Addio al contante? Arriva il cashback sui pagamenti elettronici

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Domenico Salerno
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Ridurre l’utilizzo del contante e avvicinare i cittadini al mondo dei pagamenti digitali è uno dei principali obiettivi del governo italiano. A tal fine dal prossimo 1° dicembre entrerà in vigore un nuovo meccanismo premiale per chi effettua pagamenti con moneta elettronica (a eccezione delle spese online che utilizzano per forza di cose da tempo questo metodo di pagamento). Si tratta di una misura che si è resa necessaria al fine di arginare tutte quelle transazioni ritenute ad alto rischio di evasione fiscale, rendendole così trasparenti e tracciabili.

In Italia l’evasione fiscale è storicamente un problema molto rilevante, soprattutto se si considera il suo impatto sui conti pubblici. Secondo un’analisi condotta da The Tax Research LLP, nel 2019 l’Italia deteneva la maglia nera dell’Europa con 190 miliardi di euro sottratti alle casse dello Stato ogni anno. Un maggiore utilizzo degli strumenti di pagamento digitale, oltre che ridurre i tempi e i costi delle transazioni, potrebbe rappresentare un importantissimo mezzo per combattere l’evasione.

Per stimolare l’utilizzo dei pagamenti digitali, il legislatore ha optato, vista l’impossibilità di applicare un limite reale all’utilizzo del contante, per un meccanismo che incentiva i consumatori a pagare con carta di credito. La misura si muove sull’onda lunga della quarantena scaturita dalla pandemia da Covid-19. D’altronde se gli italiani da una parte hanno sofferto l’isolamento domiciliare, dall’altra hanno avuto modo di avvicinarsi sempre di più al mezzo informatico e, in particolare, agli acquisti digitali. Tante persone che prima vedevano il contante come mezzo principale (se non unico) per effettuare i propri acquisti sono state quindi costrette a sperimentare i nuovi pagamenti elettronici.

Il nuovo strumento che metterà in campo il governo si basa sul cashback (letteralmente “soldi indietro”) e prevede che l’utilizzatore riceva per ogni transazione effettuata un rimborso equivalente a una piccola percentuale di quanto speso. Uno dei principali operatori europei di questo mercato è l’italiana Satispay. Questa società fintech è stata fondata nel 2014 da tre giovani cuneesi che, preso atto del fatto che in Italia numerose attività commerciali non accettavano pagamenti con carta di credito (soprattutto per piccole somme), hanno deciso di cercare una soluzione alternativa semplice e conveniente. Satispay ha riscosso – e continua a riscuotere – un notevole successo tanto che recentemente ha raggiunto il traguardo di 1,2 milioni di utenti e di 120 esercenti affiliati.

Secondo le indiscrezioni circolate in questi giorni, l’incentivo dovrebbe sostanziarsi in un credito d’imposta del 10% a favore dei consumatori che effettuano 3.000 euro di transazioni attraverso i nuovi metodi di pagamento. Per incentivare i micro-consumi è probabile inoltre che venga inserito un limite minimo di scontrini necessari per accedere al credito.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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