerà, e men che meno quello italiano. Ci saranno sempre più pensioni da erogare, e sempre meno persone che verseranno soldi per permetterne il pagamento. In tale scenario si rendono dunque necessarie nuove riforme: non si dovrebbe trattare di veri e propri interventi sul sistema previdenziale, ma piuttosto di misure di sostegno alle famiglie e di altre che favoriscano il rientro dei giovani nel nostro Paese.

I dati Eurostat trovano conferma anche nel recente studio della CGIA di Mestre, che afferma che il numero delle pensioni erogate in Italia ha superato quello degli occupati. Una situazione aggravata soprattutto dalla crisi generata dalla diffusione del Covid-19, che ha comportato un calo dei lavoratori attivi.

Secondo il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre Paolo Zabeo “con più pensioni che impiegati, operai e autonomi, in futuro non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale che attualmente supera i 293 miliardi di euro all’anno, pari al 16,6 per cento del Pil”. Zebeo ha poi aggiunto che “con culle vuote e un’età media della popolazione sempre più elevata, nei prossimi decenni avremo una società meno innovativa, meno dinamica e con un livello e una qualità dei consumi interni in costante diminuzione”.

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