Golfgate, le conseguenze del caso Hogan per l’Irlanda (e l’Europa)

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Camilla Palla
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Credit: Pixabay/Caniceus

Con l’estate che volge al termine, il ritorno in ufficio è ormai scattato quasi per tutti. Non sarà così per Phil Hogan, l’ormai ex commissario al Commercio della squadra guidata da Ursula von der Leyen che lo scorso 26 agosto ha presentato le dimissioni a seguito dello scandalo scoppiato nelle ultime settimane in Irlanda: il Golfgate.

Secondo la ricostruzione dei fatti, l’ex commissario avrebbe violato la quarantena di 14 giorni prevista per chiunque in entrata in territorio irlandese per prendere parte alla cena organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Oireachtas Golf Society, il golf club del Parlamento irlandese, a cui avrebbero partecipato circa altre 80 persone. Oltre a Hogan, altri membri delle istituzioni irlandesi presenti all’evento sono stati invitati a presentare le dimissioni. Tra questi, il ministro dell’Agricoltura, Dara Calleary, e il vicepresidente del Senato, Jerry Buttimer.

La pressione alle dimissioni di Hogan è arrivata dal governo di Dublino guidato dal primo ministro Micheál Martin, che ha accusato l’ormai ex commissario di aver “minato l’intera strategia per la salute pubblica in Irlanda”, ritirando di fatto la fiducia del governo nazionale al rappresentante irlandese della Commissione europea.

Secondo l’articolo 17 del Trattato sull’Unione europea (TUE), un commissario potrebbe essere allontanato dall’esercizio delle sue funzioni per colpa grave o in caso non soddisfi più “le condizioni richieste per lo svolgimento delle sue funzioni”. Si tratta dunque di un precedente spinoso, in un contesto politico europeo e internazionale estremamente delicato. Hogan era di fatto responsabile di dossier estremamente rilevanti per l’Unione, quali la gestione delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, i negoziati relativi alla dimensione commerciale della Brexit e le relazioni con la Cina.

Rispetto la sua decisione”, ha affermato Ursula Von der Leyen nel comunicato stampa diramato lo scorso 27 agosto. Che ha poi proseguito: “Nelle attuali circostanze, mentre l’Europa lotta per ridurre la diffusione del coronavirus e i cittadini europei fanno sacrifici e accettano restrizioni dolorose, mi aspetto che i membri del Collegio siano particolarmente attenti al rispetto delle norme o raccomandazioni nazionali o regionali vigenti“.

Ai sensi dell’articolo 246 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), spetta ora al governo irlandese presentare candidati idonei per un nuovo commissario. Una proposta, questa, che dovrà comunque essere sottoposta all’approvazione del presidente Von der Leyen. Le prime indiscrezioni sono già circolate: ci si aspetta la candidatura di David O’ Sullivan, ex ambasciatore dell’Unione europea negli Stati Uniti. Tuttavia, fino alla nomina effettiva di un nuovo commissario, il mandato ad interim sarà affidato al vicepresidente esecutivo, Valdis Dombrovskis.

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