La Skills Agenda della Commissione europea alla base della ripresa post lockdown

Articolo
Camilla Palla
Skills Agenda

Transizione verde e rivoluzione digitale, questi i pilastri della strategia della nuova Commissione guidata da Ursula Von der Leyen. Ma non solo. Questi due ambiziosi obiettivi sono da declinarsi secondo un approccio trasversale su una serie di ulteriori priorità ritenute fondamentali per il rafforzamento dell’Unione nel suo insieme, tanto al suo interno quanto a livello internazionale. Tra queste, una delle iniziative chiave è la nuova Skills Agenda, lanciata dalla Commissione europea all’inizio di luglio.

A livello programmatico, un programma volto al rafforzamento e rinnovamento delle competenze per tutti i cittadini europei era già stato lanciato nel 2016. Tuttavia, con l’avvento della nuova Commissione e, soprattutto, della crisi generata dal coronavirus, la nuova Skills agenda propone un vero e proprio cambio di paradigma, per ottenere il massimo dalla transizione verde e digitale e sostenere la ripresa post Covid-19.

La realizzazione del Green Deal europeo e la creazione di un’Europa pronta per l’era digitale presuppongono infatti una trasformazione radicale del tessuto industriale e, più in generale, dell’intero mercato interno. Allo stesso tempo, tali ambiziosi obiettivi devono garantire che tale transizione avvenga in modo equo per l’intero tessuto sociale europeo e soprattutto non lasci indietro nessun cittadino, in linea con il pilastro europeo dei diritti sociali. In tal senso, pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque, protezione sociale e inclusione sono i punti di partenza per il lancio della nuova agenda europea per le competenze.

Tale iniziativa assume poi oggi un’importanza fondamentale dettata dall’attualità: la pandemia ha stravolto il mercato del lavoro, l’istruzione e la società in generale, portando a una crisi multi-settoriale che presuppone un approccio forte e orientato ad aumentare la resilienza dell’intero sistema economico. Molti cittadini europei dovranno riqualificarsi attraverso l’acquisizione di nuove competenze o migliorando quelle esistenti per adattarsi al nuovo mercato del lavoro.

L’Unione europea sosterrà tale processo attraverso un’agenda strutturata su 12 azioni, che saranno misurate qualitativamente e quantitativamente sulla base di indicatori esistenti e che consentiranno di monitorare annualmente i progressi compiuti.

Le azioni, incentrate sulle competenze per l’occupazione, presuppongono un alto livello di collaborazione con gli Stati membri, le imprese e la società civile per sostenere e promuovere il cambiamento. Il punto di partenza è costituito dalla prima azione, che prevede l’introduzione di un Patto europeo per le competenze, una vera e propria cornice che fornisca un quadro su cui poi sviluppare in concreto l’intera strategia. L’obiettivo è quello di garantire che il diritto alla formazione e all’apprendimento permanente (longlife learning), sancito dal pilastro europeo dei diritti sociali, diventi una realtà in tutta Europa.

Tale programma avrà bisogno di un solido programma di finanziamento, che dovrà essere incardinato dal nuovo Quadro finanziario pluriennale in discussione in queste settimane. La proposta della Commissione relativa a NextGenerationEU fornisce un ulteriore bacino di risorse per affrontare le conseguenze economiche e sociali della crisi generata dal Covid-19 permettendo di portare avanti la strategia proposta dalla Skills agenda, in linea con le conclusioni del Consiglio Europeo dello scorso 8 giugno che riguardavano proprio il “reskilling” e “upskilling” come pilastri per un incremento della sostenibilità e dell’occupazione nel contesto della ripresa economica e sociale.

A sostegno di tale iniziativa saranno mobilitate risorse finanziarie che fanno capo anche ad ulteriori strumenti di finanziamento a livello europeo, con l’obiettivo di dare una spinta a futuri investimenti pubblici e privati sull’intera catena del mercato del lavoro e delle competenze. Tra questi i principali sono il programma Erasmus, InvestEU, il programma DigitalEurope, il Fondo Sociale Europeo Plus e il Fondo Europeo di adeguamento alla Globalizzazione.

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