5G, l’indagine conoscitiva della Camera e lo stato dell’arte in Italia

Articolo
Silvia Compagnucci
5G

È frutto del lavoro di due anni, iniziato il 27 settembre 2018, l’indagine conoscitiva sulle nuove tecnologie nelle telecomunicazioni, il 5G e i Big Data realizzata dalla Commissione IX Trasporti e Telecomunicazioni della Camera presentata nei giorni scorsi in diretta web. Si tratta di un documento corposo, sviluppato in 87 pagine e articolato in 16 aree tematiche legate alla rete di nuova generazione e ai Big Data al quale hanno preso parte, attraverso cinquanta audizioni, i rappresentanti delle istituzioni e delle Autorità competenti, gli esperti della materia, gli operatori televisivi, telefonici, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di consumatori e ambientaliste e gli attori del mondo di Internet, dell’università e degli istituti di ricerca. Nell’indagine si affronta, in particolare, il tema delle infrastrutture di rete analizzando il ruolo del 5G, il suo contributo e la sua integrazione con le altre tecnologie per il superamento del digital divide, gli esiti delle sperimentazioni, la questione degli investimenti delle società di telecomunicazioni nelle reti, la tematica, ormai classica, dei limiti elettromagnetici e le criticità legate alla sicurezza. Senza dimenticare il ruolo dei big data e dell’intelligenza artificiale, il gap di competenze, gli effetti sul lavoro e sulla salute delle nuove tecnologie, le opportunità e le criticità per gli operatori radiotelevisivi e la posizione degli OTT.

A livello generale, l’indagine evidenzia come negli ultimi anni si stia assistendo a una straordinaria accelerazione delle trasformazioni economiche e sociali garantita dall’avvento e dalla combinazione di un ampio ventaglio di nuove tecnologie che si compone di infrastrutture, fattori abilitanti come il 5G e fenomeni dalle straordinarie potenzialità applicative come l’intelligenza artificiale, il cloud, l’edge computing e il machine learning.

Con specifico riguardo alle reti ed in particolare allo sviluppo del 5G, il documento evidenzia l’esistenza di una forte esigenza di convergenza tra infrastruttura fissa e mobile in considerazione della necessità di garantire il rilegamento in fibra ottica della rete e ripercorre la scelta verso un modello centrato su un operatore whole sale only richiamando il regime di favore previsto nel Codice europeo delle comunicazioni elettroniche per questi modelli e rilevando come la creazione di una rete unica, sebbene possa risultare meno onerosa e più efficiente, presenti un’elevata complessità realizzativa.
Esaustiva appare l’analisi degli ostacoli allo sviluppo delle reti – che si sostanziano non solo in una disciplina normativa primaria e secondaria complessa, ma anche nelle difficoltà di interfacciamento con la molteplicità di amministrazioni locali e centrali coinvolte – così come l’individuazione dei possibili correttivi tra cui figurano la predisposizione di un regolamento nazionale sugli scavi che privilegi l’utilizzo di tecnologie non invasive, l’estensione del ricorso all’istituto del silenzio-assenso e alle autocertificazioni, l’introduzione di una disciplina semplificata per l’accesso agli scavi condominiali e la riduzione dei termini massimi di durata dei procedimenti di sovrintendenze e altri enti.

Anche con specifico riferimento al 5G, l’indagine mostra di cogliere tutte le opportunità, in termini di abilitazione di nuovi servizi, connesse allo sviluppo delle reti di quinta generazione in termini di maggiore velocità e maggiori quantità di dati, bassa latenza, basso consumo energetico, maggiore affidabilità, maggiore quantità di dispositivi connessi, direzionalità del segnale e possibilità di garantire il network slice. Ugualmente esaustivo il quadro delle criticità tra cui spiccano, anche per l’enorme impatto mediatico che hanno avuto negli ultimi mesi, i paventati rischi per la salute dei cittadini e il tema dei limiti elettromagnetici che in Italia sono fissati in misura dieci volte inferiore a quella consigliata.
Rispetto a tali due ambiti, l’indagine appare particolarmente importante per il posizionamento che esprime: e, infatti, quanto alle paure collegate alla tutela della salute, allineandosi alla perfezione con le previsioni contenute nel decreto semplificazioni (decreto legge n. 76 del 16 luglio 2020 contenente “Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale”) che inibiscono alle amministrazioni comunali di introdurre limitazioni alla localizzazione sul proprio territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualunque tipologia e di fissare limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici diversi rispetto a quelli stabiliti dallo Stato, viene innanzitutto ribadita l’insussistenza di evidenze scientifiche che dimostrino la sussistenza di rischi per la salute legati al 5G ulteriori rispetto a quelli attualmente esistenti con riferimento alle altre tecnologie in campo. Inoltre, vengono poste in evidenza le migliorie, in termini di esposizione alle emissioni elettromagnetiche, conseguenti all’installazione di un numero superiore di antenne in conseguenza della maggiore vicinanza delle stesse agli utenti e alla conseguente minore potenza di trasmissione necessaria tipiche della banda di frequenza 26-27,5 GHz.

Quanto invece alla questione del possibile – e da molti anni richiesto – adeguamento dei limiti fissati in Italia a quelli consigliati a livello internazionale, sebbene sia dichiarata l’apertura alla valutazione di un possibile piccolo innalzamento (tenendo comunque conto che nel nostro ordinamento la misurazione avviene nelle 24 ore) viene al contempo espresso apprezzamento da parte del Governo e della stessa Commissione per gli attuali limiti di cui viene sostenuta l’adeguatezza.

Se a tali considerazioni si aggiungono quelle circa l’importanza del FWA (Fixed Wireless Access) quale strumento in grado di garantire ottime performance in tempi rapidi e a costi contenuti soprattutto nelle aree bianche e quelle tese a sostenere l’esigenza di garantire il giusto mix di tecnologie per realizzare la Gigabit Society, oltre alle riflessioni circa la necessità di prevedere voucher a sostegno della domanda di servizi di connettività per tutte le tipologie di connessioni compatibili con l’obiettivo europeo della connessione a 100 mb in download (e 50 in upload) e la forte attenzione riservata alle tematiche della sicurezza delle reti, il quadro che emerge è una forte consapevolezza delle istituzioni circa la crucialità delle reti quale elemento di accelerazione della ripresa economica e fattore imprescindibile per garantire lo sviluppo economico e l’inclusione sociale.

Le opportunità connesse allo sviluppo delle infrastrutture in generale e del 5G in particolare sono ormai ben note e declinate, così come le possibili criticità. Ciò che conta a questo punto è che l’Italia così come l’Europa possa ricoprire un ruolo da protagonista a livello globale nello sviluppo del digitale, assicurando quella semplificazione e quella affidabilità indispensabili a creare un ecosistema favorevole agli investimenti – soprattutto in ambito 5G – e ad assicurare l’adozione di un mix di misure a sostegno dell’offerta e della domanda di servizi digitali e connettività in grado di far germogliare innovazione in ogni territorio.

LA VIDEO-INTERVISTA DI STEFANO DA EMPOLI A FORTUNE ITALIA

Direttore Area Digitale dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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