Istruzione, Italia in fondo alla classifica europea (impietoso il paragone con Germania e Francia)

Articolo
Domenico Salerno
Istruzione

Gli ultimi dati Istat sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali in Italia nel 2019 dipingono una situazione catastrofica dal punto di vista culturale per il nostro Paese. Solo il 62,2% degli italiani tra i 25 e i 64 anni risulta in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore, rispetto a una media europea del 78,7%. Il confronto con i principali Paesi dell’Unione come Germania e Francia è impietoso. Tedeschi e francesi detengono un livello medio di istruzione abbondantemente superiore alla media Ue, rispettivamente con l’86,6 e l’80,4%. Questo dato si riflette in quello della crescita del numero dei laureati, che in Italia sono aumentati a un tasso dello 0,3% l’anno contro un trend europeo dello 0,9.

Il lento incremento del numero di laureati è indubbiamente legato alle scarse opportunità lavorative che offre, nel nostro Paese, l’istruzione accademica. Il tasso di occupazione della popolazione laureata residente in Italia è circa il 5% inferiore alla media europea. Si è attestato all’81,4% rispetto all’86,3% dell’Unione, superiore solo a quello della Grecia. Le opportunità occupazionali nel nostro Paese sono quindi minori anche per coloro che raggiungono il più alto livello di istruzione. Le possibilità di trovare un lavoro, però, sono in linea con quanto si osserva nella media dell’Europa: aumentano al crescere del titolo di studio conseguito. Il tasso di occupazione italiano tra i laureati di 25-64 anni è del 10% superiore rispetto a chi ha ottenuto solo il diploma di scuola secondaria.

Buone, invece, le performance italiane per quanto riguarda i livelli di istruzione femminile. Nel nostro Paese le donne che hanno conseguito almeno il diploma sono il 64,5%, quasi il 5% in più rispetto agli uomini, che invece si fermano al 59,8%. Un risultato che deriva da una crescita dei livelli di istruzione femminile più veloce rispetto a quella maschile. La quota di donne laureate è aumentata, negli ultimi 5 anni, dell’1,9% in più rispetto agli uomini.

Nonostante il livello di istruzione delle donne sia mediamente più elevato, il tasso di occupazione femminile è notevolmente più basso di quello maschile, rispettivamente il 56,1% e il 76,8%. Questa disparità mette in evidenza un divario di genere più marcato rispetto alla media Ue. Tuttavia questo gap si riduce al crescere del livello di istruzione. Il differenziale occupazionale tra uomini e donne si restringe all’8,2% per gli individui laureati. Le donne in possesso di un diploma hanno un tasso di occupazione del 25% superiore rispetto a quelle con basso livello di istruzione mentre la differenza tra laurea e diploma è del 16,6%.

Non particolarmente brillante è anche il livello di istruzione degli stranieri residenti nel nostro Paese. Nel 2019 solo il 47,3% di quelli presenti in Italia aveva conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore (o un titolo equivalente) e appena il 12% un titolo accademico. Il gap di cittadinanza è ampio in tutta l’Unione europea. Tuttavia, mentre negli altri principali Paesi Ue il livello di istruzione degli stranieri nel corso del tempo (anno di riferimento 2008) è cresciuto notevolmente (+4,7%), in Italia la quota di quelli con almeno il titolo secondario superiore si è ridotta del 6,3%. Nel 2008, inoltre, il tasso di occupazione degli stranieri residenti in Italia era più elevato rispetto alla media Ue per tutti i livelli di istruzione. Nel 2019, invece, il livello di occupazione degli stranieri con titolo di studio medio-alto è significativamente inferiore a quello medio europeo, mentre resta più elevato quello degli individui con un basso livello di istruzione.

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Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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