Pubblica amministrazione, a che punto siamo sul fronte della digitalizzazione?


Articolo
Domenico Salerno
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La pubblica amministrazione italiana ha avviato un percorso di digitalizzazione con l’obiettivo di rendere la macchina statale ancora più rapida ed efficiente. L’edizione 2019 del Piano triennale per l’informatica nella PA ha posto l’accento in particolare sullo sviluppo di specifici servizi quali il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), la Piattaforma unica dei pagamenti (PagoPA), l’Anagrafe Nazionale Popolazione Residente (ANPR), la Fatturazione elettronica e il Fascicolo sanitario elettronico (Fse).

Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Agenzia per l’Italia Digitale, la diffusione di SPID ha visto una crescita costante nell’ultimo anno, arrivando a superare i 10 milioni di utenti a settembre 2020 (4,5 milioni in più rispetto al 2019). Da gennaio ad agosto 2020 è stata osservata una crescita delle identità rilasciate di ben il 73,2%. Una forte accelerazione alla diffusione di questo strumento è dovuta anche ai provvedimenti del governo, che l’hanno resa obbligatoria per l’accesso ai nuovi sussidi introdotti con l’emergenza Covid-19 (ad esempio il Bonus Vacanze e il Bonus Baby-sitter).

Le pubbliche amministrazioni che hanno formalmente aderito a PagoPA sono oltre 18.000. Di queste, però, quelle attive (ovvero che hanno concluso la procedura di attivazione) sono 15.660 e quelle operative (ovvero gli enti per i quali almeno un pagamento è andato a buon fine) sono solo 4.542. Il numero di transazioni totali, invece, ha superato quota 70 milioni, con la decisiva accelerazione osservata nel 2019, anno in cui ne sono state registrate oltre 50 milioni. Secondo quanto stabilito dal decreto legge numero 162 del 2019, dal 30 giugno 2020 è entrato in vigore l’obbligo di utilizzare il sistema PagoPA per tutti i pagamenti alle pubbliche amministrazioni.

Per quanto riguarda l’ANPR (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente), invece, secondo gli ultimi dati disponibili sul portale dell’AgID, ad agosto la popolazione censita ha superato i 47 milioni, ovvero il 78,4% dei cittadini Italiani. Per mantenere questo ritmo sarà fondamentale riuscire a coinvolgere anche gli enti più piccoli, talvolta meno attenti alle innovazioni e meno dotati di personale con le competenze informatiche che potrebbero essere richieste in questo passaggio cruciale.

La fattura elettronica è un documento in formato digitale la cui autenticità e integrità sono garantite dalla presenza della firma elettronica di chi la emette e dalla sua trasmissione a uno specifico Sistema di Interscambio (SDI), ovvero il sistema dell’Agenzia delle Entrate utilizzato per lo scambio delle fatture elettroniche. A partire dal 2014, è diventata il documento obbligatorio per tutti i rapporti con le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici e le società quotate. Dal 2017 il Sistema di Interscambio è stato messo a disposizione in modo facoltativo anche degli operatori privati, quali imprese e liberi professionisti, mentre la legge di bilancio del 2018 ha introdotto l’obbligo della fatturazione elettronica sia tra aziende e professionisti, sia verso i consumatori finali. A partire dal 1° gennaio 2019, tutte le cessioni di beni e servizi devono avvenire utilizzando il Sistema di Interscambio già in uso per la FatturaPA. Questo strumento ha vissuto fin dalla sua introduzione una crescita continua, passando dalle circa 25 milioni di fatture gestite nel 2015 agli oltre 35 milioni del 2019.

Infine, il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) è certamente lo strumento che presenta le maggiori criticità. Pur essendo attivo in 18 regioni, a utilizzarlo in modo attivo sono in pochi, anche perché talvolta ritenuto poco pratico e user friendly. Nonostante la sua importanza, per esprimere pienamente le proprie potenzialità deve essere trasformato in uno strumento più agevole e intuitivo.

 

Direttore Area Digitale dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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