Occupazione, ecco gli ultimi dati italiani (mentre i contagi aumentano). La fotografia Istat

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Domenico Salerno
occupazione

L’impatto disastroso della pandemia sull’occupazione nel nostro Paese sembra finalmente lasciare spazio a timidi segnali positivi. Sebbene molti settori continuino a subire pesantemente le conseguenze della diffusione del Covid-19, l’economia italiana sembra in fase di lenta ripresa. Una tendenza, questa, certificata anche dalle ultime stime del governo sul prodotto interno lordo, visto in diminuzione del 9% nel 2020 per poi rimbalzare del +6% il prossimo anno.

In un nostro precedente articolo avevamo già parlato dell’inversione di tendenza registrata a luglio nel mondo del lavoro. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, ad agosto l’aumento dell’occupazione su base mensile ha raggiunto lo 0,4% (un dato che rappresenta circa 83.000 persone), portando il tasso di occupazione totale al 58,1. L’incremento ha riguardato soprattutto i giovani: nella fascia under 35 la crescita è stata dell’1%. Nel complesso, dunque, sono scesi sia il tasso di disoccupazione, che si attesta ora al 9,7% (-0,1% su base mensile), sia quello degli inattivi (-0,5%).

Ma i segnali incoraggianti non sono ancora sufficienti. Le ripetute flessioni congiunturali registrate nel periodo del lockdown hanno determinato un vero e proprio crollo del livello di occupazione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ad agosto 2019 risultavano occupate circa 425.000 persone in più. Il calo ha coinvolto indistintamente uomini e donne di qualsiasi età, sia dipendenti (290.000 occupati in meno) che autonomi (meno 135.000).

Nonostante ad agosto 2020, come accaduto nel bimestre dell’anno scorso, le ore pro capite effettivamente lavorate (calcolate sul complesso degli occupati) risultino inferiori a quelle dell’anno precedente, il divario anche in questo caso ha continuato a ridursi. In generale il numero di ore lavorate risulta inferiore solo di 0,6 rispetto allo stesso mese del 2019. La differenza risulta, tuttavia, decisamente più contenuta di quella registrata nei mesi precedenti. In particolare a marzo e ad aprile 2020, quando il numero di ore lavorate pro capite si è ridotto rispettivamente di 10,5 e 11,6 unità rispetto allo stesso mese del 2019.

Le prospettive positive sull’occupazione potrebbero però non durare a lungo. Secondo un’analisi dell’Ufficio studi di Intesa San Paolo, l’impatto della pandemia potrebbe farsi sentire in maniera più pesante nei prossimi mesi. Questa ulteriore inversione di tendenza sarebbe l’effetto del graduale venir meno delle misure a sostegno dell’occupazione poste in essere dal governo. Risulta comunque necessario ricordare che a pesare sulle dinamiche occupazionali nel futuro prossimo saranno due grandi incognite: da un lato gli effetti della seconda ondata di Covid-19 e, dall’altro, il piano d’azione del governo per l’utilizzo dei fondi Next Generation EU.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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