CO2, il prezzo sale al massimo storico

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Michele Masulli
CO2
"Credit: Pixabay

C’è un mercato che sale ed è quello della CO2. Aumenta il prezzo dei diritti di emissione di anidride carbonica che lunedì 13 luglio ha raggiunto il massimo storico negli ultimi 14 anni: i prezzi per i permessi con consegna a dicembre 2020 hanno superato i 30 euro a tonnellata per la prima volta dal 2006 a questa parte.

Si tratta di un livello doppio rispetto a quello registrato nel mese di marzo. Un fenomeno di non immediata spiegazione, considerato che da mesi l’Unione europea soffre di una riduzione della domanda di energia, visto il rallentamento delle attività produttive, e il mercato delle materie prime subisce un ribasso consistente. La dinamica sostenuta del prezzo delle emissioni, pertanto, stupisce se comparata al calo dei fondamentali del mercato, oltre che alla riduzione del Pil, della produzione industriale e del trasporto aereo. Quest’ultimo, in particolare, spesso poco considerato, rappresenta il secondo settore per domanda di permessi di carbonio e, nella proiezioni, la fonte di domanda di permessi con il più elevato tasso di crescita al 2030.

Eppure a metà giugno questo comparto ha fatto registrare un calo dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2019. Le attuali circostanze economiche dovrebbero quindi in teoria remare contro iniziative politiche finalizzate a tenere alto il prezzo del carbonio, così da non disincentivare i programmi di riconversione ecologica. I prezzi dei titoli di emissione di CO2 non sono coerenti neanche con le prospettive della domanda degli stessi titoli. Questa, infatti, dovrebbe ridursi del 13% nel 2020, il calo annuale più pesante mai registrato (maggiore anche del -11% causato dalla crisi del 2009), creando potenzialmente un eccesso di offerta (il mercato dei permessi già nel 2019 ha mostrato un surplus di 1,4 miliardi di tonnellate).

Tra le teorie alla base del rally di prezzo, trovano posto le manovre speculative dei mercati finanziari, in particolare degli hedge funds e dei meccanismi di trading basati su algoritmi finalizzati all’aumento dei prezzi. Altri fattori evidenziati dagli analisti riguardano le stime al ribasso della produzione di energia eolica per i prossimi mesi sostenute dalle previsioni meteorologiche e quando diminuisce la generazione eolica aumenta la domanda di energia dalla centrali elettriche. È possibile altresì che abbia inciso l’impegno rimarcato da parte delle Istituzioni europee, dalla Commissione al Parlamento, di promuovere una ripresa economica verde, oltre che della Banca centrale europea che sta analizzando un aggiustamento ecologico delle sue operazioni. Risulta probabile che i mercati ritengano necessario un incremento dei prezzi per incentivare riduzioni tali da poter conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione. Viene previsto anche che la tendenza di aumento del prezzo sia prolungata, fino ad attestarsi intorno ai 32 euro come prezzo medio per il prossimo decennio.

La Commissione ha diversi mezzi per intervenire sull’offerta di permessi, su tutti Market stability reserve (Msr), che ritira il 24% di permessi l’anno, ma l’obiettivo europeo di accelerare la transizione ecologica non consente un indebolimento del mercato ETS. A maggior ragione considerando che l’offerta di titoli aumenterà da un altro canale. La Commissione metterà in vendita 50 milioni di diritti in più quest’anno per finanziare il Fondo per l’innovazione, finalizzato allo sviluppo di tecnologie verdi. Nel complesso, in quanto previsto dal Green Deal europeo, sappiamo che entro il giugno 2021 la Commissione riesaminerà tutti gli strumenti pertinenti della politica in materia di clima, tra cui il sistema ETS che sarà rivisto anche nell’estensione a nuovi settori, con l’inclusione probabile delle comparto della navigazione.

D’altra parte, i critici evidenziano il rischio di delocalizzazione delle attività produttive più inquinanti presso Paesi dalle regolazioni meno stringenti in ambito ambientale, con un conseguente impoverimento della base produttiva e un aumento della disoccupazione a danno degli Stati UE. Al fine di ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, l’European Green Deal prevede un meccanismo di adeguamento del carbone alle frontiere per determinati settori (già oggi, per tutelare la competitività delle industrie interessate dal sistema ETS, i settori e i sottosettori esposti a un elevato rischio di trasferimento delle emissioni di CO2 ricevono una maggiore quota di emissioni a titolo gratuito).

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureato in Economia e politica economica presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna con una tesi sulla mobilità intergenerazionale dei redditi. Successivamente ha conseguito un master in “Export management e sviluppo di progetti internazionali” presso la Business School del Sole24Ore. Attualmente è dottorando di Economia presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Roma Tre.

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